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Mediazione obbligatoria: vuole gli spaghetti o il riso?

12 luglio 2013 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 luglio 2013



“Un’alternativa obbligatoria non è un’alternativa”: l’obbligatorietà della mediazione vista dall’avv. Rosaria Libera Greco, che ha scritto questo divertente post sul Gruppo “Gli Avvocati di Facebook”, dandoci poi l’autorizzazione alla pubblicazione. Lo diamo volentieri “in pasto” ai nostri lettori, perché possano trarre, nella disputa sulla reintroduzione della mediazione civile, almeno un argomento di ilarità.

di: avv. Rosaria Libera GRECO, foro di Sant’Angelo dei Lombardi

Una cosa che i fan della mediazione sembrano non cogliere: un’alternativa obbligatoria non è un’alternativa.

“Vuole il risotto o gli spaghetti?”

“Spaghetti”

“Guardi che le fanno male. Costano molto e glieli porteranno scotti. Le consiglio il risotto”

“Grazie, ma oggi il risotto proprio non mi va”

“Benissimo, allora un risotto”

“Ma le ho detto che non lo voglio!”

“Lei è piena di pregiudizi. Una tradizionalista. Apra la mente, si informi, il riso è molto meglio della pasta”

“Col cavolo! Ho detto che voglio gli spaghetti!”

“Ah, ho capito, lei è al soldo delle lobby del grano duro, eh? Comunque per legge è tenuta a prendere il risotto. Se proprio vuole gli spaghetti, glieli porterò dopo. Se le avanzano soldi, s’intende”

“Ma perché, devo pagare anche quello che non voglio?”

“Certamente, è la legge”

“E come potrò mai apprezzare il risotto, fosse anche il migliore del mondo?”

“Guardi, chi se ne frega. L’importante è che me lo paghi. E sarò onesto, non è il migliore del mondo, visto che lo facciamo fare non solo ai cuochi ma anche a calzolai, imbianchini ed insegnanti di matematica. Però hanno seguito un corso di formazione organizzato da noi, in cui hanno imparato un approccio innovativo verso i cereali”

“Mia nonna è cuoca, lo faccio fare a lei”

“Eh no, dev’essere assunta da un ristorante iscritto nella speciale lista del Ministero. È finito il tempo dei cuochi! Ora ci sono i favoritori di cottura, si aggiorni”

“Sa che le dico? Si tenga il suo risotto del piffero! Vado a mangiare da un’altra parte!”

“Faccia come vuole. Ma sappia che se vuole gli spaghetti deve sorbirsi il risotto”

“Ma è una follia!”

“No, è l’alternativa obbligatoria all’italiana. Bella eh?”

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10 Commenti

  1. si potrebbe rispondere così
    “salve vuole il risotto o gli spaghetti”,
    “perché posso scegliere? di solito mi propongono solo gli spaghetti ”
    “Signora è il meccanismo all’italiana si porta sempre a scegliere quello che costa di più nn quello che conviene di più”

  2. GRAAAAAAAAAANDE ALESSIA…CONCORDO AL 100%…ED INOLTRE SI POTREBBE RISPONDERE..MA COME OTTENGO IL RISOTTO CON POCHE CENTINAIA DI EURO E IN POCHI MESI…..MENTRE GLI SPAGHETTI MI VENGONO A COSTARE UN BOTTO (TUTTO IN PERCENTUALE e non in notula…E soprattutto IN nero… x la serie amo l’evasione….abbiamo 2000 mld di debito …e li ha fatti il pensionato e il lavoratore dipendende di piccolemedie imprese ne sono sicuro:d)ah….e gli spaghetti arrivano dopo 5 ANNI COME MINIMO……belli caldi caldi dalla cucina

  3. Signora, da oggi, portiamo assaggi di risotto. Se le piace, prosegue. Se non le piace, ci sono sempre gli spaghetti della casa.

  4. Ma si, lasciamo tutto com’è, tanto è notorio che funziona. Siamo il punto di riferimento di tutto il mondo……… Spaghetti per tutti!!!

  5. Per Alessia e gli altri mediatori.

    L’ideale sarebbe questo.
    Salve, deve obbligatoriamente provare il risotto.
    MA NON SI PREOCCUPI, LO PAGA SOLO SE LE PIACE.

