Diritto e Fisco | Articoli

Violenza sessuale sui minori via internet: il reato è punito senza alcuna attenuante

15 Lug 2013


Violenza sessuale sui minori via internet: il reato è punito senza alcuna attenuante

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Lug 2013



Ricatti sessuali online: la mancanza di congiunzione carnale non basta a ritenere la violenza “di minore gravità”.

Compie il reato di violenza sessuale il soggetto che, tramite chat o messaggi elettronici, adesca minori spingendoli a girare foto e video pornografici.

 

La comunicazione a distanza, senza alcun contatto fisico, è punibile quale violenza sessuale quando le minacce perpetrate dal reo, o le intimidazioni psicologiche, influenzano le decisioni della vittima, costringendola così ad attuare comportamenti che altrimenti non avrebbe mai tenuto (come, ad esempio, scattare ed inviare foto compromettenti).

In tale caso, considerando anche l’età delle vittime, si rischia la reclusione dai sei ai dodici anni.

 

Questo concetto è stato di recente ribadito dalla Cassazione [1] che ha ritenuto che non possa considerarsi meno grave la violenza sessuale solo perché esercitata con un pc, ossia a distanza. In tali ipotesi, dunque, non opera la diminuzione di un terzo della pena, prevista di regola per i reati di minore gravità.

La vicenda

Nel caso di specie, un soggetto, dopo aver contattato via internet due minori infra-quattordicenni, celando la propria identità, le aveva costrette, con minaccia, ad inviare foto e video che le ritraevano nude ed in pose oscene mentre compivano atti masturbatori.

Pertanto, il soggetto era stato già condannato in secondo grado per i reati di violenza sessuale e detenzione di materiale pornografico.

La motivazione

La Corte ha preso in considerazione le modalità con cui è stato attuato il comportamento, con particolare insistenza ed invasività, ed inequivocabilmente indirizzato ad ottenere contatti fisici diretti con una delle minori.

Secondo la Cassazione, il mezzo informatico e le comunicazioni mediante chat o social network rendono più agevole “attaccare bottone” con soggetti con cui il contatto diretto sarebbe più difficoltoso: con internet, infatti, non è necessario disporre, ai fini di tale contatto, di dati personali.

La portata innovativa della sentenza sta nel fatto che essa rappresenta una delle prime pronunce che sanciscono la punibilità del reato di violenza sessuale esercitato attraverso i nuovi mezzi di comunicazione offerti da internet.

di GIADA LO PRETE

I messaggi inviati attraverso le chat ed i social network, se hanno un contenuto equivoco e spinto diretto a minori, portano a conseguenze penali non trascurabili, fino a giungere anche alla violenza sessuale, anche se non c’è stato alcun contatto fisico.

Colui che invia tali comunicazioni, infatti, potrà essere condannato alla reclusione dai sei ai dodici anni, senza alcuno sconto di pena, previsto invece per i reati di minore gravità.

note

[1] Cass. sent. n. 19033 del 2.05.2013.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI