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Chiamato all’eredità: ultime sentenze

25 Novembre 2019
Chiamato all’eredità: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su:chiamato all’eredità; verifica della qualità di erede; onere di contestazione della qualità di erede in capo al chiamato; minore nella qualità di chiamato all’eredità; notifica nei confronti del solo chiamato all’eredità rinunciante.

Verifica della qualità di eredi dei chiamati all’eredità 

Nel processo civile, in caso di morte di una delle parti, ai fini della prosecuzione del processo nei confronti dei successori, la verifica della qualità di eredi dei chiamati all’eredità non è necessaria nell’ipotesi in cui l’atto di riassunzione sia ad essi notificato collettivamente e impersonalmente entro l’anno dal decesso, ai sensi dell’art. 303, comma 2, c.p.c., in quanto tale disposizione affranca il notificante dall’onere di ricercare le prove dell’accettazione dell’eredità, la quale può intervenire nel termine di dieci anni dall’apertura della successione, sicché durante detto periodo la parte non colpita dall’evento interruttivo deve essere tutelata attraverso il riconoscimento della “legitimatio ad causam” del semplice chiamato.

Per converso, il chiamato all’eredità, pur non assumendo la qualità di erede per il solo fatto di avere accettato la notifica dell’atto di riassunzione, ha l’onere di contestare, costituendosi in giudizio, l’effettiva assunzione di tale qualità così da escludere il presupposto di fatto che ha giustificato la riassunzione.

Cassazione civile sez. III, 28/06/2019, n.17445

Eredità devolute ad incapaci o persone giuridiche

In tema di accettazione dell’eredità, l’inefficacia giuridica della dichiarazione di accettazione beneficiata non seguita dalla tempestiva redazione dell’inventario, non esclude che, entro il termine di prescrizione e salva la scadenza del termine fissato ai sensi dell’art. 481 c.c., l’ente chiamato all’eredità possa nuovamente dichiarare la sua accettazione con beneficio d’inventario.

Cassazione civile sez. II, 27/05/2019, n.14442

Legittimità del chiamato all’eredità al deposito della rinuncia

Nella vigenza della disciplina del processo tributario dettata dal d.P.R. n. 636 del 1972 non è prevista l’obbligatorietà della difesa tecnica, con la conseguenza che, dopo la morte del contribuente in pendenza del giudizio, il chiamato all’eredità può produrre personalmente l’atto di rinuncia di cui all’art. 521 c.c., allo scopo di dimostrare la propria estraneità ai debiti del “de cuius”, compresi quelli tributari.

Cassazione civile sez. trib., 18/04/2019, n.10908

Decadenza dal diritto di accettare col beneficio d’inventario

Ai fini della decadenza dal diritto di accettare col beneficio d’inventario che colpisce il chiamato all’eredità in possesso dei beni nell’ipotesi di mancato tempestivo compimento dell’inventario, è sufficiente una relazione materiale intercorrente con una parte dei beni ereditari o anche con uno solo di essi, tale da consentirgli l’esercizio di concreti poteri su detti beni, sia pure per mezzo di terzi detentori, con la consapevolezza della loro appartenenza al compendio ereditario.

Tribunale Venezia, 11/04/2019

La nozione di possesso 

L’art. 485 c.c. relativo alla chiamata all’eredità di chi e in possesso di beni va inteso nel senso che la nozione di “possesso” ivi contemplata comprenda quella di compossesso. La nozione di “possesso” ex art. 485 c.c., si identifica, infatti, in una qualunque relazione materiale con i beni ereditari idonea a consentire l’esercizio di concreti poteri sui medesimi e non vi è dubbio che il compossesso consente l’esercizio di concreti poteri sui beni che ne formano oggetto.

Cassazione civile sez. VI, 01/03/2019, n.6167

La rinuncia all’eredità

In tema di debiti ereditari, il soggetto chiamato all’eredità e che non l’abbia accettata, se si trova nel possesso di beni ereditari (art. 486 cod. civ.), può stare in giudizio per rappresentare l’eredità, ma, siccome non è ancora succeduto all’ereditando, non è soggetto passivo delle obbligazioni già pertinenti al suo dante causa e dunque contro di lui non può essere rivolta una domanda di condanna al pagamento di un debito ereditario.

