Mancate detrazioni fiscali: quanto ci costeranno?

6 Novembre 2019 | Autore:
Mancate detrazioni fiscali: quanto ci costeranno?

L’obbligo di tracciabilità e la riduzione dei bonus per i redditi alti porterà un risparmio per lo Stato che si tradurrà in una stangata per i contribuenti.

IL Governo ha capito che la matematica non è un’opinione. E che il miglior modo per mantenere i soldi in cassa è quello di non farli uscire. Sembra un ragionamento di una banalità mostruosa (lo è, infatti). Il problema è che mantenere quei soldi in cassa si traduce – tra le altre cose – non solo in un numero minore di servizi ma anche in mancate detrazioni fiscali: quanto ci costeranno? La risposta non è così banale. Non almeno per il comune cittadino, che dovrà rinunciare a recuperare una parte di quello che esce dalle proprie tasche.

Con la scusa (legittima, per carità) di combattere l’evasione fiscale e con la necessità impellente di tenere a bada il deficit, la manovra approvata dal Governo e ora nelle mani del Parlamento mescola due ingredienti ai quali i contribuenti sono particolarmente allergici: la riduzione dei bonus fiscali e l’introduzione di nuove tasse. Il conto da pagare alla cassa per le mancate detrazioni fiscali, da dividere fra tutti, sarà piuttosto salato: siamo sul miliardo di euro.

Come si arriva a questa cifra? Lo spiega direttamente la relazione tecnica sulla manovra, arrivata nei giorni scorsi sul tavolo della commissione Bilancio del Senato. In pratica, viene «sdoppiata» la riduzione dei bonus fiscali al 19%. Da una parte, lo Stato risparmia grazie all’obbligo della tracciabilità delle detrazioni: nel 2021 consentirà di tenere in cassa (a spese dei contribuenti) quasi 900 milioni di euro (868 per essere precisi). Dall’altra, le mancate detrazioni fiscali al 19% per chi ha un reddito annuo superiore ai 120mila euro: un risparmio (sempre a spese dei contribuenti) di poco più di 100 milioni di euro (109 per l’esattezza). Totale: 977 milioni di euro che lo Stato nel 2021 non pagherà ai cittadini come detrazioni fiscali.

Le mancate detrazioni sui contanti

Com’è stato detto più volte nelle ultime settimane, il Governo vuole utilizzare la manovra anche per combattere l’evasione fiscale ponendo dei limiti all’uso dei contanti e potenziando l’utilizzo della moneta elettronica, cioè carte di credito e Bancomat, oppure premiando chi fa ricorso ad un bonifico bancario o postale per effettuare dei pagamenti (leggi Contanti: addio alle detrazioni fiscali).

Dal 1° gennaio 2020, infatti, questo sistema viene applicato su buona parte delle spese che danno diritto ai bonus, come ad esempio le attività sportive dei figli, l’assistenza di collaboratori domestici, i compensi degli intermediari immobiliari per l’acquisto della prima casa (fino a 1.000 euro), le spese di un funerale, ecc.

Capitolo a parte, quello delle detrazioni per le spese sanitarie: dovranno essere tracciabili i pagamenti per visite specialistiche private, ma si avrà diritto al bonus del 19% se si paga in contanti il ticket per un esame o per una visita in una struttura pubblica o privata e le medicine che si acquistano in farmacia.

Quanto risparmia lo Stato o, se preferisci, quanto pagheremo di più per le mancate detrazioni fiscali derivate dall’obbligo di tracciabilità? Ad oggi, i contribuenti ricevono ogni anno poco più di 3 miliardi di euro. Escludendo i bonus a chi paga in contanti, il Governo spera di recuperare circa 500 milioni di euro dal 2022, ma nel 2021 la cifra sarà di quasi 900 milioni secondo le stime. A discapito di chi? Di chi non è pratico con la moneta elettronica, come ad esempio gli anziani che sono abituati da una vita a tirar fuori le banconote dal portafoglio.

Le mancate detrazioni per i redditi oltre 120mila euro

Oltre a quanto appena detto, c’è da aggiungere la stangata per chi ha un reddito annuo superiore ai 120mila euro. Per quelli, cioè, che secondo il Governo sono ricchi e non hanno gli stessi diritti di chi guadagna 115mila euro l’anno. La manovra, infatti, ha fisato in quella cifra la soglia di ricchezza, il che significa che chi porta a casa più di 120mila euro vedrà calare l’importo delle detrazioni progressivamente fino ad arrivare a chi guadagna 240mila euro, reddito oltre il quale non si ha più diritto ad alcun bonus. Si salvano soltanto le spese per gli interessi del mutuo e quelle per le malattie gravi.

Da qui, lo Stato ricava circa un centinaio di milioni che i contribuenti più agiati non incasseranno più.


note

Autore immagine: 123rf.com


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