    Ecco, questa sarebbe una vera libertà: se la conciliazione riesce Il che, statistiche alla mano, accade una volta su venti), si paga.
    Altrimenti, è gratis.

    Mediatori, che ne dite?

  6. Una cosa che tanti sembrano non cogliere: se esiste un’alternativa bisogna che l’utente sia messo in grado di conoscerla e sperimentarla…
    “Vuole il risotto o gli spaghetti?”
    “Spaghetti”
    “Guardi che da oggi abbiamo nel menù un ottimo risotto”
    “Grazie, ma il mio dietologo ha detto che il risotto è indigesto”
    “Guardi signora che il risotto è leggerissimo, sono molto più indigesti gli spaghetti”
    “No, non posso, come faccio poi a dirlo al mio dietologo?”
    “Ma signora, deve invitare anche il suo dietologo ad assaggiare il risotto, magari scoprirà che in certe diete è meglio degli spaghetti”
    “Sì ma lui dice che il riso non è pasta e quindi non lo devo mangiare”
    “Ma signora, il suo dietologo non sa che tutti gli studi più autorevoli indicano che bisogna mangiare un po’di tutto?”
    “Ah, quindi lei dice che posso provare e che non mi farà male?”
    “Certamente signora, al costo di un caffè noi proponiamo ai nostri clienti un assaggio di risotto. Se le piace, lo ordina e lo paga, altrimenti avrà speso i soldi di un caffè e potrà comunque ordinare gli spaghetti, ma almeno avrà assaggiato una cosa nuova che potrà ordinare la prossima volta”
    “E quanto ci vuole per avere il risotto?”
    “Il risotto è pronto in un attimo e, se poi lo ordina, è molto economico. E poi lei può partecipare alla preparazione e dosare gli ingredienti a suo piacimento. Per gli spaghetti c’è molto da aspettare e costano molto di più, poi non le posso garantire che escano alla giusta cottura perché dipende dal fornello, dal cuoco, dall’aiuto cuoco, ecc. ecc. ed in ogni caso dovrà prendere ciò che viene e pagarlo comunque a prezzo intero.”
    “Ma siamo sicuri che chi prepara il risotto lo sappia fare? Sa, il mio dietologo ha detto che non sono cuochi…”
    “Signora, sono entrambi cuochi, ma mentre alcuni sanno fare gli spaghetti altri sanno fare il risotto. Vengono da scuole diverse, ma non significa che non siano entrambi validi. E’importante però, in un caso e nell’altro, che lei si informi bene prima sul ristorante…”
    “Se le cose stanno così sa che le dico? Assaggiamo questo risotto…”
    “Va bene signora, ma non scordi di invitare anche il suo dietologo…”

  7. Avete presente quei rallentamenti di carreggiata che servono (nelle aspettative di chi li predispone) solo a ridurre il traffico in sbocco e canalizzarlo in modo più regolare e costante?

    Il risotto ci è propinato per ben tre volte.
    LA PRIMA
    Dal nostro avvocato. Il legale è il primo che tenta in favore del suo cliente un accordo con la controparte. Si incontrano, si vedono allo studio, si mandano lettere. E questo per una ragione assai ovvia: le cause non piacciono più neanche agli avvocati. Meglio chiudere subito la questione, non rischiare l’incognita sentenza e incassare subito. L’avvocato è più rivolto, ormai, alla conciliazione che lo stesso suo cliente.

    LA TERZA
    La prima udienza e il nuovo art. 185-bis. Il giudice ora è obbligato a fare la proposta di transazione/conciliazione. E il giudice è anch’esso intenzionato come l’avvocato a spingere per un accordo, così riduce il carico di lavoro e il suo ruolo diminuisce.

    MA LA SECONDA??
    La seconda è del tutto eccessiva e inutile visto che ce ne sono già due. Si ripete una terza volta quello che si è fatto e si farà. Non solo. La seconda è a pagamento e la cosa più assurda è che il mediatore lo sceglie chi inizia la causa: quindi è molto verosimilmente un amico o un conoscente o una persona presentata da altri. Nei piccoli centri succede SEMPRE così. Inutile negarlo.

