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Caduta al supermercato: risarcimento

10 Novembre 2019
Caduta al supermercato: risarcimento

Risarcimento danni e responsabilità penale per il titolare del negozio o del locale che lascia il pavimento bagnato o scivoloso. 

Non si ha un’idea di quante cadute nei supermercati si consumino in un anno se non si leggono le sentenze pubblicate dalla giurisprudenza. Tra tutti i locali commerciali, è forse quello con il maggior numero di incidenti. La ragione è anche abbastanza intuibile: la presenza del reparto alimentari, del pesce, della frutta e verdura rende spesso il pavimento umido, scivoloso o semplicemente bagnato dallo strofinaccio delle pulizie. Ma non solo. A volte, gli infortuni sono determinati dalla presenza di una foglia di lattuga, da acini d’uva, un pomodoro o da un uovo caduti a terra e non raccolti dal personale.

Se è vero che la caduta al supermercato è un evento così frequente è altrettanto vero che si tratta di una delle ragioni più frequenti per cui si intentano cause di risarcimento. 

Peraltro, non c’è solo il profilo civilistico a dover preoccupare il titolare dell’esercizio commerciale: una recente sentenza della Cassazione [1] ha, infatti, evidenziato i rischi penali che corre quest’ultimo nel non arginare o segnalare le possibili insidie nascoste sul pavimento determinando così lesioni ai propri dipendenti o ai clienti. 

Ma procediamo con ordine e vediamo quali sono le principali sentenze che hanno disciplinato la caduta al supermercato e il risarcimento.

La responsabilità oggettiva del titolare del locale

Partiamo, innanzitutto, dalla responsabilità civile, quella cioè che implica il risarcimento del danno. Il Codice civile attribuisce una responsabilità oggettiva per le «cose in custodia» in capo al titolare del bene o al suo custode. In questo caso, la società titolare del supermercato dovrà pagare i danni alle vittime delle cadute. A una sola condizione però: che l’insidia fosse nascosta o non facilmente visibile. 

La presenza di un avviso o di un segnale per mettere in allarme gli avventori implica quindi l’esonero della responsabilità in capo alla società. Ma anche la presenza di un ostacolo ben visibile – come un cassonetto lasciato a terra – non può implicare alcuna colpa in capo al titolare del locale posto l’obbligo di diligenza che incombe anche su chi cammina e che non può guardare per aria. 

La presenza di un ostacolo a terra (cartone) tra i banchi di un supermercato non costituisce un fattore di rischio anomalo per l’ambiente, nel caso in cui l’oggetto in questione sia chiaramente visibile. Lo stesso rischio è infatti correlato ad attività non impedibili quali il momentaneo abbandono del carrello o della borsa della spesa da parte dei clienti o il deposito di merce fuori scaffale da parte della gestione. In caso di caduta non c’è quindi responsabilità per il titolare del locale [2].

La prova della causa della caduta al supermercato

Al danneggiato spetta poi la prova di essere caduto per esclusiva causa dell’insidia non segnalata e non per altre ragioni (come ad esempio un laccio delle scarpe rimasto sciolto). 

Tale prova – del cosiddetto “nesso di causalità” ossia del rapporto di causa-effetto tra la caduta nel supermercato e la responsabilità del gestore – non può che essere fornita con testimoni o le telecamere del negozio.

La prova del danno e il risarcimento

Non basterà dimostrare di essere scivolati per ottenere il risarcimento se la caduta non genera danni fisici. Bisognerà, quindi, aver subìto delle ripercussioni alla salute anche minime, purché certificatili da un medico o da analisi diagnostiche. 

Questo consentirà di ottenere il risarcimento del danno economico (le spese sostenute per le cure e i mancati guadagni per via dello stop lavorativo) e di quello non patrimoniale (il danno biologico per l’inabilità temporanea e gli eventuali postumi, il danno morale per il dolore e la sofferenza subiti).

La responsabilità penale del proprietario del supermercato 

Compie reato il gestore del locale se il cliente cade sul pavimento bagnato. La legge, infatti, impone regole stringenti sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, che coprono non solo i dipendenti della società ma anche i clienti.  

