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Disinteresse padre verso figli

5 Novembre 2019
Disinteresse padre verso figli

Genitore divorziato si disinteressa dei figli: ha diritto all’affidamento?

Un tempo, i genitori, in particolar modo il padre, erano più attenti alle esigenze materiali che non a quelle morali dei figli. Un papà, dopo aver garantito ai propri ragazzi il vitto, l’alloggio e gli studi era a posto sia con la coscienza che con la legge. 

L’evoluzione della giurisprudenza ha, tuttavia, rilanciato una concezione più profonda della genitorialità, un rapporto a 360 gradi con la prole: non più solo diretto ai beni di prima necessità o alla paghetta settimanale, ma alla quotidiana partecipazione alla crescita dei figli, alle loro esigenze anche di tipo interiore, al dialogo e al contatto costante. Ad oggi, quindi, il disinteresse verso i figli può costare non solo in termini morali, ma anche legali. 

Lo sanno bene soprattutto i genitori separati che, nonostante l’allontanamento dalla casa familiare, sono tenuti a mantenere un rapporto vivo e costante con la prole, a partecipare agli incontri con questi secondo i calendari concordati con l’ex coniuge o stabiliti dal giudice. Chi non vi ottempera, può subìre diverse conseguenze: sul piano delle relazioni con l’altro genitore può perdere l’affidamento condiviso mentre, nei rapporti con i figli, può essere citato in giudizio per il risarcimento del danno (anche a distanza di molti anni), per aver fatto mancare le “amorevoli cure” a cui un padre o una madre non può mai sottrarsi.

Per l’ennesima volta, la Cassazione si è di recente occupata di un caso di disinteresse del padre verso i figli. Con l’ordinanza di qualche giorno fa [1], i giudici hanno ribadito un concetto tanto semplice quanto imperativo: può perdere l’affidamento condiviso dei figli il genitore che se ne disinteressa, non li va a trovare mai (tanto da trasferirsi in un’altra Regione) e che non versa il mantenimento per la loro crescita. Leggi sul punto, Cos’è l’affidamento esclusivo dei figli.

La Corte ha così dichiarato inammissibile il ricorso di un padre che aveva traslocato lontano dalle figlie minori delle quali si era per lungo tempo disinteressato e sul piano economico e su quello emotivo.

Doveri morali e materiali dei genitori verso i figli

Come già chiarito in passato dalla stessa Corte [2], in materia di affidamento dei figli minori il giudice della separazione e del divorzio deve attenersi al criterio fondamentale rappresentato dall’esclusivo interesse morale e materiale della prole, privilegiando quel genitore che appaia il più idoneo a ridurre al massimo – nei limiti consentiti da una situazione comunque traumatizzante – i danni derivati dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo possibile della personalità del minore, in quel contesto di vita che risulti più adeguato a soddisfare le sue esigenze materiali, morali e psicologiche. 

L‘individuazione di tale genitore deve essere fatta sulla base di un giudizio a monte circa la capacità del padre o della madre di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione di genitore singolo. Tale giudizio, ancorandosi ad elementi concreti, potrà fondarsi sulle modalità con cui il medesimo ha svolto in passato il proprio ruolo, con particolare riguardo alla sua capacità di relazione affettiva, di attenzione, di comprensione, di educazione, di disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché sull’apprezzamento della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente che è in grado di offrire al minore. 

La questione dell’affidamento della prole è rimessa, quindi, alla valutazione discrezionale del  giudice, il quale deve avere come parametro di riferimento l’interesse del minore.

L’affido condiviso è disposto per attuare al contempo il diritto di ogni genitore a mantenere, istruire ed educare i figli ed il diritto della prole a mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno dei genitori nonché di ricevere cura, educazione, istruzione e assistenza morale da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale. 

L’affido condiviso è nello stesso tempo finalizzato alla realizzazione dell’interesse morale e materiale della prole e, per questa ragione, dopo e nonostante la crisi della coppia, i provvedimenti giudiziari mirano (ovviamente ove possibile) alla conservazione (o al ripristino) del rapporto dei minori con entrambi i genitori il che comporta l’attribuzione a ciascuno di essi di pari opportunità quando abbiano capacità genitoriali omogenee e quando il minore abbia in concreto l’interesse ad una frequentazione paritaria.

