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Cani in condominio: diritti e doveri

6 Novembre 2019
Cani in condominio: diritti e doveri

Cosa deve fare il padrone del cane per non dare fastidio ai vicini: le regole sull’abbaiare, sugli escrementi, sulla passeggiata in giardino, sull’uso di scale e ascensore. 

Se parliamo di diritti e doveri di cani in condominio, in realtà parliamo dei diritti e doveri dei relativi padroni. Gli animali, infatti, non sono soggetti titolari di posizioni giuridiche, né possono far valere i propri interessi in un tribunale. Difatti, la legge, quando regolamenta la detenzione di animali da compagnia negli appartamenti condominiali, si riferisce sempre a coloro che li hanno in custodia. Su questi ultimi ricadono una serie di oneri rivolti a non molestare i vicini di casa. Dal rumore agli odori, dagli escrementi alla passeggiata nel cortile, dall’utilizzo dell’ascensore alla museruola: sono svariate le occasioni in cui un cane può generare discussioni. E non poche volte si è finiti in tribunale.

Ecco allora, proprio alla luce delle più importanti sentenze sul tema, un decalogo dei diritti e doveri dei cani in condominio. 

Il diritto del cane di vivere in casa

Partiamo dai diritti. Il primo di questi è il diritto a vivere in un appartamento condominiale. Il nuovo Codice civile, infatti, vieta all’assemblea o al regolamento di condominio di porre limiti alla detenzione di animali da affezione – come cani, gatti, criceti, uccellini, ecc. – nelle unità immobiliari dello stabile. 

Solo un regolamento approvato all’unanimità, ossia da tutti i condomini – tanto in sede di assemblea, tanto alla stipula dell’atto notarile di acquisto – può stabilire diversamente e impedire la detenzione di animali in casa.

Il diritto del cane ad abbaiare

Gli animali producono versi: è un fatto indiscutibile che non si può eliminare. Il cane ha, quindi, diritto ad abbaiare, ha sottolineato più volte la giurisprudenza. E siccome non si può impedire a un cane di stare in un appartamento, è anche inevitabile che qualche vicino possa avvertire il rumore. 

Il punto è stabilire quando tale rumore va tollerato e quando, invece, diventa illecito. In questo secondo caso, bisognerà poi distinguere le ipotesi in cui l’abbaiare del cane è un semplice illecito civile o un reato. Di tanto ci occuperemo più avanti, in sede di trattazione dei doveri del cane.

Il diritto del cane a prendere l’ascensore

Se è vero che i cani hanno diritto a vivere nei condomini, non si può costringerli a fare le scale a piedi solo perché qualcuno mal tollera l’odore dell’animale in ascensore o, peggio, è allergico. Chiaramente, spetterà al padrone fare in modo che il proprio fido compagno non sporchi e, in tal caso, pulire immediatamente. 

Secondo una sentenza del tribunale di Cagliari [1], il diritto di detenere animali in condominio si estende anche alla possibilità di trasportarli in ascensore. Non si può, quindi, obbligare il padrone del quadrupede a trasportare il proprio animale a piedi per le scale, avendo questi diritto a portarlo con sé anche dentro l’ascensore. Con conseguente nullità dell’eventuale regolamento che vieti tale possibilità.

Il diritto del cane a fare gli escrementi

Anche i cani, come gli esseri umani, fanno i bisogni. Che sorpresa! Ma non si può certo sperare che utilizzino la lettiera come i gatti o, peggio, il water come gli uomini. Di qui, il diritto dei cani a fare gli escrementi nel giardino sottostante il palazzo. Ma questo diritto trova due limiti:

  • non si possono danneggiare le piante condominiali. Se il cane solleva la zampa posteriore in prossimità di fiori o alberelli, il padrone dovrà strattonarlo dal guinzaglio;
  • non si possono lasciare le feci all’aria: il padrone dovrà avere la cura di raccoglierle accuratamente e nello stesso momento della defecazione. Così come, del resto, è obbligatorio fare sulla pubblica via. 

Il diritto del cane alla passeggiata nel cortile condominiale

Ciascuno è libero di fare ciò che vuole nelle parti comuni dell’edificio, come il cortile, a condizione che non sporchi, non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri condomini di fare altrettanto [2]. Il padrone del cane potrà, quindi, lasciare il proprio quadrupede libero di scorrazzare nel giardino, avendo però cura di legarlo al guinzaglio se ci sono bambini o anziani o altre persone che potrebbero temere la presenza dell’animale. 