I supremi giudici ricordano che «in tema di prevenzione nei luoghi di lavoro, le norme antinfortunistiche sono dettate a tutela non soltanto dei lavoratori nell’esercizio della loro attività, ma anche dei terzi che si trovino nell’ambiente di lavoro, indipendentemente dall’esistenza di un rapporto di dipendenza con il titolare dell’impresa. Pertanto, ove in tali luoghi si verifichino eventuali fatti lesivi a danno del terzo, è configurabile l’ipotesi del fatto commesso con violazione delle norme dirette a prevenire gli infortuni sul lavoro.

Caduta supermercato: ultime sentenze

L’art. 2051 c.c. non prevede una responsabilità aquiliana, ovvero non richiede alcuna negligenza nella condotta che si pone in nesso eziologico con l’evento dannoso, bensì stabilisce una responsabilità oggettiva, che è circoscritta esclusivamente dal caso fortuito, e non, quindi, dall’ordinaria diligenza del custode. (Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza impugnata che, pur avendo accertato che la ricorrente era caduta a causa di alcuni acini d’uva presenti sul pavimento di un supermercato, aveva escluso la responsabilità del gestore ritenendo, da un lato, che la condotta della danneggiata, consistita nel non prestare attenzione alla presenza dell’insidia, fosse stata gravemente imprudente, e perciò sufficiente da sola ad integrare il caso fortuito e, dall’altro, che sarebbe stato, invece, impossibile per il personale addetto rimuovere oggetti di dimensioni tanto piccole, sparsi verosimilmente da qualche cliente poco prima dell’infortunio).

Cassazione civile sez. VI, 16/05/2017, n.12027

Sussiste la responsabilità del supermercato, ai sensi dell’art. 2051 c.c., in relazione alla caduta sul pavimento bagnato del reparto frutta e verdura, nella quale sia incorsa parte attrice, e alle conseguenze invalidanti dalla medesima subite. In tema di danni da cosa in custodia, non assume alcuna rilevanza il comportamento del custode essendo, il fondamento della responsabilità, il rischio gravante sul custode, per i danni prodotti dalla cosa che non dipendano dal caso fortuito. Nel caso di specie non risulta dedotto né provato, da parte del convenuto, alcun caso fortuito idoneo a interrompere la serie causale che ha determinato il verificarsi dell’evento lesivo, essendo provato per testimoni e accertato con consulenza tecnica il nesso di causalità tra il pavimento in custodia del convenuto e le lesioni subite da parte attrice. Ne deriva l’affermazione del diritto del danneggiato a veder risarcito il danno patrimoniale e non, dovendosi ricomprendere quest’ultimo quale categoria generale e unitaria, non suddivisibile in sottocategorie, comprensiva del danno all’integrità psicofisica e di tutti i pregiudizi non direttamente incidenti su fonti di reddito del soggetto leso o comunque non connotati da rilevanza economica ma comunque idonei ad alterare capacità, abitudini e aspetti relazionali dello stesso costringendolo a scelte di vita diverse.

Tribunale Trento, 01/08/2012, n.726

Ai fini dell’affermazione della responsabilità oggettiva per cose in custodia ex art. 2051 c.c. della società gestrice di ipermercato per la caduta di un cliente sul pavimento bagnato e scivoloso prossimo al banco verdure, è sufficiente il nesso di causalità tra la cosa e l’evento lesivo, senza che abbia rilevanza l’eventuale comportamento colposo del danneggiante. E’ da escludersi un concorso di responsabilità del danneggiato, perché poteva ragionevolmente attendersi che – in condizioni di normalità – il pavimento avrebbe dovuto essere asciutto, anche perché il supermercato è un luogo di grande afflusso di clienti.

Tribunale Savona, 04/07/2012

Il datore di lavoro deve adottare le misure necessarie per la sicurezza e la salute dei lavoratori, fornendo ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale, sentito il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (art. 4, comma 5, d.lgs. n. 626/1994).Si tratta di un precetto contravvenzionale “di pericolo” che prescinde dall’accertamento di sinistri verificatisi in conseguenza della sua violazione, perché è legato ad una prognosi ex ante circa la necessità e idoneità dei dispositivi di protezione individuale forniti ai dipendenti (confermata, nella specie, la condanna per il responsabile del punto vendita di un supermercato per aver omesso di difendere adeguatamente i posti di lavoro contro la caduta o l’investimento di materiale in dipendenza dell’attività lavorativa, perché, in particolare, l’impilatura dei cartoni del latte e dell’acqua minerale non era stata eseguita in modo da garantire un’adeguata stabilità contro la caduta o l’investimento dei lavoratori e dei clienti del supermercato).

