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Precetto omologa separazione: come difendersi?

9 Novembre 2019
Precetto omologa separazione: come difendersi?

Un mio cliente, legalmente separato con atto di separazione consensuale omologato dal tribunale, è dallo scorso anno in lite con la ex moglie a causa della corresponsione delle somme per il mantenimento delle tre figlie, stabilite, in tale atto, in € 600,00 mensili, con collocamento prevalente delle figlie presso la madre e possibilità per il padre, mio cliente, di avere le figlie presso di sé a week end alternati.

Nel 2018 e 2019 la madre decide unilateralmente di collocare le figlie presso il l’abitazione del padre per tre mesi di seguito, in ciascun anno, pretendendo, altresì, la corresponsione delle somme per il mantenimento di quei mesi. il mio cliente, pertanto, ritenendo di essere stati violati gli accordi della separazione, si è rifiutato di corrispondere, per sei mesi, le somme previste per il mantenimento mensile delle figlie, pari ad € 3.600,00, poiché le stesse hanno in realtà dimorato presso di lui.

Agli inizi di ottobre l’avvocato della moglie ha fatto notificare al mio cliente il decreto di omologazione del tribunale di Taranto per dare, a mio avviso, esecuzione a quanto in esso contenuto, la mia domanda è dunque questa: tale atto può essere opposto? In quale forma? Come si possono far emergere le ragioni del mio cliente che pure sono contenute in quell’atto?

Al momento non è possibile proporre alcuna opposizione, visto che si è trattato della sola notifica del titolo (decreto di omologazione). Se a tale notifica dovesse seguire anche quella del precetto, allora si prospetterebbero, almeno in teoria, due rimedi: l’opposizione all’esecuzione (art. 615 cod. proc. civ.) e l’opposizione agli atti esecutivi (art. 617 cod. proc. civ.).

Poiché, a sommesso avviso dello scrivente, quest’ultimo strumento mal si adeguerebbe al caso esposto, visto che con esso si contesta la regolarità formale del titolo esecutivo e del precetto (ad esempio, in tema di precetto su decreto di omologa, la Suprema Corte, con sentenza n. 21241 del 20.10.2016, ha accolto l’opposizione agli atti esecutivi proposta nei riguardi del creditore che non aveva allegato la documentazione giustificativa della pretesa economica precettata), sarebbe opportuno in quella sede proporre un’opposizione all’esecuzione, in quanto si contesta si contesta il diritto della parte istante a procedere ad esecuzione forzata.

Ovviamente, eventuali vizi formali dell’atto di precetto o della notifica del titolo esecutivo apriranno la strada anche a un’eventuale opposizione agli atti esecutivi.

Ciò detto, ritengo però che le ragioni del cliente potranno essere maggiormente tutelate proponendo un ricorso volto a modificare le condizioni della separazione (art. 710 cod. proc. civ.). In altre parole, sarebbe opportuno tutelare preventivamente il padre agendo direttamente sul titolo, modificandolo così a proprio favore.

È appena il caso di ricordare, infatti, che con l’opposizione all’esecuzione ex art. 615 c.p.c. si contesta il tipico effetto processuale del titolo attraverso la negazione dell’esistenza del titolo fin dall’origine, o sopravvenuta, ovvero attraverso la negazione dell’idoneità soggettiva del titolo a fondare l’esecuzione, oppure per ragioni di merito.

In particolare, nel giudizio di opposizione all’esecuzione promossa in base a titolo esecutivo di formazione giudiziale, la contestazione del diritto di procedere ad esecuzione forzata può essere fondata su vizi di formazione del provvedimento solo quando questi ne determinino l’inesistenza giuridica, atteso che gli altri vizi e le ragioni di ingiustizia della decisione possono essere fatti valere, ove ancora possibile, solo nel corso del processo in cui il titolo è stato emesso, spettando la cognizione di ogni questione di merito al giudice naturale della causa in cui la controversia tra le parti ha avuto pieno sviluppo ed è stata in esame (tra le tante, Cass., ordinanza n. 3277 del 18-02-2015).

Illuminante è una sentenza di merito (Trib. Parma, sent. n. 948/2016) in cui l’opponente contestava il precetto su sentenza giudiziale di divorzio notificatogli dall’ex moglie; nello specifico, l’opponente riteneva di aver assolto ai propri obblighi economici provvedendo al versamento diretto del mantenimento alla figlia e elargendo ulteriori somme in base a un accordo raggiunto successivamente al divorzio.

Ebbene, nonostante ciò, il giudice dell’esecuzione rigettava l’opposizione, in quanto solamente una modifica del titolo esecutivo (la sentenza divorzile) avrebbe giustificato un’ottemperanza agli obblighi imposti secondo modalità diverse.

Occorre ricordare che i provvedimenti inerenti alla separazione e al divorzio dei coniugi, in relazione alle statuizioni di carattere patrimoniale in essa contenute, diventano definitivi “rebus sic stantibus”; la sopravvenienza di fatti nuovi, successivi al titolo esecutivo, non è di per sé idonea ad incidere direttamente ed immediatamente sulle statuizioni di ordine economico da essa recate e a determinarne automaticamente la modifica, essendo al contrario necessario che i giustificati motivi sopravvenuti vengano portati all’attenzione del giudice con apposito ricorso di modificazione delle condizioni di separazione/divorzio.

Ne consegue che, salvo il caso in cui, successivamente alla pronuncia della sentenza di separazione o divorzio, intervenga tra le parti un accordo modificativo delle condizioni stabilite nella sentenza, l’ex coniuge tenuto, in forza di provvedimento del giudice, alla somministrazione periodica di danaro, il quale abbia ricevuto la notifica di atto di precetto con l’intimazione di adempiere l’obbligo risultante dal predetto provvedimento, non può, in assenza di revisione, dedurre la sopravvenienza del fatto nuovo, in ipotesi suscettibile di determinare la modifica dell’originaria statuizione contenuta nella sentenza di divorzio, nel giudizio di opposizione a precetto (Cass., sent. n. 20303/2014).

Il principio è dunque il seguente: in presenza di un titolo giudiziale ed in mancanza di una sua modifica o di un accordo a latere successivo, l’opposizione all’esecuzione non può fondarsi sulla scorta di intervenuti cambiamenti che, però, non sono stati sanciti da alcuna parte.

Il consiglio, dunque, è di procedere al più presto a fare ricorso di modificazione delle condizioni di separazione ai sensi dell’art. 710 c.p.c.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva


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