Solo un regolamento condominiale approvato all’unanimità potrebbe impedire tale diritto “alla passeggiata”.

Secondo il tribunale di Roma [3], è legittima la delibera dell’assemblea che consente l’uso del cortile per la passeggiata del cane «nel rispetto delle norme igieniche».

Il dovere del cane di non disturbare con il suo abbaiare

Se è vero che il cane ha diritto ad abbaiare, è altresì scontato – come del resto per qualsiasi persona – che non possa disturbare gli altri. Il rumore superiore alla normale tollerabilità diventa illecito. Un illecito civile se il guaito può essere sentito solo da poche persone; un reato (quello di disturbo della quiete pubblica) se, invece, il guaito arriva all’orecchio di un numero elevato di persone (ad esempio tutti i condomini del palazzo o quelli degli edifici vicini). Non conta quante persone si siano lamentate del rumore, ma quante avrebbero potuto avvertirlo. 

Difficile, il più delle volte, stabilire se l’abbaiare del cane è intollerabile. A tal fine, si eseguono perizie o si ascoltano le testimonianze dei condomini molestati.

Il proprietario ha il dovere di impedire che il cane abbai inutilmente o in modo insistente. Dovrà, quindi, evitare di innervosirlo o di lasciarlo per molto tempo solo a casa; non potrà farlo dormire la notte sul terrazzo se si tratta di un animale rumoroso o inquieto; deve eventualmente educarlo (o farlo educare da centri di addestramento) affinché obbedisca ai comandi; deve dargli da mangiare affinché non abbia da lamentarsi per la fame. In ultima ipotesi, il padrone dovrà provvedere a insonorizzare il proprio appartamento. 

Se il cane del vicino fa rumore, si possono fare intervenire carabinieri o polizia, e disporre il sequestro dell’animale, solo se sussistono gli estremi del reato (disturbo a un numero indeterminato di persone). Se a lamentarsi, invece, è solo qualche condomino, non c’è altra via che un normale ricorso d’urgenza al tribunale civile, salvo la richiesta di risarcimento (in tale caso, però, bisognerà dimostrare puntualmente il danno patito).

Il cane risarcisce i danni a cose e persone

Chi rompe paga. Vale anche per i cani che, se dovessero far cadere un vaso o urinare sullo zerbino del vicino, imporranno al proprio padrone il risarcimento.

Vanno peggio le cose se il cane morde o aggredisce un vicino. In questo caso, il proprietario ne risponde non solo economicamente, ma anche penalmente. Scatta, infatti, il reato di lesioni, dal quale non ci si può difendere neanche dimostrando che si è trattato di un gesto inconsulto e imprevedibile dell’animale. Chi lo detiene, infatti, deve poter prevedere tali condotte, atteso che non è così anormale che un cane possa mordere per un motivo incomprensibile.

La Cassazione ha ritenuto sussistente il reato di lesioni colpose, in relazione ai danni alla persona cagionati dall’aggressione di un cane di grossa taglia (nella specie, di razza collie), lasciato libero e incustodito in un cortile condominiale dove si trovavano altre persone [4].

Il cane deve essere sotto controllo e non sporcare

Il padrone del cane deve pulire immediatamente laddove il proprio cane sporchi. Non deve lasciarlo incustodito tanto sulle scale o sui pianerottoli, quanto nel cortile o nel giardino. Il tribunale di Bologna [5] ha condannato il proprietario di alcuni cani che aveva l’abitudine di lasciare gli animali liberi di girovagare nel cortile e negli altri spazi comuni. I relativi bisogni avevano, peraltro, intossicato l’aria con odori nauseabondi rendendo precarie le condizioni igieniche del cortile condominiale.

Approfondimenti

Puoi trovare ulteriori informazioni nei seguenti articoli:

note

[1] Trib. Cagliari, sent. del 22.07.2016.

[2] Art. 1138 cod. civ.

[3] Trib. Roma sent. del 3.04.2017.

[4] Cass. sent. n. 4672/2008.

[5] Trib. Bologna sent. del 5.09.2018


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