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Magistrati contro i mediatori: non offrono garanzie di qualificazione professionale

12 luglio 2013


Magistrati contro i mediatori: non offrono garanzie di qualificazione professionale

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 luglio 2013



L’Associazione Nazionale Magistrati mostra sprezzanti critiche verso le norme che hanno reintrodotto la mediazione civile, colpevoli di aver pensato solo all’effetto “filtro” e non anche alla tutela effettiva dei diritti: i mediatori muovono solo al fine di raggiungere un accordo.

L’Associazione Nazionale Magistrati ha pubblicato un comunicato ufficiale sul proprio sito in cui manifesta, in modo esplicito, ampie riserve e preoccupazioni sulla mediazione e, in particolare, sui meccanismi di selezione dei conciliatori. Secondo l’associazione, il reclutamento dei mediatori – al di là del caso degli avvocati, che restano mediatori di diritto – non offre sufficienti garanzie sulla qualificazione professionale di chi sarà chiamato a comporre le liti.

Qualche giorno fa, i rappresentanti dell’Associazione, in audizione alla Commissione Giustizia del Senato, pur mantenendo un atteggiamento di rispetto verso l’istituto della mediazione, hanno sottolineato come il punto maggiormente problematico debba essere identificato nel ruolo del mediatore, “pensato esclusivamente per fare emergere gli interessi sottostanti al conflitto al solo fine del raggiungimento dell’accordo e non per individuare suggerimenti e proposte in relazione alla propria valutazione delle ragioni delle parti”.

L’Associazione non lascia spazio a dubbi: la criticità sta nelle norme attuali che non consentono l’individuazione di un “mediatore di qualità” tale da individuare i punti salienti del conflitto e quindi le adeguate soluzioni anche giuridiche.

La critica è quella di avere concepito l’istituto esclusivamente come filtro e sistema di decongestione della giustizia, rimedio tipico di tutte le esperienze di matrice nordamericana, senza però dar conto alla tutela dei diritti effettivi.

Proprio alla luce di ciò, l’Associazione ha stigmatizzato il meccanismo della c.d. obbligatorietà, la quale non è prevista dalla legge delega e non è imposta dalla normativa comunitaria.

Tali censure erano state, dalla magistratura, a suo tempo sollevate sia con riferimento alla mediazione dichiarata incostituzionale dalla Consulta; ma oggi vengono riproposte con riferimento al nuovo istituto, per niente dissimile – dice il comunicato – dal precedente.

Le critiche si estendono anche alla previsione di un pagamento per l’indennità di mediazione – trattandosi di mediazione obbligatoria – per il caso di fallimento dell’esperimento, giacché la parte per un verso è costretta a fare ricorso al procedimento di mediazione e, per altro verso, verrebbe gravata di spese che assumono un sapore punitivo per il mancato raggiungimento dell’accordo.


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8 Commenti

  1. Viste alcune sentenze recenti mi preoccuperei più della qualificazione professionale di molti magistrati.

  2. Le critiche sono talmente sprezzanti che il parere così si conclude :”In conclusione, sulla disciplina si può esprimere un parere nel complesso favorevole, osservando come il legislatore abbia provveduto a circoscrivere l’ambito di obbligatorietà e abbia previsto meccanismi (l’inclusione degli avvocati nell’ambito dei mediatori, l’intervento dei legali nella fase di omologa del verbale di accordo) intesi ad assicurare la qualità dell’istituto”. Se dite le critiche, rammentate pure le lodi.

  3. Queste le conclusioni del Parere dell’ANM:
    “In conclusione, sulla disciplina si può esprimere un parere nel complesso favorevole, osservando come il legislatore abbia provveduto a circoscrivere l’ambito di obbligatorietà e abbia previsto meccanismi (l’inclusione degli avvocati nell’ambito dei mediatori, l’intervento dei legali nella fase di omologa del verbale di accordo) intesi ad assicurare la qualità dell’istituto. Tuttavia, pur nella necessità di utili strumenti deflattivi, la mediazione non può essere pensata esclusivamente a tale scopo; la costituzione di una efficace alternativa alla giustizia civile richiede mediatori qualificati ed esperti, un serio controllo sulla loro attività e l’inserimento di regole di deontologia professionale; né va trascurato il fatto che la previsione di obbligatorietà non basta ad assicurare l’efficace esperimento della mediazione, che potrebbe risolversi in un inutile appesantimento della procedura, ove non sia accompagnata da una reale cultura della mediazione, assistita da serie misure incentivanti. A tale riguardo va ricordato il pregevole progetto Conso (c.d. Commissione Fazzalari), dei primi anni ’90, molto ben articolato e strutturato su modelli di mediazione volontaria, con incentivi premiali e fiscali”.
    C’è una bella differenza, non credete?
    Distinti saluti amici di laleggepertutti

  4. @GIUSEPPE – L’AIM salva l’istituto, ma non le norme specifiche di questa mediazione. La chiosa serve chiaramente per non entrare in polemiche eccessive, e anche perché l’istituto della deflazione fa piacere ai giudici che così lavorano meno. Quello che tu riporti è corretto, ma leggi qua che dice nella parte centrale del comunicato

