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News Aboliti i figli naturali: stop a fratellastri e adottivi; le questioni ereditarie

News Pubblicato il 13 luglio 2013

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> News Pubblicato il 13 luglio 2013

Decade il diritto di commutazione, piena eguaglianza tra figli nati nel matrimoni e fuori, abolita la categoria dei figli naturali, nasce la responsabilità genitoriale; come cambia il diritto di famiglia.

Cambia il diritto di famiglia. Stop alla distinzione tra figli legittimi e figli naturali. I figli sono tutti uguali e con gli stessi diritti. Stop anche a fratelli e fratellastri. Il figlio, anche se minore, deve essere ascoltato su tutto, dall’affidamento a un genitore o ad un altro fino all’eventuale modifica del cognome.

L’assoluta parità tra figli nati dentro o fuori dal matrimonio era stata sancita con la legge delega dello scorso anno [1], ma ieri il Governo ha approvato le norme di attuazione che trasformeranno il principio in regola giuridica. In sostanza, l’Esecutivo ha esercitato quella delega garantendo la piena uguaglianza, anche ai fini ereditari, dei figli, compresi quelli adottivi.

Eredità: il diritto di commutazione

Le modifiche alla legge sul riconoscimento dei figli naturali portano conseguenze anche sul diritto successorio: pari diritti ereditari tra figli nati fuori o all’interno del matrimonio. La riforma ha esteso il vincolo di “parentela” a tutti i soggetti appartenenti allo stesso stipite, a prescindere dal fatto che la nascita della prole sia avvenuta tra genitori coniugati o conviventi. La novità non è di poco conto, se si pensa che i figli nati fuori dal matrimonio, con il riconoscimento da parte del genitore, acquistano un legame giuridico non solo con questi, ma anche con i relativi familiari, di cui saranno “parenti” a tutti gli effetti, con conseguente partecipazione al loro asse ereditario.

La novità maggiore è quella del cosiddetto “diritto di commutazione”. Prima della riforma, se il genitore, alla sua morte, lasciava un figlio naturale e uno legittimo, essi avevano diritto a dividersi i due terzi dell’eredità in parti tra loro uguali. Tuttavia i figli legittimi avevano la facoltà di versare, nelle mani dei figli naturali, il corrispondente valore in denaro (o in altri beni immobili) dei beni ereditati, escludendoli così dalla successione. La legge riconosceva questo diritto “superiore” ai figli nati nel matrimonio, quasi che questi ultimi percepissero un maggior “valore affettivo” sui beni dei genitori, rispetto ai figli naturali.

Ora questa norma discriminatoria è venuta finalmente meno perché, scomparendo la categoria dei figli naturali ed essendo questi del tutto equiparati ai figli legittimi, anche il diritto di commutazione è cessato. I figli nati fuori dal matrimonio del soggetto defunto non saranno più liquidabili da quelli nati nel matrimonio: tutti costoro parteciperanno inderogabilmente alla comunione ereditaria, senza che quelli nati ai di fuori del matrimonio possano subire l’opposizione di estromissione da quelli nati in costanza di matrimonio.

Il concetto di potestà genitoriale viene sostituito da quello di “responsabilità genitoriale”. La “responsabilità genitoriale” non scade alla maggiore età.

Il diciottesimo anno non è più il termine che segna l’emancipazione dei figli e quindi il venir meno degli obblighi genitoriali.

Un’altra novità importante, come detto, è quella dell’ascolto del minore in qualsiasi procedimento che lo riguardi per conciliare il contraddittorio e la tutela del bambino contro eventuali condizionamenti.

La riforma, in ultimo, dà dignità ai nonni, aumenta i carichi per i comuni, disponendo il potere dei giudici di segnalare casi di abbandono agli enti locali e impone di ascoltare il minore, senza condizionamenti, in tutti i procedimenti che lo riguardano.

note

Servizio a cura di METAPING

Articoli di Giovanni Negri, Donatella Stasio, Angelo Busani e Antonio Ciccia su Il Sole 24 Ore del 13.07.13, pagg. 19-22.

[1] Ddl n. 219/2012


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1 Commento

  1. Mater semper certa è una locuzione latina, la cui traduzione è “La madre è sempre certa” (cioè conosciuta definitivamente). Può essere completata da pater autem incertus oppure pater numquam. In diritto è molto più semplice collegare la nascita di un figlio ad una madre solo per il fatto naturale del parto. Per il padre invece, nonostante le innovative tecniche di comparazione del sangue e del dna, opera una presunzione di paternità di 300 giorni. I figli nati all’interno del matrimonio sono automaticamente considerati figli del marito, ripeto NONOSTANTE LE INNOVATIVE TECNICHE DI COMPARAZIONE DEL SANGUE E DEL DNA e dei cambiamenti, in meglio o peggio, secondo le varie opinioni, dei costumi sessuali della società. Per continuare nella tradizione patriarcale, in cui i figli naturali, avuti fuori dal matrimonio, erano esclusi da ogni beneficio di avere un padre ad esclusivo vantaggio dei figli della moglie, il nuovo femminismo del governo Letta, nel decreto legislativo sulla riforma del diritto di famiglia, in materia di filiazione, sbandierando “la definitiva equiparazione dei figli “naturali” a quelli legittimi” a pochissimi mesi da una simile riforma il cui risultato era stato già venduto come “la definitiva equiparazione dei figli “naturali” a quelli legittimi” cerca di introdurre, e verosimilmente ci riuscirà, il concetto che, ogni figlio di una donna è del marito. Recita l’articolo 18 del Decreto Legislativo: ART. 18 (Modifiche all’articolo 244 del codice civile) 1. L’articolo 244 del codice civile è sostituito dal seguente: ” ART. 244 (Termini dell’azione di disconoscimento) L’azione di disconoscimento della paternità da parte della madre deve essere proposta nel termine di sei mesi dalla nascita del figlio ovvero dal giorno in cui è venuta a conoscenza dell’impotenza di generare del marito al tempo del concepimento. Il marito può disconoscere il figlio nel termine di un anno che decorre dal giorno della nascita quando egli si trovava al tempo di questa nel luogo in cui è nato il figlio; se prova di aver ignorato la propria impotenza di generare ovvero l’adulterio della moglie al tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza. (omissis) Nei casi previsti dal primo e dal secondo comma l’azione non può essere, comunque, proposta oltre cinque anni dal giorno della nascita. Non conosco le priorità del legislatore, ma non vedo di certo l’interesse a difendere il diritto di un uomo a non prendersi cura, educare e curare un figlio non suo. Vedo, dietro a questo articolo, l’interesse, nascosto dietro il presunto interesse del minore, di difendere i privilegi della donna la quale avrà così la certezza che il prorpio figlio concepito magari con un altro uomo, e lei di conseguenza , avranno a disposizione le risorse economiche del marito. La maternità è difesa dalla Costituzione, ma una madre può non riconoscere un figlio alla nascita, mentre la paternità, ed i diritti ad essa collegati, non sono difesi, ma può essere imposta anche contro la sua volonta ad un uomo. Occorre che qualche onesto parlamentare raccolga questa istanza e proponga, e faccia approvare urgentemente, l’introduzione di adeguate analisi ematologiche obbligatorie già alla nascita, in modo da poter stabilire immediatamente se il bambino nato è effettivamente del marito o dell’uomo che si crede suo padre, specialmente alla luce di queste nuove limitazioni al diritto maschile di “paternità consapevole”.

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