Quando, però, detta domanda sia stata proposta nei suoi confronti, egli ha l’onere di resistere sostenendo l’insussistenza della sua qualità di erede, al fine di conseguire il risultato di non essere condannato al pagamento del debito, in quanto, una volta che attraverso il giudicato sia stato accertato un diritto di una parte nei confronti di un’altra, tutte le questioni che avrebbero potuto essere fatte valere nel giudizio e che, se lo fossero state, avrebbero potuto condurre a negare quel diritto, non possono esserlo più e non possono, perciò, costituire oggetto di opposizione all’esecuzione, anche ai fini dell’allegazione della sopravvenuta rinuncia all’eredità; ne deriva che la rinuncia all’eredità, avvenuta solo dopo la costituzione in giudizio in sede di riassunzione e successivamente alla notifica della sentenza di condanna, non vale ad escludere l’obbligo di pagamento del debito del de cuius per l’opponente.

Tribunale Cosenza sez. I, 18/01/2019, n.96

Accettazione dell’eredità di figli minorenni

Qualora il genitore esercente la responsabilità genitoriale sul figlio minore, chiamato all’eredità, faccia l’accettazione prescritta dall’articolo 471 del codice civile da cui deriva l’acquisto da parte del minore della qualità di erede, ma non compia l’inventario, necessario per poter usufruire della limitazione della responsabilità, e questo non sia redatto neppure dal minore entro un anno dal raggiungimento della maggiore età, l’eredità resta acquisita da quest’ultimo, che però è considerato erede puro e semplice, mentre il mancato perfezionamento della procedura di accettazione beneficiata mantiene il minore nella qualità di chiamato, sicché una volta divenuto maggiorenne, potrà valutare se conservare o meno il beneficio ovvero rinunciare all’eredità.

Cassazione civile sez. II, 16/11/2018, n.29665

Il chiamato all’eredità e i debiti previdenziali del defunto

In caso di sopravvenuta morte dell’assicurato, per il recupero dei contributi previdenziali dei quali risulti omesso il pagamento, l’Inps non può esperire azione nei confronti del chiamato all’eredità, ancorché quest’ultimo non abbia ottemperato all’invito rivoltogli di produrre certificazione della sua rinuncia all’eredità.

Cassazione civile sez. lav., 30/08/2018, n.21436

Chiamato all’eredità rinunciante

Il chiamato all’eredità, che abbia ad essa rinunciato, non risponde dei debiti del “de cuius”, in quanto la rinuncia ha effetto retroattivo ai sensi dell’art. 521 c.c., senza che, in ragione di ciò, assuma rilevanza l’omessa impugnazione dell’avviso di accertamento notificato al medesimo dopo l’apertura della successione, stante l’estraneità di detto chiamato alla responsabilità tributaria del “de cuius”, circostanza che è, di conseguenza, legittimato a far valere in sede di opposizione alla cartella di pagamento.

Cassazione civile sez. trib., 30/05/2018, n.13639

Chiamato all’eredità e prescrizione del diritto di accettazione

In materia di successioni, la prescrizione del diritto di accettare l’eredità, di cui all’articolo 480 del Cc, in mancanza di limitazioni normative, opera a favore di chiunque vi abbia interesse, anche se estraneo all’eredità. Di conseguenza, la relativa eccezione può essere opposta al chiamato all’eredità dal convenuto che sia nel possesso dei beni ereditari, senza che sia necessario che si sia compiuta l’usucapione in suo favore.

Tribunale Pordenone, 19/05/2017, n.365

Impugnazione notificata al chiamato all’eredità rinunciante

L’atto d’impugnazione notificato al solo chiamato all’eredità, che vi abbia rinunciato, è inammissibile per difetto di “legitimatio ad causam”, attesa l’efficacia retroattiva della rinunzia all’eredità ai sensi dell’art. 521 c.c..

