Pos obbligatorio anche per Partite Iva e autonomi

9 Novembre 2019 | Autore:
Pos obbligatorio anche per Partite Iva e autonomi

L’obbligo scatta dal 1 luglio. Sanzioni per chi non si adegua; incentivo in forma di credito d’imposta. Vale anche lo smartphone configurato con app dedicata.

La nuova legge di Bilancio 2020 prevede l’obbligo per tutte le Partite Iva e lavoratori autonomi di avere un Pos, l’apparecchio che consente il pagamento elettronico con carte o bancomat. Il provvedimento varato dal Consiglio dei ministri nel decreto fiscale [1] prevede l’entrata in vigore dal 1° luglio 2020 anziché da gennaio, per dare modo alle nuove categorie di adeguarsi.

Il provvedimento in arrivo rientra nel quadro della spinta alla diffusione dei pagamenti digitali e della correlativa lotta all’uso dei contanti che impronta tutta la manovra finanziaria presentata dal Governo e in questi giorni in discussione in Parlamento.

Come per tutte le novità che comportano il cambiamento di abitudini diffuse e radicate – e in questo caso estendono un obbligo che prima riguardava solo commercianti e professionisti – anche qui avremo il bastone e la carota, cioè le sanzioni e gli incentivi.

Partiamo dalle sanzioni: chi non si doterà di Pos, o non lo utilizzerà quando sarà richiesto dal cliente al momento del pagamento delle prestazioni rese, sarà soggetto ad una sanzione amministrativa pecuniaria composta da due parti: una componente fissa di 30 euro e una variabile, commisurata al 4% del valore della transazione in pagamento. Saranno esclusi solo i casi di oggettiva impossibilità tecnica, come i malfunzionamenti della linea o la rottura dell’apparecchio verificatasi in tempi che non consentono la sostituzione.

Arriviamo agli incentivi: chi si doterà di Pos potrà beneficiare di un credito d’imposta, il cui importo sarà pari al 30% dell’ammontare delle transazioni effettuate con esso; sono esclusi dal beneficio soltanto coloro che, nell’anno d’imposta precedente, hanno realizzato ricavi o compensi per oltre 400 mila euro. Il credito d’imposta sarà fatto valere in compensazione mediante il modello f24 (ci saranno multe pesanti per chi lo sbaglia) e non costituirà reddito imponibile ai fini Irpef né base del valore di produzione Irap.

Per il riconoscimento dell’ammontare spettante non dovrebbero esserci problemi: l’Amministrazione finanziaria potrà verificare agevolmente dagli estratti telematici inviati da banche, posta e altri operatori le transazioni realizzate e riconoscere l’importo da liquidare a rimborso.

Anche per i clienti che pagheranno con il Pos è previsto un beneficio: si tratta di un superbonus cashback a favore dei maggiorenni e residenti nel territorio italiano per gli acquisti abituali effettuati con carte di credito e bancomat, quindi con strumenti tracciabili. Ancora non si conosce di quali beni si tratterà, ma la bozza di legge di Bilancio 2020 ha previsto un fondo di dotazione di 3 miliardi di euro annui già a partire dal prossimo anno per garantire questi rimborsi e il presidente del Consiglio Giuseppe Conte in una recente intervista televisiva ha detto che partirà da 200 euro ma «potrebbe arrivare anche a 1.000 in base al numero degli acquisti».

Ricordiamo anche che dal prossimo anno per avere diritto alle detrazioni fiscali Irpef bisognerà pagare con strumenti tracciabili tranne che per le spese sanitarie effettuate in farmacia o attraverso il Ssn; leggi contanti addio detrazioni fiscali.

Per chi proprio è restio e non vuole dotarsi di Pos una soluzione valida per adeguarsi alle nuove norme c’è: si tratta di adattare il proprio smartphone in modo da fargli realizzare le transazioni digitali, come quelle con le carte contactless che non hanno bisogno di essere inserite nella feritoia del classico apparecchio ma soltanto avvicinate, e quelle con le sempre più diffuse app dedicate a questo servizio e che consentono di pagare elettronicamente.

Il mercato si sta già muovendo e gli operatori iniziano a offrire app dedicate che faranno diventare lo smartphone come un Pos, rendendo i nuovi pagamenti digitali più facili per tutti e così probabilmente risolvendo in buona parte anche lo scontro per l’abbassamento delle commissioni attualmente praticate dalle banche.


note

[1] Art. 23 del Decreto legge n.124/2019 del 26 ottobre 2019.


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