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Equitalia, nessun limite di privacy: legittime le richieste di info ai clienti del debitore

12 Luglio 2013
Equitalia, nessun limite di privacy: legittime le richieste di info ai clienti del debitore

Si ai questionari inviati da Equitalia ai clienti di imprenditori e professionisti per accertare eventuali crediti da pignorare.

Nessun limite alle indagini del fisco che invia ai clienti del professionista o dell’imprenditore dei questionari da compilare per acquisire informazioni sui redditi del contribuente che non ha pagato le cartelle esattoriali. In questi casi, non c’è alcuna violazione della privacy. A dirlo è la stessa Cassazione, in una sentenza di ieri [1].

In particolare, Equitalia spedisce tali questionari che sono rivolti ad accertare se il debitore dell’erario abbia un credito nei confronti di tali soggetti, che così verrebbero sottoposti al pignoramento presso terzi da parte di Equitalia.

Insomma, quando il debitore appare senza redditi, il fisco tenta il pignoramento dei crediti non ancora riscossi direttamente dai clienti. Secondo la Suprema Corte, nel richiedere a questi ultimi informazioni circa le fatture ancora da pagare non c’è alcuna violazione della privacy. E ciò essenzialemte per due ragioni: innanzitutto, i dati acquisiti dai clienti non sono dati sensibili. In secondo luogo, l’attività dei concessionari della riscossione ha rilevanza pubblica e quindi può ben operare al di là delle barriere delle norme sulla privacy.

Ma chi comunica ad Equitalia i nominativi dei clienti del contribuente? L’Agenzia delle Entrate. E neanche in questa attività di raccolta delle informazioni si può ravvisare una violazione della privacy.

Infatti, nell’attività di riscossione la società Equitalia non agisce in proprio, ma in qualità di concessionario per conto di enti impositori (lo Stato, per il tramite delle Agenzie, il Comune, ecc.). Ne consegue che, sebbene intervenga come autonomo “titolare”, il ruolo di Equitalia è comunque all’interno di un unico trattamento, cogestito con l’ente impositore, finalizzato all’accertamento dei redditi ed alla riscossione dei tributi.

Pertanto, se i dati relativi ai clienti del contribuente sono stati effettivamente trasmessi al concessionario dall’agenzia delle Entrate (ossia l’ente impositore), tale comunicazione non può dirsi compiuta in violazione delle norme a tutela della riservatezza, rientrando nelle finalità del medesimo, lecito, trattamento.


note

[1] Cass. sent. n. 17203 dell’11.07.13.


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