Cassazione civile sez. VI, 10/04/2017, n.9225



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4 Commenti

  1. Poco tempo fa è venuta a mancare mia madre proprietaria al 100% di un piccolo appartamento. Su tale appartamento non vi sono ipoteche e nessuna nota particolare. Gli eredi legittimi sono tre io e due mie sorelle. Non vi è testamento. Una delle mie sorelle ha vari debiti Banca (mutuo con ipoteca sulla prima casa), Equitalia ed altri. In virtù di tali debiti gli è stata pochi mesi fa espropriata e venduta all’asta l’abitazione principale e pignorato il conto corrente. Il prezzo di vendita non è stato sufficiente ad estinguere l’ipoteca sulla casa. Vorrei cortesemente sapere: in che modo gli altri due fratelli posso cautelarsi? L’appartamento di mia madre può essere venduto a terzi senza che l’acquirente abbia problemi? Esiste un modo per conoscere il dettaglio dei debiti di mia sorella?

    1. Nel caso in cui Sua sorella dovesse accettare l’eredità, permetterebbe ai suoi creditori di soddisfarsi sulla quota di proprietà dell’appartamento da ella ereditato.Infatti, non esistendo altra eredità, né altri eredi, Voi ereditereste la quota in comproprietà di 1/3 ciascuno.I creditori, una volta che la successione sarà trascritta presso i registri immobiliari della conservatoria, verranno a sapere dell’avvenuta accettazione dell’eredità e potranno, tramite un pignoramento immobiliare, mettere in vendita l’appartamento, nonostante lo stesso risulti anche di proprietà Sua e dell’altra sorella.Infatti, in questo caso, il giudice dell’esecuzione potrebbe mettere all’asta l’appartamento e, una volta venduto, ripartire i 2/3 del ricavato a favore dei comproprietari non debitori.Esisterebbe, tuttavia, la possibilità di acquisire, nel corso della procedura di espropriazione immobiliare, e prima dell’asta giudiziaria, la quota della sorella debitrice, così come periziata dal consulente nominato nel giudizio. Tuttavia, sarebbe sempre meglio evitare tale situazione, anche per evitare il proliferarsi delle spese legali.Vendere l’immobile a terzi potrebbe non essere una soluzione utile, in quanto i creditori di Sua sorella – con una visura storica – potrebbero sapere che la loro debitrice, dopo aver accettato l’eredità e acquisito, nel suo patrimonio, la quota di quell’immobile, abbia trasferito la stessa a terzi.In questo caso, la compravendita potrebbe essere oggetto di revocazione, azione finalizzata a porre nel nulla la compravendita che ha danneggiato il diritto dei creditori a soddisfarsi sul patrimonio del debitore.L’unica soluzione rimane quella di convincere la sorella debitrice a rinunciare all’eredità, magari promettendo – con un accordo scritto tra i coeredi – che la sua quota sarà liquidata in denaro da Lei e l’altra sorella. In questo modo, fareste salvo l’appartamento, che così non potrebbe essere aggredito da quei creditori.Con riguardo alla possibilità di conoscere i debiti della sorella, l’unico strumento a disposizione per Lei e l’altra sorella rimane la presentazione, tramite un legale, di un’istanza di visibilità nella procedura di espropriazione già subita dalla stessa sull’abitazione principale.Accedendo agli atti presenti in quel giudizio, si potranno analizzare gli interventi dei singoli creditori nell’esecuzione e, così, verificare l’ammontare complessivo dei debiti, oltre il piano di ripartizione del ricavato della vendita, così da conoscere i debiti che residuano.

  2. Mia nonna vedova, ancora in vita ha redatto testamento olografico lasciando l’intero patrimonio a me che sono l’unica nipote (figlia della sua unica figlia) e che già possiedo il 25% di ogni suo alloggio (4 in totale). Ha estromesso mia madre perché quest’ultima ha avuto un procedimento penale con condanna con condizionale e nel corso degli anni ha già dilapidato gran parte del patrimonio. Mia madre che, al momento ha ancora un processo civile in corso con creditori, non avendo saldato completamente il debito, rinuncerebbe in futuro ad una eventuale legittima se ci fosse, avendola già sperperata prima. I creditori potrebbero comunque impugnare la rinuncia pur essendoci un testamento scritto a mio favore? Se succedesse potrei difendere da questa impugnazione gli immobili? Essendo già proprietaria del 25% di ognuno cosa potrei aspettarmi? In definitiva esiste per me un modo per poter salvaguardare i beni di famiglia che mia nonna vuole salvare?

