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Miscellanea Scopri se il testimone mente o dice la verità dal linguaggio del corpo

Miscellanea Pubblicato il 12 luglio 2013

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> Miscellanea Pubblicato il 12 luglio 2013

È davvero possibile scoprire se una persona sta dicendo una bugia o la verità dai movimenti del corpo, delle mani, delle gambe e dalla voce? Ecco una serie di suggerimenti per l’avvocato che intende far cadere in contraddizione il testimone che dice il falso.

Poter leggere nella mente della gente e scoprirne il pensiero è una delle ambizioni più antiche dell’uomo. Maghi, ipnotizzatori, psicologi e scienziati: tutti hanno dato, a modo loro, suggerimenti per entrare nel cervello degli altri. Questa attività diventa tanto più necessaria quando si cerca di capire se una persona mente o dice la verità.

All’avvocato, per esempio, potrebbe essere assai utile scoprire se il testimone di controparte, escusso in udienza, sta “alterando” la deposizione o meno.

Uno dei modi per scoprire ciò è attraverso la lettura del linguaggio del corpo.

Il corpo ha un suo lessico che, spesso, dice molto più di quanto non dicano le parole. Chi ha la chiave per interpretare questo significato muto dei gesti ha anche maggiori possibilità di far cadere in contraddizione chi sta parlando.

In generale, chi mente è soggetto a maggiore stress emotivo rispetto a chi dice la verità. Anche se alcune persone si trovano a loro agio con la menzogna e riescono a controllare l’ansia “da bugia”, la maggior parte si agita, compiendo involontariamente gesti incontrollati.

A riconoscere questi atteggiamenti ci ha aiutato un esperto del settore (che preferisce rimanere anonimo) che, rispondendo alle nostre domande, ci ha dato i consigli che qui sotto potete leggere.

Lo sguardo. Erroneamente, si ritiene che chi mente non guardi in faccia il proprio interlocutore. Questa convinzione, ormai divenuta un luogo comune, non è sempre corretta. In primo luogo, infatti, chi mente potrebbe volontariamente cercare maggiori punti di contatto con gli occhi dell’altra persona proprio per dimostrare la propria “buona fede”. Non solo. Si cerca di guardare l’altro anche per osservarne la reazione e tenere sotto controllo la situazione, insomma per capire se la sua bugia “funziona”.  

Il viso. La faccia è un punto cruciale da osservare: qui si sviluppano quasi tutte le emozioni che non è possibile controllare completamente. La persona impaurita, tesa, nervosa è meno capace di controllare le proprie emozioni facciali. Non a caso si suol dire che il viso è specchio dell’interiorità. “Tic” o espressioni incondizionate dei muscoli facciali possono mostrare un eventuale contrasto tra quello che c’è dentro il soggetto analizzato e quello che invece questi vuol mostrare.

È il caso del sorriso: chi mente, per esempio, adopera un sorriso meno largo, meno felice. Il sorriso – quello vero – viene controllato da un muscolo presente nello zigomo e di qui muove tutta la faccia: se manca questa apertura, comprensiva delle cosiddette “zampe di gallina ai lati degli occhi, il sorriso è fittizio. Inoltre il sorriso falso è spesso asimmetrico e può scomparire in modo improvviso o a singhiozzo.

Molta importanza hanno anche il tono e l’intensità della voce: continue interruzioni nel parlare, indecisioni, schiarimenti di voce, un timbro altalenante, una tosse occasionale, maggiore lentezza nell’esposizione sono segnali impercettibili della tendenza a controllare le parole stesse e, con esse, anche la verità.

Chi mente tende ad avere, inoltre, un tono della voce basso.

Battito delle palpebre. In media, una persona batte le palpebre dalle 8 alle 10 volte al minuto. Le persone che mentono, invece, aumentano la frequenza del battito delle ciglia. Potrebbe capitare anche il contrario, ossia che il bugiardo tenga volontariamente gli occhi spalancati, riducendo quasi a zero il battito delle ciglia, per ostentare il proprio coraggio.

Le mani. Un altro aspetto fondamentale da tenere sotto controllo sono le mani. Con le mani si danno informazioni assai significative: basti pensare a quante volte si è portati a gesticolare durante la conversazione o al linguaggio dei gesti per le persone sordo-mute.

Le mani che si muovono freneticamente, che stringono con forza oggetti (per esempio, fogli di carta) o che impugnano un cellulare nella tasca del giubbotto possono essere le mani di un bugiardo.

Colui che dice una bugia non produce grandi movimenti degli arti superiori perché, in questo modo, è minore la possibilità di esprimersi, di lasciarsi andare e, quindi, di sbagliare.

Le gambe e i piedi. Quando si dice una bugia, le gambe e i piedi compiono strani movimenti. Come detto prima, il corpo mostra spesso un conflitto tra ciò che si vuole esternare e la realtà effettiva delle cose. Ebbene, negli arti inferiori questo disaccordo è particolarmente evidente.

Le gambe, essendo meno mobili di quelli superiori (anche perché vengono utilizzate con minor frequenza), tendono a essere meno controllabili; quindi mostrano nettamente se una persona sta dicendo una falsità.

Se, per esempio, una persona accavalla le gambe mentre parla, oppure gira i piedi senza accorgersene verso la porta o verso un’altra via d’uscita potrebbe voler manifestare la volontà di non trovarsi in quella particolare situazione, da cui vorrebbe invece fuggire.

Questa sensazione sgradevole potrebbe manifestarsi anche col movimento dei talloni all’insù come fanno i velocisti alla partenza, oppure col movimento incontrollato di un piede che si solleva da terra, proprio nel desiderio di scappare via.

Quando si mente, il corpo tende ad assumere posture di protezione e difesa. Spesso si fanno gesti di auto-conforto per diminuire l’agitazione (per esempio, massaggiarsi o accarezzarsi le mani, gambe, braccia o collo).

Grattarsi o toccarsi il viso. Non molte persone sanno che mentire fa aumentare la pressione sanguigna: l’afflusso di sangue genera prurito. Pertanto, grattarsi o toccarsi il viso (naso, occhi, bocca) può essere indicativo di una persona che sta dicendo il falso, perché si tratta di gesti determinati dallo stress della bugia.

Tirare indietro il busto. Chi mente tende spesso a portare indietro il busto. Si tratta di una sorta di fuga metaforica dettata anche dalla pressione generata sulla schiena dalla tensione.


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1 Commento

  1. Sinceramente trovo possa essere “pericoloso” questo uso del linguaggio del corpo. Infatti le persone “tendono” a fare alcune cose quando mentono, ma il dire che “tendono” implica che esista una buona possibilita’ che non si comportino in un certo modo.
    Questio per sottolineare che non basta conoscere i segni del corpo, bisognerebbe avere molti piu’ strumenti in mano per “riconoscere” se una persona mente o meno. E di certo, mentre si interroga qualcuno in tribunale non e’ il momento adatto a fare questa valutazione.

    La psicologia della testimonianza, e in particolare la parte che si occupa di menzogne, e’ un argomento serio e con base scientifica. Non andrebbe usato come “lista dei 10 punti” in quanto si corre il rischio di un errore grave, specialmente in ambito legale.

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