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Danno non patrimoniale del nonno per la morte del nipote anche non convivente

12 luglio 2013


Danno non patrimoniale del nonno per la morte del nipote anche non convivente

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 luglio 2013



Incidenti stradali, e non solo: spetta il danno non patrimoniale ai nonni della vittima anche se non conviventi, posto che, grazie alle tecnologie e a internet, il legame affettivo non richiede una costante presenza fisica.

Se muore il nipote per un incidente d’auto, il nonno ha diritto a ottenere il risarcimento del danno non patrimoniale per la sofferenza conseguente alla perdita del caro. E ciò anche se, tra i due, non vi era una convivenza in atto. Non è infatti necessario vivere sotto lo stesso tetto per desumere l’esistenza di un legame affettivo di particolare intensità. Specie di questi tempi che, grazie ai moderni sistemi di comunicazione (telefonini, chat e internet), si può essere sempre in contatto in tempo reale, pur non essendo fisicamente presenti. Dunque, se anche la convivenza è un elemento da cui presumere un legame affettivo intenso, essa non è comunque necessaria per provare il danno da “sofferenza”.

A precisare questi importanti concetti è stata una sentenza della Cassazione pubblicata ieri [1]. Secondo la Corte, pretendere che vi sia una convivenza della vittima coi parenti, ai fini del risarcimento del danno non patrimoniale a stretti congiunti come appunto i nonni, è contrario alla legge perché si basa su un concetto di famiglia ristretta (coniugi-genitori-figli) che oggi non è più condivisibile e va contro la stessa Costituzione. Quest’ultima, infatti, stabilisce che la famiglia è una “società naturale fondata sul matrimonio” e l’unione fra i coniugi – osserva la Cassazione – crea anche evidenti vincoli tanto con i discendenti quanto con gli ascendenti dei coniugi stessi.

Del resto, se la convivenza dovesse essere considerata un elemento imprescindibile per ottenere il risarcimento, dovremmo negare tale diritto ai genitori di figli che, per motivi di studio o lavoro, vanno a vivere da soli. Dunque, la lontananza fisica non affievolisce certo i sentimenti d’affetto.

Non si può peraltro sottovalutare il contributo dei nonni al menage familiare, specie di questi tempi in cui, sempre più spesso, entrambi i genitori sono impegnati più sul fronte del lavoro che nell’educazione dei figli.

C’è però un’ultima importante precisazione che fa la Suprema Corte: il ragionamento fatto sinora non implica che vi sia sempre una presunzione di danno in favore dei nonni, ossia che questi ultimi abbiano sempre il diritto di essere risarciti. Al contrario, bisogna valutare caso per caso e dimostrare, davanti al giudice, l’esistenza di stretti legami affettivi e di relazioni tali da determinare la sofferenza per la perdita del caro.

Spetta il risarcimento del danno non patrimoniale da perdita del caro anche se non vi è una convivenza con la vittima: ciò perché gli stretti legami affettivi possono sussistere anche in situazioni di lontananza fisica, purché provati caso per caso.

note

[1] Cass. sent. n. 29735 dell’11.07.13.

L’immagine di copertina è presa dal sito http:/ / sathyu-sathyu.blogspot.it/2011/09/remembering-our-ancestors.html

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