Se, invece, uno dei genitori non risponde alle esigenze dei figli e non partecipa alla loro vita quotidiana, disinteressandosi di loro sia materialmente (non versando il mantenimento) sia moralmente (non partecipando agli incontri e non andandoli a trovare), il giudice dispone l’affidamento esclusivo in capo all’altro genitore. E, difatti, secondo la giurisprudenza, il padre che non rispetta le visite risarcisce i figli.

I precedenti

In un altro caso affrontato dalla Cassazione, il padre non aveva adempiuto all’obbligo di mantenere, istruire ed educare la figlia e ciò aveva causato un complessivo disagio materiale e morale per quest’ultima; da tale disagio erano derivate ulteriori conseguenze pregiudizievoli, di carattere patrimoniale e non patrimoniale (la figlia aveva interrotto gli studi precludendo la possibilità di realizzazione professionale, con rilievo anche economico); il genitore è stato condannato a risarcire il danno (anche patrimoniale) liquidato in via equitativa [3].

Anche in caso di violazione del diritto di visita si può perdere l’affidamento e si rischia il risarcimento. Ecco alcuni precedenti. In un caso di affidamento esclusivo, il genitore non affidatario non aveva adempiuto agli obblighi inerenti al diritto di visita; così questi è stato condannato al risarcimento del danno nei confronti del minore [4].

In un altro caso, un genitore non aveva consegnato il minore al genitore per l’esercizio del diritto di visita, impedendo al figlio e all’altro genitore di trascorrere insieme un periodo di vacanza; ne è derivato il risarcimento del danno [5]. 

I comprovati comportamenti ostruzionistici della madre che condizionano il corretto svolgimento delle modalità di affidamento causando disagio e sofferenze al figlio determinato una condanna al risarcimento del danno in favore del figlio [6]. 

Approfondimenti

Per maggiori approfondimenti, leggi i seguenti articoli:


note

[1] Cass. ord. n. 28244 del 4.11.2019.

[2] Cass. sent. n. 14840/2006. Cfr. Anche Cassazione civile sez. I, 10/12/2018, n.31902: «In tema di affidamento dei figli minori, il giudizio prognostico che il giudice, nell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, deve operare circa la capacità dei genitori di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione determinata dalla disgregazione dell’unione, va formulato tenendo conto, in base a elementi concreti, del modo in cui i genitori hanno precedentemente svolto i propri compiti, delle rispettive capacità di relazione affettiva, attenzione, comprensione, educazione e disponibilità a un assiduo rapporto, nonché della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente sociale e familiare che è in grado di offrire al minore, fermo restando, in ogni caso, il rispetto del principio della bigenitorialità, da intendersi quale presenza comune dei genitori nella vita del figlio, idonea a garantirgli una stabile consuetudine di vita e salde relazioni affettive con entrambi, i quali hanno il dovere di cooperare nella sua assistenza, educazione e istruzione». Così anche Cassazione civile sez. I, 16/02/2018, n. 3913: «L’individuazione del genitore collocatario deve avvenire all’esito di un giudizio prognostico che il giudice compie, nell’esclusivo interesse morale e materiale della prole, in merito alle capacità dei genitori di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione determinata dalla disgregazione dell’unione, tenendo conto, in base a elementi concreti, del modo in cui il padre e la madre hanno in precedenza svolto i propri compiti, delle rispettive capacità di relazione affettiva, attenzione, comprensione, educazione e disponibilità a un assiduo rapporto, nonché della personalità di ciascun genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente sociale e familiare che è in grado di offrire al minore».

[3] Cass. 27 maggio 2019 n. 14382.

[4] Trib. Novara 21 luglio 2011 

[5] C.App. Firenze 20 agosto 2007

[6] Cass. pen. 17 maggio 2019 n. 13400.

   

Corte di Cassazione, sez. VI Civile – 1, ordinanza 24 settembre – 4 novembre 2019, n. 28244

Presidente Genovese – Relatore Nazzicone

Rilevato

– che è stato proposto ricorso, sulla base di tre motivi, avverso la sentenza della Corte d’appello di Trento n. 144 del 26 maggio 2017, la quale ha confermato la decisione di primo grado, che aveva disposto l’affido esclusivo alla madre delle due figlie minori e quantificato il contributo dovuto dall’odierno ricorrente per il mantenimento di ciascuna in Euro 350,00 mensili;

– che non svolge difese l’intimata;

– che è stata formulata la proposta per la trattazione ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., avverso cui non sono stati espressi rilievi.

