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Dove notificare pignoramento presso terzi

30 Novembre 2019 | Autore: Sabrina Mirabelli
Dove notificare pignoramento presso terzi

Il pignoramento presso terzi è un tipo di esecuzione forzata che coinvolge tre soggetti diversi: il creditore, il debitore e il terzo. L’atto di pignoramento e la notifica, i beni pignorabili, l’udienza davanti al giudice dell’esecuzione e l’ordinanza di assegnazione.

Devi recuperare una somma di denaro e intendi agire con un pignoramento presso terzi. Come puoi sapere se al tuo debitore sono dovute delle somme da terzi? Quali suoi crediti puoi pignorare? A chi va notificato l’atto di pignoramento? La parola pignoramento è una di quelle che a nessuno fa piacere sentire pronunciare, compresi a coloro che in veste di creditori, hanno pieno diritto di agire per recuperare quanto loro dovuto. E ciò sia per i tempi assai lunghi sia per i costi, a volte ingenti, delle procedure esecutive.

Inoltre, quello che scoraggia i creditori è anche il possibile esito dell’esecuzione, non sempre a lieto fine. Infatti, può accadere che i debitori si siano spogliati di ogni bene al fine di evitare il pignoramento oppure che il ricavato della vendita delle cose pignorate sia appena sufficiente a compensare le spese affrontate per la procedura esecutiva. D’altra parte, i debitori devono comunque aspettarsi che prima o poi, i propri creditori agiscano per riavere le somme dovute, potendo scegliere tra i diversi tipi di pignoramento all’uopo previsti dal nostro legislatore.

In particolare, il pignoramento presso terzi è quella procedura che ha ad oggetto crediti del debitore che non sono in suo diretto possesso ma si trovano nella disponibilità di un’altra persona, evidentemente sua debitrice. Il creditore per potere agire deve quindi, sapere dove notificare il pignoramento presso terzi ovvero dove si trovano questi crediti che il suo debitore vanta nei confronti di altri soggetti. Prima, però, di vedere nello specifico come è possibile per il creditore rintracciare anticipatamente i beni di proprietà del debitore posseduti da terzi, al fine di pignorarli, vediamo in cosa consiste il pignoramento presso terzi in generale.

Cos’è il pignoramento presso terzi

Il pignoramento presso terzi è il tipo più comune e diffuso di esecuzione forzata rispetto al patrimonio del debitore. Attraverso questa procedura si vincolano ovvero si bloccano crediti che il debitore vanta nei confronti di altri soggetti che, a loro volta, sono suoi debitori.

In parole più semplici, il creditore e il debitore sono legati da un rapporto obbligatorio; in caso di inadempimento di quest’ultimo, la legge prevede che il creditore sottoponga a pignoramento somme di denaro o anche altre “cose mobili” di valore economico di proprietà del debitore, detenute da un terzo.

L’ipotesi più classica è quella del pignoramento del denaro che è presente sul conto corrente di un istituto di credito, intestato al debitore. Oppure quella del pignoramento dello stipendio, che una data azienda versa mensilmente al debitore quale suo dipendente o anche del pignoramento della pensione, che l’ente di previdenza corrisponde al pensionato/debitore alla fine di ogni mese.

Come si svolge il pignoramento presso terzi

I presupposti della procedura di pignoramento presso terzi sono comuni ad ogni forma di esecuzione forzata disciplinata dal nostro Codice di procedura civile [1].

Il tutto inizia con la notifica al debitore di un titolo esecutivo, cioè dell’atto che consente al creditore di agire esecutivamente per recuperare le somme a lui dovute. Nel titolo esecutivo, infatti, è attestato in modo certo ed incontestabile il suo diritto ad ottenerne il pagamento. A titolo di esempio, sono atti esecutivi, le sentenze, le cambiali, gli atti ricevuti da notai, i decreti ingiuntivi, ecc.