    Allora perché il legislatore ha creato questo terzo sistema -identico agli altri – di composizione bonaria?
    Ecco che mi ritornano in mente quei restringimenti di carreggiata sulle strade….

  8. Fantastico! Come è raro incontrare persone che sanno applicare il loro “sense of humour” a questioni serissime (la geniale Collega mi ricorda Calamandrei!).
    Rido ancora (ma è un… riso amaro!).
    Ferdinando Gattuccio

  9. Gli ostacoli agli accordi derivano
    1. dalle prese di posizione e di principio, e non dall’allargamento dei vantaggi fino ad allora non percepiti, per soddisfare esigenze, interessi e bisogni profondi, Anche psicologici.
    2. dalla superbia o presunzione di vincere
    3. dalla disparità di potere nel gestire conflitti (es: banche o assicurazioni contro clienti) e
    4. dalla malafede di avvocati che “marciano” sulle lungaggini, spolpando i clienti.
    Le esigenze vere e i bisogni sottesi, anche psicologici, importano “sul serio” solo a pochissimi.
    La mediazione è un fatto culturale. Per poter funzionare occorre buona fede e non avversarialità diffusa. Infatti, a Bologna in una camera di mediazione ci sono 600 accordi su 630 tentativi, a Napoli e’ il contrario esatto. E per quanto si possa ipotizzare (sbagliando) una approssimazione meridionale di clienti litigiosi e mediatori mediocri, questa non giustifica da sola numeri del genere. Tutti sappiamo della correlazione diretta tra n. di avvocati e citazioni (come effetto), In troppi sono ancora a navigare e sguazzare nel conflitto e nella mediocrità. Occorre tempo.
    Attaccarsi ai principi e alle posizioni non risolvere i problemi e anzi, allontana dalle soluzioni,
    Sono bravo a far smettere di litigare le persone e per farlo uso un salumiere, uno stratagemma o un topo? Non va bene. La devo smettere. Per principio devo usare la mannaia della legge, che mediamente scontenta spesso tutti, costando di più, “non creando mai valore aggiunto” alle dispute, rompendo (e non recuperando) rapporti di fiducia distruggendo ancor più l’economia e le relazioni umane.
    Poichè siamo arretratissimi culturalmente rispetto alla mediazione, prima che si radichi, usiamo “la spintarella della obbligatorietà” come condizione di procedibilità. Se vediamo prioritariamente il principio, non è giusto. Se vediamo il problema del cliente, si. Dipende da cosa ci sta a cuore, se siamo onesti con noi.

  10. Rispondo all’avv. Sortino
    La PRIMA. Alcuni avvocati fanno così. Quelli seri. Mi Compiaccio che lì da lei siano così.
    La TERZA. La transazione non è una mediazione. E’ incontrarsi lungo l’asse delle pretese delle posizioni reciproche. Non si va oltre. Non si scavano soluzioni innovative che allarghino la torta facendo percepire vantaggi che, accecati dalla litigiosità, non si vedono, Non si recuperano nè rapporti umani nè commerciali. Valore buttato. In giudizio non si possono negoziare cose innovative oltre la disputa ma che quasi sempre solo risolutive.
    La SECONDA. Quante volte la “zia” ha risolto la disputa tra mamma e figlia? E pure si sapeva della vicinanza con l’adulto. Il principio è giusto, ma nella pratica non risolve nel concreto la disputa. La terzietà è necessaria per un giudice, molto meno per un mediatore, che quanto meglio conosce le parti, meglio riesce a capirle e a risolvere la questione. Se “accetto” la mediazione come convenuto, so che il mediatore non può obbligare nessuno a fare nulla; se non mi conviene rifiuto. Mi auspico solo che sappia usare il giusto stratagemma per farmi uscire dal pantano. Ci riesce se si conquista autorevolezza. La terzietà non basta da sola. Occorre usare doti relazionali assolutamente non tecniche che spariglino le carte e intavolino un’altra partita.
    Infine, si sceglie l’organismo di mediazione, non il mediatore. L’interesse dell’organismo è fare accordi, non collezionare assenze di parti convocate.

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