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Pignoramento per mantenimento figli

25 Novembre 2019 | Autore:
Pignoramento per mantenimento figli

Si può obbligare il genitore a versare il mantenimento alla prole? Quali rimedi esistono per ottenere l’adempimento? Esecuzione forzata e ordine di pagamento.

I debiti si contraggono non soltanto con le persone che ci hanno prestato del danaro, con quelle a cui abbiamo causato un danno oppure con coloro a cui non abbiamo corrisposto il dovuto per il lavoro svolto: spesso un debito può sorgere anche nei confronti di un proprio familiare, perfino nei riguardi dei figli. È ciò che accade quando un provvedimento del giudice oppure un accordo ci impone di versare una determinata somma periodica per il mantenimento della prole ma, perché non possiamo o non vogliamo, non ottemperiamo all’obbligo. Cosa succede in casi del genere? È possibile il pignoramento per il mantenimento dei figli?

In altre parole: è possibile che venga intrapresa una procedura esecutiva contro di noi nell’interesse della prole? Ebbene, sappi che la risposta è senz’altro positiva: la legge consente al genitore-debitore di poter essere sottoposto al pignoramento per il mantenimento dei propri figli. Come funziona la procedura? Quando può accadere ciò? È possibile difendersi? Se ne vuoi sapere di più, concediti dieci minuti di tempo per leggere quanto sto per dirti.

Mantenimento dei figli: cos’è?

A prescindere dal fatto che due persone siano sposate o meno, i genitori devono sempre sostenere i figli, sia moralmente che economicamente. La legge non prevede un limite oltre il quale il padre o la madre debbano disinteressarsi della prole: anche se maggiorenni, i figli vanno sempre mantenuti, purché siano ancora economicamente dipendenti dai genitori e tale dipendenza non sia imputabile a una loro colpa.

Così, il figlio che fa l’università ha il preciso diritto di essere supportato, anche economicamente, dalla famiglia; lo stesso se, dopo gli studi, non riesce a trovare lavoro nonostante i tanti sforzi profusi.

Al contrario, il figlio che ha deciso di non proseguire gli studi né di lavorare, potrebbe non aver diritto a essere mantenuto dai genitori, se non nei limiti dell’obbligo di versargli gli alimenti, cioè una misura assistenziale minima ai fini della sola sopravvivenza.

Chi deve mantenere i figli?

Ovviamente, l’obbligo di mantenere i figli grava in capo a entrambi i genitori, sia che essi abbiano contratto formale matrimonio, sia che siano una coppia di fatto oppure che non stiano più insieme. Nel caso in cui i genitori siano separati, ciascuno provvederà al mantenimento in ragione alle proprie risorse economiche e, soprattutto, alle condizioni eventualmente pattuite tra di loro oppure stabilite unilateralmente dal giudice.

In buona sostanza, dunque, i figli devono sempre essere mantenuti, sia che i genitori siano sposati sia che non vivano insieme. Lo scioglimento dell’unione tra i genitori può incidere sui diritti e gli obblighi esistenti tra questi due, ma non su quelli che vigono nei confronti della prole, i quali sopravvivono alla fine dell’unione tra i genitori.

Come vanno mantenuti i figli?

Le modalità di mantenimento dei figli non costituiscono un problema quando i genitori sono uniti: essi provvedono direttamente a ciò di cui la prole ha bisogno quando vivono con essi, fornendo vitto, alloggio e comprando ciò di cui hanno bisogno; quando invece si allontanano, per motivi di lavoro o di studio, i genitori provvedono trasmettendo loro le somme di danaro di cui hanno bisogno.

Il problema del mantenimento dei figli (e del conseguente pignoramento in caso di inadempimento) sorge allorquando i genitori sono separati o divorziati. Cosa succede in questi casi? Ebbene, come anticipato, i genitori devono trovare un accordo tra loro al fine di poter mantenere adeguatamente i figli.

Per poterlo fare, i genitori possono:

  • raggiungere un accordo bonario tra loro, in presenza dei rispettivi avvocati (stipulazione di una convenzione di negoziazione assistita);
  • registrare un accordo direttamene in Comune, presso l’ufficiale di stato civile;
  • trovare un accordo e sottoporlo all’omologazione del giudice del tribunale;
  • in assenza di accordo, fare ricorso al tribunale e aprire un contenzioso in piena regola che terminerò con una sentenza del giudice.

In tutti i casi, i genitori che decidono di dividersi non possono dimenticare la prole: essi sono costretti a mantenerla fino a quando non raggiungerà l’indipendenza economica.

Mantenimento diretto e mantenimento indiretto

Esistono essenzialmente due modi per provvedere al mantenimento dei figli: quello di provvedere direttamente a loro, acquistando tutto ciò di cui c’è bisogno; quello di corrispondere loro una determinata somma di danaro con cui poi la prole provvederà ad acquistare e a pagare tutto ciò che le serve. Nel primo caso si parlerà di mantenimento diretto, mentre nel secondo di mantenimento indiretto.

Se quanto detto non ti è chiaro, te lo spiego in altri termini: nel mantenimento diretto sussiste un soddisfacimento immediato e diretto da parte del genitore dei bisogni e delle necessità del minore; il mantenimento indiretto, invece, si sostanzia essenzialmente nella corresponsione di un assegno periodico destinato a coprire le esigenze ordinarie della prole.

Capirai bene, dunque, che quando parliamo di pignoramento per il mantenimento dei figli facciamo essenzialmente riferimento al caso del mantenimento indiretto, cioè a quello in cui il genitore tenuto a corrispondere l’assegno (direttamente alla prole, se maggiorenne, oppure all’altro genitore) viene meno al proprio obbligo, maturando così un vero e proprio debito nei confronti dei figli.