Successivamente, il creditore notifica al debitore un atto di precetto, che è un ultimo avviso con cui si intima al debitore il pagamento entro dieci giorni. Dopo la notifica del precetto, il creditore ha novanta giorni di tempo per richiedere il pignoramento dei beni del debitore, che nel caso specifico, sono crediti o anche altre “cose mobili” di valore economico, di proprietà del debitore, detenute da un terzo.

Se ciò non avviene, il precetto perde efficacia e pertanto, il creditore dovrà notificare un nuovo precetto prima di richiedere il pignoramento.

Il pignoramento di crediti del debitore verso terzi o di cose del debitore che sono in possesso di terzi, si esegue mediante un atto notificato al terzo e al debitore.

Qual è il contenuto dell’atto di pignoramento presso terzi

L’atto di pignoramento presso terzi deve contenere:

  1. l’indicazione del credito per il quale si procede, del titolo esecutivo e del precetto;
  2. l’indicazione, almeno generica, delle cose o delle somme dovute e l’intimazione al terzo di non disporne senza ordine di giudice;
  3. la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel comune in cui ha sede il tribunale competente nonché l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica certificata del creditore procedente;
  4. la citazione del debitore a comparire davanti al giudice competente. Il creditore dovrà indicare un’udienza, in una data tra quelle rese disponibili dal giudice dell’esecuzione in ogni tribunale;
  5. l’invito al terzo a rendere al creditore procedente la dichiarazione prevista dalla legge [2]. In merito è opportuno precisare che detta dichiarazione consiste in una comunicazione da farsi attraverso raccomandata a/r o a mezzo pec o anche mediante procuratore speciale o difensore munito di procura speciale, con la quale il terzo specifica di quali cose o somme è debitore o si trova in possesso e quando ne deve eseguire il pagamento o la consegna;
  6. l’avvertimento che in caso di omissione, la stessa dichiarazione dovrà essere resa comparendo a un’apposita udienza. Ove poi il terzo non compaia o, sebbene sia comparso, non abbia reso la dichiarazione, il credito pignorato o il possesso di cose di appartenenza del debitore si considerano non contestati nell’ammontare o nei termini indicati dal creditore. Pertanto, se il terzo non si presenta all’udienza o, volendo agevolare il debitore a cui deve una somma di denaro, non effettua la dichiarazione, il giudice emetterà un provvedimento di assegnazione dei crediti, che si assumono esistenti in quanto “non contestati”.

Quali sono i beni pignorabili

Il legislatore italiano prevede che si può sottoporre ad esecuzione forzata mediante pignoramento presso terzi qualsiasi bene mobile nel possesso di soggetti diversi dal debitore. Tuttavia, nella maggior parte dei casi i creditori preferiscono bloccare somme di denaro rispetto ad altri beni mobili, i quali devono essere venduti all’asta per soddisfare le loro pretese.

Poiché non esiste un elenco tassativo dei crediti pignorabili, è possibile citarne solo qualcuno a titolo di esempio come:

  • i crediti dovuti dall’azienda al proprio dipendente a titolo di retribuzione mensile;
  • le somme mensili dovute dall’ente di previdenza al pensionato, nel limite massimo di un quinto e detratto il minimo vitale;
  • il trattamento di fine rapporto (Tfr);
  • le somme di denaro depositate in banca o alle Poste o tutti gli altri titoli e libretti ivi depositati;
  • i canoni di locazione che l’affittuario deve al debitore come corrispettivo per l’utilizzo di un suo immobile;
  • la pensione di invalidità e di inabilità;
  • l’assegno di mantenimento dovuto all’ex coniuge, ma limitatamente a quella parte non necessaria a soddisfare le esigenze primarie di vita del beneficiario;
  • i crediti dovuti da clienti e altri debitori del debitore come ad esempio quelli dovuti a un professionista che ha emesso una parcella nei confronti di una pubblica amministrazione la quale, pertanto, diventa sua debitrice.