Ritenuto

– che i motivi di ricorso possono essere così riassunti:

1) violazione e falsa applicazione dell’art. 337-quater c.c., comma 1, poiché il giudice di secondo grado ha disposto l’affidamento esclusivo delle minori operando un giudizio prognostico sul comportamento dell’odierno ricorrente disancorato da basi solide;

2) nullità della sentenza per assenza di motivazione circa le ragioni che hanno condotto la corte di merito a ritenere che le minori non avrebbero tratto beneficio dal perdurare della relazione con il padre, disponendo, dunque, l’affido esclusivo alla madre;

3) omesso esame di un fatto decisivo, non avendo il giudice di secondo grado considerato le dichiarazioni delle figlie minori dalle quali era emersa l’importanza della figura paterna nelle scelte relative la loro vita;

– che i tre motivi sono inammissibili;

– che la decisione censurata risulta conforme ai principi enunciati da questa Corte, secondo cui “in materia di affidamento dei figli minori, il giudice della separazione e del divorzio deve attenersi al criterio fondamentale (…) rappresentato dall’esclusivo interesse morale e materiale della prole, privilegiando quel genitore che appaia il più idoneo a ridurre al massimo i danni derivati dalla disgregazione del nucleo familiare e ad assicurare il migliore sviluppo della personalità del minore. L’individuazione di tale genitore deve essere fatta sulla base di un giudizio prognostico circa la capacità del padre o della madre di crescere ed educare il figlio nella nuova situazione di genitore singolo, giudizio che, ancorandosi ad elementi concreti, potrà fondarsi sulle modalità con cui il medesimo ha svolto in passato il proprio ruolo, con particolare riguardo alla sua capacità di relazione affettiva, di attenzione, di comprensione, di educazione, di disponibilità ad un assiduo rapporto, nonché sull’apprezzamento della personalità del genitore, delle sue consuetudini di vita e dell’ambiente che è in grado di offrire al minore. La questione dell’affidamento della prole è rimessa alla valutazione discrezionale del giudice di merito, il quale deve avere come parametro di riferimento l’interesse del minore e, ove dia sufficientemente conto delle ragioni della decisione adottata, esprime un apprezzamento di fatto non suscettibile di censura in sede di legittimità” (Cass. 14840/2006);

– che, nel caso di specie, contrariamente a quanto ritenuto dalla parte ricorrente, dalla motivazione della decisione gravata si evincono agevolmente le ragioni che hanno indotto il giudice di merito a statuire circa l’affido esclusivo delle minori alla madre (trasferimento in regione diversa e distante da quella di residenza delle minori; mancata corresponsione dell’assegno di mantenimento; scarsa partecipazione alle scelte inerenti le vite delle figlie; trascuratezza dei propri doveri genitoriali) e dalla stessa, ancora, è agevole riscontrare l’effettiva ponderazione e valutazione, ad opera del giudice, delle dichiarazioni rilasciate dalle figlie il cui esame, pertanto, non può di certo definirsi omesso;

– che, in definitiva, i motivi di ricorso risultano essere intesi tutti a far valere la non rispondenza della ricostruzione dei fatti operata dal giudice di merito al diverso convincimento soggettivo del ricorrente e, in particolare, a “proporre un preteso migliore e più appagante coordinamento dei molteplici dati acquisiti, ma tali aspetti del giudizio, interni all’ambito della discrezionale valutazione degli elementi di prova e dell’apprezzamento dei fatti, attengono al libero convincimento del giudice” (Cass. 18039/2012), il quale, essendo nel caso di specie compiutamente motivato, non è in questa sede censurabile;

– che, dunque, il ricorso è inammissibile;

– che non occorre provvedere sulle spese.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

In caso di diffusione del presente provvedimento, sono omesse le generalità e gli altri dati identificativi delle parti, a norma dell’art. 53 D.Lgs. n. 196 del 2003.

 


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