    1. Si può confermare che i creditori della madre della lettrice possono aggredire la quota dei beni che dovrebbe ereditare come legittimaria. Tuttavia, qualora la madre dovesse rinunciare all’azione di riduzione della legittima, il procedimento che i creditori dovrebbe intraprendere sarebbe molto lungo, complesso e costoso, in quanto consistente in tre distinte azioni giudiziarie. In particolare, i creditori dovrebbero: prima impugnare la rinuncia della madre della lettrice e ottenere una sentenza che dichiari che la madre è erede legittimaria e che la sua esclusione dal testamento è illegittima, con conseguente ripristino della quota ereditaria in suo favore. L’azione di impugnazione della rinuncia impone al creditore di provare, non solo di avere un credito nei confronti della madre, ma anche la rinuncia provoca un vero e proprio danno. La dimostrazione del danno non può essere generica: il creditore deve provare il concreto pregiudizio economico subito a causa della rinuncia all’azione di riduzione da parte del proprio debitore; una volta ottenuta la sentenza vittoriosa, devono poi farsi autorizzare dal giudice ai sensi dell’art. 524 cod. civ., ad accettare, in luogo della madre, la relativa quota, al solo scopo di soddisfarsi sui beni ereditari fino alla concorrenza dei loro crediti. una volta accettata la quota di eredità, procedere con la figlia comproprietaria alla divisione, in proporzione al proprio credito, previa stima immobiliare, con l’ausilio di un notaio o con procedura giudiziale di divisione ereditaria. Secondo la giurisprudenza maggioritaria, infatti, il legittimario totalmente pretermesso (come nel caso di specie) non è chiamato alla successione per il solo fatto della morte del “de cuius“, ma acquista tale qualità solo all’esito della sentenza che accoglie la sua domanda di riduzione, rimuovendo l’efficacia preclusiva delle disposizioni testamentarie. Ne consegue che, di fronte alla rinuncia alla azione di riduzione, il creditore del legittimario pretermesso può surrogarsi nell’accettazione dell’eredità, in nome e in luogo del suo debitore, solo se prima rende inefficace la rinuncia all’azione di riduzione posta in essere dal debitore stesso, in qualità di legittimario totalmente pretermesso. La previa e vittoriosa impugnazione della rinuncia all’azione di riduzione, che elimina l’efficacia delle disposizioni testamentarie lesive dei diritti del legittimario pretermesso, consente poi al creditore di surrogarsi al chiamato all’eredità e accettare in nome e in luogo del predetto (Cass. civ., sez. II, 22 febbraio 2016, n. 3389). Dal momento che, la madre della lettrice come erede legittimaria avrebbe diritto alla metà dell’eredità e che la lettrice è già proprietaria del 25% di ogni immobile, i creditori non potrebbero di certo aggredire tutti gli immobili dell’asse ereditario, ma soltanto la parte corrispondente alla quota della madre (previa stima immobiliare) e comunque non oltre il valore del proprio credito. Se, all’esito dei procedimenti di cui sopra, i creditori dovessero accettare la quota, sarà indispensabile una divisione, essendo la lettrice comproprietaria degli immobili. In quella sede, si potrà per esempio concordare che solo uno degli immobili, con cessione della quota della lettrice del 25%, divenga di proprietà dei creditori e gli altri restino alla lettrice. Al momento non vi sono altre strade per tutelare gli immobili dal rischio di un’azione di impugnazione della rinuncia e poi di surroga dei creditori. Tuttavia, a parere dello scrivente è da ritenere che, salvo si tratti di un credito particolarmente rilevante e di immobili di un certo valore, difficilmente i creditori si inoltreranno in procedimenti giudiziari così complessi e comunque costosi, dovendo poi anche affrontare un giudizio di divisione ereditaria. Ad ogni modo, qualora la lettrice volesse sincerarsi di salvaguardare un immobile in particolare, in modo da escluderlo da ogni vicenda contenziosa, lo potrebbe ricevere in donazione dalla nonna ancora in vita. In tal modo, residuando altri tre immobili, qualunque fosse l’esito dell’azione di riduzione, i creditori non potrebbero pregiudicare gli effetti della donazione già ricevuta.

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