Va precisato che ci sono però dei limiti previsti per il pignoramento presso terzi in particolare per quanto riguarda il pignoramento di stipendi, pensioni e tfr. La legge, infatti, stabilisce che tali crediti possono essere pignorati nella misura del 20% ossia un quinto della totale entità ed esclusivamente per i debiti di natura esattoriale. Dall’1 gennaio 2013, però, anche le normative relative al pignoramento del quinto hanno subito delle variazioni: per le retribuzioni fino a 2.500 euro il limite di pignorabilità è di 1/10, fra i 2.501 e 5.000 euro è di 1/7 mentre è rimasto il quinto per stipendi superiori a 5.000 euro.

Inoltre, non si possono pignorare i sussidi di grazia o di sostentamento a favore di persone comprese nell’elenco dei poveri o dovuti per maternità, malattie o funerali da casse di assicurazione, da enti di assistenza o da istituti di beneficenza.

Come sapere dove si trovano i crediti del debitore

Al fine di notificare un atto di pignoramento presso terzi è importante per il creditore conoscere con anticipo se il debitore vanta crediti o comunque se gli sono dovute somme da terzi. Per tale motivo può rivolgersi al presidente del tribunale affinché autorizzi l’ufficiale giudiziario competente a ricercare telematicamente i beni del debitore, nelle banche dati delle pubbliche amministrazioni (o alle quali le stesse possono accedere), nell’anagrafe tributaria, nell’archivio dei conti correnti bancari e degli altri rapporti finanziari, nel pubblico registro automobilistico ed nelle banche dati degli enti previdenziali. E’ possibile così verificare i redditi di cui dispongono tutti i cittadini italiani nonché la fonte dalla quale derivano, cioè se si tratta di stipendi, pensioni, libretti postali, ecc.

Ciò consente di evitare la prassi delle cosidette notificazioni “cieche”, eseguite verso un numero notevole di soggetti terzi e in particolare di banche, nella speranza che almeno uno di questi fornisca una dichiarazione positiva. Peraltro, in questa operazione al buio, nella maggior parte dei casi vengono coinvolti soggetti con i quali i debitori non hanno mai avuto alcun tipo di rapporto, con notevole spreco di tempo e di denaro da parte dei creditori.

Qual è il luogo dove va notificato il pignoramento presso terzi

Una volta individuati i crediti del debitore, è possibile notificare l’atto di pignoramento sia al debitore sia al terzo. La ragione di questa doppia notifica è presto detta. Da un lato il debitore deve sapere che il creditore sta agendo per il recupero delle somme a lui dovute, pignorando i suoi crediti. Pertanto, l’ufficiale giudiziario provvederà a consegnargli l’atto di pignoramento nel luogo in cui risiede o in quello in cui ha il domicilio, la sede o la dimora.

Dal canto suo anche il terzo deve essere coinvolto nella procedura esecutiva e quindi, gli deve essere notificato il pignoramento per evitare che paghi il suo debito nelle mani del debitore. Pertanto, il terzo deve trattenere le somme fino a che il giudice non gli ordinerà di versarle in favore del creditore.

La notifica dell’atto di pignoramento al terzo avviene nel luogo in cui lo stesso ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede, sempre mediante consegna da parte dell’ufficiale giudiziario.

Ad esempio, se viene pignorato lo stipendio di un dipendente comunale, la notifica va eseguita presso il Comune dove il debitore lavora; se viene pignorato un conto corrente postale, la notifica va fatta presso l’ufficio postale dove si trova il conto corrente di cui il debitore è titolare; se viene pignorata una pensione di invalidità, l’atto di pignoramento deve essere notificato presso la sede territoriale dell’Inps.

Come si conclude il pignoramento presso terzi

All’udienza fissata, se il terzo ha fatto pervenire con i modi previsti, una dichiarazione positiva, nella quale ha indicato le somme di cui è debitore, il giudice dell’esecuzione le assegna al creditore. Questi quindi, provvede a notificare l’ordinanza al terzo affinché lo stesso possa accreditare le somme assegnate in suo favore. Se, invece, la dichiarazione è negativa, il giudice dichiara l’estinzione della procedura esecutiva.



Di Sabrina Mirabelli

note

[1] Artt.474-632 cod. proc. civ.

[2] Art. 547 cod. proc. civ.


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