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Si può pignorare un telefono?

7 Novembre 2019
Si può pignorare un telefono?

Pignoramenti mobiliari: l’ufficiale giudiziario può pretendere la consegna del cellulare o dello smartphone del debitore?

Il debitore risponde, con tutti i suoi beni – presenti e futuri – delle obbligazioni contratte. Se anche è vero che, il più delle volte, il creditore pensa ad aggredire innanzitutto i conti correnti, gli stipendi, le pensioni e gli immobili, quando si tratta di un nullatenente ci si accontenta di mandargli a casa l’ufficiale giudiziario. La presenza del delegato del tribunale incute sempre un certo timore. E quando non c’è il timore, c’è l’imbarazzo. E quando manca anche il rossore in volto, c’è la speranza che il pubblico ufficiale possa pignorare qualche bene di valore. 

Il punto è che, nelle nostre case, non ci sono più argenterie e quadri preziosi; in pochi – e non certo i debitori incalliti – hanno tappeti persiani o gioielli di Bulgari. 

Gli appartamenti hanno l’indispensabile per le famiglie. E gran parte dell’arredo non è pignorabile. Ne avevamo già parlato in Pignoramento mobiliare: quali beni non sono a rischio? 

Ma una cosa abbiamo tutti, ricchi e poveri, lavoratori e disoccupati: lo smartphone. Ed allora, se l’ufficiale giudiziario dovesse trovare sul tavolo del soggiorno, in bella vista, il cellulare del debitore potrebbe “sequestrarlo”? Si può pignorare un telefono? 

Che ci crediate o meno, il telefono – per quanto viva di onde, raggi e connessioni all’etere – è un bene materiale, ossia un “mobile”. E quindi, in linea di principio, rientra tra gli oggetti su cui l’ufficiale giudiziario può apporre i “sigilli” (in termini virtuali, s’intende). 

Se così stanno le cose, ben potrebbe essere che l’Istituto Vendite Giudiziarie proceda all’asta dell’ultimo Samsung o del più costoso iPhone trovato a casa del debitore. Che poi, a ben vedere, non c’è neanche bisogno che l’ufficiale giudiziario si metta alla ricerca del cellulare, potendo limitarsi a chiederlo all’interessato il quale dovrà rispettare il comando ricevuto. 

A quel punto, il bene verrebbe venduto al suo valore commerciale, tenendo conto del deprezzamento subìto per via dell’uso.

Ora, puoi immaginare cosa succederebbe se l’ufficiale giudiziario – al pari di un insegnante di scuola – dovesse pretendere la consegna dello smartphone, con tutte le foto, le email, le chat su WhatsApp, la rubrica dei contatti e le password di Amazon registrate.

C’è la privacy del debitore da rispettare – potrai dire – ma a quella pone rimedio la formattazione del dispositivo ed un backup per non perdere i dati. 

In verità, per stabilire se si può pignorare un cellulare dobbiamo partire proprio dall’elenco dei beni impignorabili e verificare se il telefonino può rientrare in una di queste categorie.

La lista delle cose mobili che l’ufficiale giudiziario non può portare via è tassativa, non può cioè essere interpretata in senso estensivo ad oggetti non specificamente indicati. E ciò perché le norme del Codice di procedura civile, quale quella in commento, non sono suscettibili di applicazione analogica. 

Il punto è che, però, le definizioni fornite dalla legge sono sufficientemente generiche per poter ritenere che, in una di queste, rientri lo smartphone. 

Partiamo allora dall’articolo 514 del Codice di procedura civile. Sono indicate come impignorabili, innanzitutto, le cose “sacre”. È vero, per molti il cellulare è sacro, ma non era questo il senso a cui pensava il legislatore. Passiamo avanti. Arriviamo all’articolo 515. Questo indica come pignorabili entro massimo un quinto gli strumenti indispensabili per l’esercizio della professione, dell’arte o del mestiere del debitore. Si deve trattare di beni il cui impiego (come per i caschi normalmente utilizzati dal parrucchiere) è usuale nella generalità delle persone che esercitano la medesima attività e la cui mancanza determinerebbe, pertanto, la perdita di clientela e l’impossibilità economica, quindi, di continuare l’attività. 

Premesso che la norma potrebbe applicarsi solo ai professionisti e artigiani, non quindi ai lavoratori dipendenti o ai disoccupati, si deve ritenere che il cellulare sia certo un mezzo per meglio svolgere il proprio lavoro, ma non anche uno strumento indispensabile. Chi ha uno studio o una bottega può sempre ricorrere alla linea fissa.

Dunque, il risultato appare a questo punto ben chiaro: in linea teorica, il telefono si può pignorare. 

Senonché, da un punto di vista pratico, le cose si ribaltano. Il pignoramento non ha uno scopo afflittivo. Non serve cioè per infliggere un castigo al debitore, ma solo per realizzare le ragioni economiche del creditore. Per cui, se il cellulare è vecchio, scheggiato o comunque difficilmente vendibile per via dell’anzianità o della lentezza causata dall’ultimo aggiornamento, l’eventuale pignoramento potrebbe essere ritenuto un abuso di diritto. Il che significa addirittura che sarà il creditore a pagare il risarcimento dei danni causati al debitore per essere restato a lungo senza il suo device.

Del resto, il fatto che non risultino pubblicate sentenze, ad oggi, che abbiano affrontato il tema del pignoramento del telefono lascia intendere che il problema non si è mai posto. Ciò significa che l’ufficiale ha preferito far finta di non vedere il dispositivo in bella vista. 


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