È ovviamente il giudice a stabilire quale dei genitori dovrà essere tenuto al mantenimento indiretto: la regola è che il genitore collocatario, cioè quello a cui verrà affidata la prole in via esclusiva oppure in via privilegiata, provvede al mantenimento diretto, mentre quello non affidatario dovrà versare il mantenimento indiretto.

La questione del pignoramento per il mantenimento dei figli, dunque, si risolve essenzialmente nel problema del pignoramento a danno del genitore non affidatario tenuto al mantenimento indiretto.

Pignoramento: cos’è?

Chiarito tutto quello che c’è sa sapere circa gli obblighi di mantenimento e prima ancora di approfondire il tema del pignoramento per il mantenimento non versato ai figli, spendiamo solamente due parole per spiegare cos’è il pignoramento.

Il pignoramento non è altro che l’atto introduttivo dell’esecuzione forzata [1]. In termini più pratici, possiamo dire che il pignoramento è quell’intimazione con cui si ingiunge al debitore di astenersi dal compiere qualsiasi condotta diretta a sottrarre alla garanzia del creditore i beni preordinati all’esecuzione forzata [2].

Dunque, il pignoramento è un semplice avviso, predisposto dal creditore e notificato a mezzo ufficiale giudiziario, attraverso il quale si comunica al debitore che gli è assolutamente proibito di disporre di alcuni suoi beni e, in particolare, di quelli che il creditore ha “preso di mira” con l’esecuzione forzata che ha intrapreso.

Pignoramento per omesso mantenimento: come funziona?

Andiamo ora al cuore del nostro problema: come funziona il pignoramento per mantenimento figli non versato? Poiché il genitore tenuto a versare l’assegno di mantenimento alla prole contrae un vero e proprio debito allorquando si sottragga a tale adempimento, sarà possibile agire contro di lui secondo le forme ordinarie previste dal codice di procedura civile.

Per la precisione, i figli che non ricevono il mantenimento (o, in loro vece, nel caso in cui essi siano minorenni, il genitore con cui vivono e su cui non incombe l’onere del mantenimento indiretto) possono:

  • notificare il titolo esecutivo al genitore inadempiente. Il titolo esecutivo è l’atto in cui è stabilito l’obbligo di versare il mantenimento: può dunque trattarsi della sentenza di separazione o di divorzio del giudice, del decreto di omologazione della separazione consensuale, della convenzione di negoziazione assistita, del verbale contenente le condizioni di separazione o di divorzio redatto dall’ufficiale di stato civile del Comune accordo;
  • notificare il precetto, cioè l’atto con cui si intima di pagare entro dieci giorni tutte le somme dovute, maggiorate degli interessi;
  • in caso di perdurante inadempimento, procedere con l’esecuzione forzata e, dunque, con la notifica dell’atto di pignoramento.

Come già ricordato, il pignoramento fa parte dell’esecuzione forzata e ne rappresenta la prima, necessaria tappa verso la realizzazione delle pretesa creditoria.

L’esecuzione forzata contro il genitore inadempiente

Dovrà essere il creditore a scegliere la forma di esecuzione forzata che ritiene più opportuna e conveniente. Come anticipato, l’esecuzione forzata è la procedura che consente di attuare le disposizioni del giudice anche senza il consenso del debitore; in pratica, è possibile sottrarre forzosamente determinati beni al debitore al fine di destinarli alla soddisfazione del diritto del creditore.

A seconda dei beni che “colpisce”, l’esecuzione può essere:

  • mobiliare, se ha ad oggetto denaro o altri beni mobili (elettrodomestici, soprammobili, gioielli, ecc.);
  • immobiliare, se ha ad oggetto beni immobili (l’abitazione o un terreno, ad esempio);
  • presso terzi, se ha ad oggetto crediti del debitore o altre cose mobili appartenenti al debitore ma nella disponibilità di terze persone (classico esempio è l’espropriazione che riguarda il conto corrente, lo stipendio oppure la pensione).

Se vuoi approfondire ogni forma di espropriazione possibile, ti consiglio di leggere l’articolo dal titolo Pignoramento per assegno di mantenimento.

L’ordine di pagamento del giudice

Con specifico riguardo all’omesso versamento del mantenimento ai figli, la legge prevede uno strumento speciale di tutela: l’attribuzione diretta dei redditi da lavoro del debitore a favore della prole. Secondo la legge [3], in caso di inadempimento il presidente del tribunale, su istanza di chiunque vi ha interesse, sentito l’inadempiente ed assunte informazioni, può ordinare con decreto che una quota dei redditi dell’obbligato, in proporzione agli stessi, sia versata direttamente all’altro genitore o a chi sopporta le spese per il mantenimento, l’istruzione e l’educazione della prole.

In pratica, nel caso in cui il genitore obbligato non versi il mantenimento alla prole, l’altro genitore oppure gli stessi figli (se maggiorenni) potranno adire il tribunale e chiedere al giudice l’emissione di un ordine di pagamento diretto a carico del terzo, cioè di colui che è tenuto a corrispondere periodicamente somme al coniuge onerato (ad esempio, il datore di lavoro o anche l’Ente erogatore di pensione ovvero il conduttore di un immobile di proprietà del coniuge onerato).

Il decreto con cui il giudice ordina il pagamento diretto alla prole costituisce titolo esecutivo che va ovviamente notificato agli interessati ed al terzo debitore; contro di esso le parti possono proporre opposizione nel termine di venti giorni dalla notifica. L’opposizione è regolata dalle norme relative all’opposizione al decreto ingiuntivo.


note

[1] Art. 491 cod. proc. civ.

[2] Art. 492 cod. proc. civ.

[3] Art. 316-bis cod. civ.

Autore immagine: 123rf.com


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