Crisi economica: chi sono le vittime e dove colpisce di più

9 Novembre 2019
Crisi economica: chi sono le vittime e dove colpisce di più

La crisi ha fatto sparire 200mila negozi e botteghe artigiane. I consumi delle famiglie sono diminuiti soprattutto al Sud. Ma alcuni settori e zone crescono.

Dal 2008 in poi l’Italia è stata colpita da una pesante crisi economica che ha coinvolto il mondo intero e a tutt’oggi non è risolta. Il bilancio delle vittime e le zone colpite emergono oggi da uno studio della Cgia, l’Associazione artigiani e piccole imprese di Mestre, i cui risultati sono stati diffusi dall’agenzia stampa Adnkronos.

Il quadro è preoccupante: in poco più di 10 anni le famiglie italiane hanno ridotto i loro consumi per 21,5 miliardi di euro. Chi ne ha fatto le spese sono state soprattutto le botteghe artigiane ed i piccoli negozi: dal 2009 sono diminuiti in tutta Italia del 12,1%, vale a dire 178.500 esercizi commerciali in meno, e sono spariti anche 29.500 esercizi commerciali di vicinato e prossimità.

Anche i consumatori hanno tirato la cinghia, soprattutto nel Sud, dove la spesa media mensile delle famiglie è calata di 131 euro, mentre al Nord si è ridotta di 78 euro e nel Centro Italia di 31 euro. Si tratta della componente più importante del Pil, il prodotto interno lordo che misura la ricchezza dell’economia italiana e vale il 60% del totale.

In soldoni, questa diminuzione ha comportato che le famiglie del Sud hanno speso mediamente 1.572 euro all’anno in meno, mentre quelle del Nord hanno diminuito i loro acquisti di 936 euro e nell’Italia Centrale la riduzione delle spese è stata “solo” di 372 euro.

Tra le Regioni che soffrono di più, al primo posto l’Umbria (-443 euro al mese) seguita dal Veneto (-378 euro) e dalla Sardegna (-324 euro). Salgono invece i consumi, in controtendenza con la linea generale tre sole Regioni: la Liguria (+333 euro al mese), la Valle d’Aosta (+188 euro) e la Basilicata (+133 euro).

La contrazione però riguarda principalmente l’acquisto di beni, che è diminuito del 10%, mentre le spese per prestazioni di servizi sono cresciute complessivamente del 7%. Nel dettaglio, i più colpiti dalla crisi sono stati i beni di consumo immediato, come i detersivi o i prodotti per la cura della persona (-13,6%) mentre la riduzione è stata minore per quelli più duraturi, come abbigliamento e calzature ( -4,5%); i beni più impegnativi e durevoli, invece, come le autovetture, i mobili e gli elettrodomestici, ne hanno risentito meno degli altri (-2,8%).

La caduta dei consumi non accenna a diminuire: sempre secondo lo studio della Cgia la tendenza prosegue anche nel 2019, dove raffrontando il primo semestre di quest’anno con lo stesso periodo dell’anno scorso c’è stata un’ulteriore contrazione dello 0,4%.

Solo le spese per telecomunicazioni e connettività non sembrano risentire della crisi: cellulari smartphone, tablet, pc, servizi internet e telefonici hanno registrato nell’ultimo decennio una crescita del 20,1% e nell’ultimo anno del 7,7%.

Inoltre, le famiglie preferiscono fare la spesa nei grandi magazzini: le spese nei negozi di grande distribuzione sono aumentate del 6,4% e al contrario quelle nella piccola distribuzione – dunque nei piccoli negozi e nelle botteghe artigiane – sono crollate del 14,5%. Nel loro complesso, però, le vendite al dettaglio (che valgono il 70% circa dei consumi delle famiglie) sono diminuite del 5,2%.

Spariscono così molte aziende artigiane e piccole imprese che operano nei settori del commercio, tranne che in alcune Regioni dove il loro numero risulta essere stato in aumento nell’ultimo decennio: sono la Calabria (+3%), il Lazio (+3,3%) e la Campania (+4,6%).  Si tratta di vedere se è una rondine che farà primavera o se sono segnali positivi ma che non interromperanno la tendenza generale; dieci anni sono un periodo di osservazione abbastanza lungo e hanno fatto emergere un quadro di complessivo declino.



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