Cassazione penale sez. III, 15/03/2012, n.25739

In caso di caduta occorsa presso le casse di un supermercato a causa di una foglia di insalata, seguita da altra caduta nel tentativo di lasciare il posto, non potendo discernere quale delle due abbia cagionato il danno, ritenuto che la prima costituisca l’antecedente eziologico necessario alla causazione del secondo, avendo avuto quest’ultimo un’efficacia causale tale da costituire ulteriore contributo nel produrre il pregiudizio, entrambe le cadute devono ritenersi concorrenti nella misura del 50% ciascuna nella produzione del danno.

Tribunale Trieste, 12/08/2011, n.942

Ai fini della configurabilità della fattispecie oggettiva di cui all’art. 2051 c.c. (responsabilità per danni da cose in custodia), non è indispensabile che il bene custodito abbia un’intrinseca pericolosità; ne consegue che, ai sensi del citato articolo, tutte le cose possono costituire causa di danno, quale che sia la loro struttura o qualità, siano esse inerti o in movimento. Anche una foglia d’insalata, pur non avendo un’autonoma pericolosità, può essere conseguentemente ritenuta idonea a produrre un danno, ove la sua presenza (nel caso in esame poiché aveva reso scivoloso il pavimento di un supermercato e provocato la caduta del cliente) dia luogo a un evento dannoso.

Corte appello Firenze sez. II, 25/05/2010, n.851

In tema di danno causato da cose in custodia, costituisce circostanza idonea ad interrompere il nesso causale e, di conseguenza, ad escludere la responsabilità del custode di cui all’art. 2051 c.p.c., il fatto della vittima la quale, non prestando attenzione al proprio incedere, in un luogo normalmente illuminato, inciampi in una pedana (oggettivamente percepibile) destinata all’esposizione della merce all’interno di un esercizio commerciale, con successiva sua caduta, riconducendosi in tal caso la determinazione dell’evento dannoso ad una sua esclusiva condotta colposa configurante un idoneo caso fortuito escludente la suddetta responsabilità del custode.

Cassazione civile sez. III, 16/01/2009, n.993

Deve essere accordato il risarcimento del danno morale all’attrice caduta su pavimento bagnato e scivoloso di ipermercato perché è concretamente riscontrabile una condotta colposa del personale dell’ipermercato, di cui risponde la società datrice di lavoro ex art. 2049 c.c. Il pavimento, infatti, avrebbe dovuto essere asciutto anche perché il supermercato è al suo interno un luogo di grande afflusso di clienti e, pertanto, la probabilità di caduta di qualcuno di essi per terra sul pavimento bagnato sono molto di più che non in un luogo di privata abitazione.

Tribunale Milano sez. X, 09/12/2008, n.14528


note

[1] Cass. sent. n. 44142/19 dell’8.11.2019.

[2] Trib. Genova, sent. Del 12.04.2013.

 Autore immagine https://depositphotos.com famiglia al supermercato 


2 Commenti

  1. Il proprietario del locale pizzeria è responsabile, del danno subito dall’avventore in conseguenza di una caduta provocata dal pavimento bagnato, in assenza di apposita segnalazione di tale condizione, peraltro in corrispondenza di una zona del locale poco illuminata. Ai fini della configurabilità dell’anzidetta fattispecie di responsabilità il danneggiato è tenuto unicamente a provare il nesso causale tra la cosa ed il danno, mentre il custode, al fine di andare esente dal titolo di responsabilità ascritto, è tenuto a dimostrare la mancanza del nesso anzidetto, oppure la sussistenza del caso fortuito, quale evento idoneo a recidere il rapporto causale tra cosa e danno.

  2. Nell’ipotesi di caduta all’interno di un esercizio commerciale a causa del pavimento bagnato (per lo sgocciolamento degli ombrelli dei clienti), in quanto il custode, per superare la presunzione di colpa a proprio carico, è tenuto a dimostrare di avere adottato tutte le misure idonee a prevenire i danni derivanti dalla cosa divenuta pericolosa per la situazione atmosferica e per la contestuale presenza di numerose persone nei locali.

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