    8. Misure in materia di mediazione civile e commerciale (art. 84)

    Si premette che l’Associazione Nazionale Magistrati, in occasione dell’audizione davanti alla Commissione Giustizia del Senato, aveva espresso alcune critiche al D.Lgs. n. 28/2010, pur nella premessa della fondamentale importanza di una cultura della mediazione. Il punto maggiormente problematico era stato identificato nel ruolo del mediatore, pensato esclusivamente per fare emergere gli interessi sottostanti al conflitto al solo fine del raggiungimento dell’accordo e non per individuare suggerimenti e proposte in relazione alla propria valutazione delle ragioni delle parti. In sostanza, veniva criticato l’impianto normativo, che non faceva perno su un “mediatore” di qualità, tale da individuare i punti salienti del conflitto e quindi le adeguate soluzioni anche giuridiche. La critica era quella di avere concepito l’istituto esclusivamente come filtro ovvero come “regolatore” per l’accesso al giudice civile e non come generale strumento di risoluzione delle controversie civili, rimedio tipico di tutte le esperienze di matrice nordamericana, diffuse anche in ambito europeo e che riguardano tutto ciò che vi è di alternativo alla giustizia statuale. In particolare, veniva criticato il meccanismo della c.d. obbligatorietà, la quale non era prevista dalla legge delega e non era imposta dalla normativa comunitaria.

    Venendo alla normativa in esame, va rilevato che il legislatore si muove nel solco già tracciato dal decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, introducendo alcune modifiche. Non si notano particolari cambiamenti per quanto concerne il ruolo del mediatore, la cui individuazione viene rimessa agli organismi di mediazione, salvo prevedere che “gli avvocati sono di diritto mediatori”, così garantendo anche per la classe forense la possibilità di accedere al ruolo dei mediatori (art. 16, comma 4 bis). Tale norma sana solo in parte le critiche mosse alla qualificazione professionale del mediatore, in quanto non è previsto un serio meccanismo di reclutamento e formazione dei mediatori che non siano avvocati.

  5. Colleghi… mediatori e non.. diciamocelo.. l’istituto della mediazione serve solo a creare nuovi posti di lavoro a chi non è riuscito a trovare una propria realtà nella professione e a cercare di ridurre il contenzioso. Ciò premesso, considerate le modalità con cui ciò viene fatto (domande dirette, indirette e circolari per far emergere gli interessi sottostanti della parte…) possiamo serenamente affermare che, come direbbe Fantozzi, la mediazione è una …. pazzesca, una perdita di tempo e un ulteriore salasso per chi cerca la tutela dei propri diritti .. ma tant’è..

  6. Qui c’è una concezione di “accordo” tutta giudiziale. Gli accordi si fanno con gli avvocati, che devono firmare anche loro, e tutelare “i diritti effettivi”. Se serve, l’omologa dell’accordo viene fatta in tribunale, ad ulteriore tutela (che non avviene certo ledendo diritti).
    Il filtro dei mediatori serve solo come grimaldello psicologico per discutere sulle esigenze, sugli interessi e non sui tecnicismi legali che allontanano gli accordi, tanto meno sulle posizioni di principio o pregiudiziali.
    Un accordo “pensato esclusivamente per fare emergere gli interessi sottostanti al conflitto al solo fine del suo raggiungimento e non per individuare suggerimenti e proposte in relazione alla propria valutazione delle ragioni delle parti” è un controsenso. E’ INVERTIRE LA CAUSA CON UN EFFETTO.
    Se fare valutazione e proposte non porta a un accordo, non serve neppure farle, almeno in mediazione. Se no, che mediazione è? Tanto vale fare una chiacchiera, una valutazione e proposta al bar e si prende un caffè. Sarebbe meglio.
    L’accordo avviene solo se si percepisce PRIMA (dopo aver sondato) che esiste la volontà e l’utilità di farlo. Come dire: “se sono bravo a farvi accordare e smettere di litigare, la devo smettere”. Non va bene. Dovrei “valutare le ragioni e proporre”. Quasi come fossi un giudice.

  7. Ma che vogliono i magistrati. Rendere indisponibili i diritti disponibili? Anche se fossero preoccupati perche “il popolo non è capace di decidere cosa è meglio per se”, l’assistenza obbligatoria degli avvocati dovrebbe tranquillizzarli. Forse pensano che non bastino neppure gli avvocati.
    Marco, Lei è inopinatamente offensivo, probabilmente perchè disinformato. Se lei fosse avvocato, le consiglio di dare una ripassata al codice deontologico.

  8. La tutela dei diritti in sede civile è assicurata se il danneggiato la richiede! Non se valuta di rinunciarvi perché ritiene più vantaggioso avere altre contropartite che neppure aveva pensato esistessero e che in giudizio non potrebbero mai entrare, nè essere usate nella controversia.

    L’essenza della mediazione sta lí. Edotti su cosa si perde, si lascia scegliere ai litiganti se i vantaggi sono maggiori degli svantaggi, senza lasciarli aizzare alla lite da avvocati rigidi o in malafede.

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