Controlli occulti del fisco su conti correnti e acquisti: i nuovi rischi

15 Novembre 2019 | Autore:
Controlli occulti del fisco su conti correnti e acquisti: i nuovi rischi

Il Garante privacy avverte il Parlamento sui rischi dei dati contenuti nelle fatture elettroniche: sono troppi, eccessivi per i fini di controllo fiscale.

Il Fisco possiede una montagna di dati che ci riguardano: conti correnti e acquisti, prestazioni sanitarie e fatture, per citare solo i più rilevanti. E da qui emergono i rapporti intrattenuti con altri soggetti, le abitudini di spesa, gli spostamenti di denaro, merci e persone. Ad esempio, una semplice fattura telefonica può dire quali numeri hai chiamato e, dunque, con chi hai parlato; il pagamento di un medico specialista può rivelare una malattia.

Sono tutti i dati che vengono incamerati nelle numerose banche dati accessibili all’Agenzia delle Entrate e agli altri organi di controllo e questi archivi vengono alimentati di continuo ogni volta che effettuiamo un acquisto pagando con strumenti tracciabili o un’operazione finanziaria come un prelievo o versamento in conto corrente.

C’è il rischio di controlli occulti, di usi illeciti di queste informazioni, incrociando determinati dati per “profilare” una persona, ricostruirne i movimenti, i contatti, le abitudini e la vita. Oggi, il problema è aumentato con la fattura elettronica, che registra una quantità di informazioni spropositata rispetto alle finalità di controllo che il Fisco deve esercitare.

Per questo è intervenuto il Garante per la privacy, che il 6 novembre scorso ha invitato la Camera dei Deputati ad adottare le necessarie modifiche al decreto fiscale collegato alla manovra finanziaria e che nella versione attuale consente all’Agenzia delle Entrate ed alla Guardia di Finanza di utilizzare i dati per le proprie indagini fiscali e di polizia tributaria.

L’Authority è stata molto netta nell’individuare i rischi che riguardano le informazioni sensibili ed ha indicato una serie di esempi in cui la privacy potrebbe essere violata proprio a partire dai numerosi dati contenuti nelle fatture elettroniche, molti dei quali eccedono le finalità per cui vengono raccolti e sono conservati: insomma, sono sproporzionati e spropositati.

Il Garante – ha precisato nella sua nota – non vuole certo che non ci siano controlli fiscali o che i cittadini non adempiano agli obblighi tributari; però la riservatezza personale va assicurata e garantita e non può passare in secondo piano ed essere trascurata.

Dunque, ha messo in guardia il Parlamento su due aspetti: il primo è il fatto che nell’archivio e fatture elettroniche ci sono molti dati che non hanno rilievo fiscale e quindi non servono ai controlli, come la maggior parte di quelle contenute nel “corpo fattura” che riporta l’indicazione precisa dei prodotti o i servizi forniti, il secondo è il rischio di indebito utilizzo, cioè che quei dati vadano a finire in mano a soggetti non autorizzati.

Non è un rischio remoto, in un’epoca ove gli hacker riescono a penetrare con indebite intrusioni negli archivi più blindati, compresi quelli degli istituti di credito e degli organi governativi. La soluzione, anche in questo caso, è la prevenzione: il Garante privacy, per ridurre i rischi, invita a raccogliere e ad acquisire solo i dati che effettivamente servono ai fini fiscali evitando di inserire fin dall’inizio quelli non necessari.

Ora, la commissione Finanze della Camera dei Deputati dovrà raccogliere queste indicazioni, unendole a quelle che stanno provenendo dalle altre amministrazioni interessate, a partire dall’Agenzia delle Entrate e apportare le modifiche necessarie al decreto fiscale e al regime di utilizzo dei dati contenuti nelle fatture elettroniche per fare in modo che le informazioni raccolte – si tratta di più di due milioni di documenti all’anno, e che saranno conservati per otto anni – non siano eccessive e siano tenute al sicuro.



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