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Recidiva: cos’è?

2 Dicembre 2019 | Autore:
Recidiva: cos’è?

Tutte le forme di recidiva secondo il codice penale: la recidiva semplice, quella aggravata e pluriaggravata, la recidiva reiterata e quella specifica.

Esistono termini di uso comune che in realtà sono stati presi in prestito dal mondo del diritto e che, in questo ambito, hanno una determinata e specifica valenza. Un esempio è quello della recidiva. Quante volte, anche in maniera scherzosa, abbiamo detto a una persona che è un recidivo, riferendoci al fatto che avesse commesso per due volte la stessa azione? In effetti, anche nell’universo giuridico la recidiva significa ciò, solamente che le implicazioni sono molto importanti. Cos’è la recidiva?

Premettiamo subito una cosa: la recidiva è un istituto giuridico conosciuto solamente nel diritto penale. In altre parole, tecnicamente nessuno può essere definito recidivo se non paga due canoni di locazione oppure se risulta inadempiente più volte allo stesso obbligo nei confronti di un’altra persona. Quello che voglio dirti è che la recidiva riguarda i reati. Se nei vuoi sapere di più, prosegui nella lettura.

Recidiva: cosa dice la legge?

Premesso che, come appena ricordato, la recidiva riguarda solamente il diritto penale, vediamo più nel dettaglio cosa intende la legge per recidiva. Il codice penale [1] stabilisce che chi, dopo essere stato condannato per un delitto non colposo, ne commette un altro, può essere sottoposto ad un aumento di un terzo della pena da infliggere per il nuovo delitto non colposo.

In pratica, per la legge è recidivo chi, dopo essere già stato condannato per un reato doloso, ne commette ancora un altro. Quando accade ciò, il recidivo può subire un aumento della pena: ciò significa che la recidiva è una circostanza aggravante a tutti gli effetti.

Tizio commette un furto in un supermercato; colto in flagrante, patteggia una condanna a un anno. Dopo qualche tempo, Tizio viene sorpreso a effettuare una rapina in una gioielleria. Essendo già stato condannato in precedenza, il pubblico ministero, per questo secondo reato, gli contesta la recidiva.

Recidiva: caratteristiche

Spiegato il significato della recidiva, vediamo schematicamente quali sono le sue caratteristiche principali:

  • la recidiva riguarda solamente delitti dolosi, cioè crimini commessi intenzionalmente. Non sarà imputabile la recidiva a chi, dopo essere stato condannato per lesioni colpose, commetta un reato doloso;
  • la recidiva presuppone che per il primo reato sia intervenuta una sentenza di condanna definitiva. Dunque, a colui che ha commesso due rapine ma non è stata ancora accertata in via definitiva la responsabilità penale per la prima, non potrà essere contestata la recidiva;
  • la recidiva, come detto, è una circostanza aggravante, esattamente come lo sono la particolare crudeltà, il grave danno cagionato, ecc. Ciò significa che anche la recidiva può essere controbilanciata da un’attenuante;
  • la recidiva, come diremo meglio nell’ultimo paragrafo, è facoltativa, nel senso che è il magistrato che decide se contestarla o meno.

La recidiva aggravata

Chiarito che la recidiva è una circostanza aggravante che comporta un aumento della pena nei casi in cui una persona già condannata per un fatto doloso ne commetta un altro, vediamo ora quali sono le ipotesi di recidiva aggravata.

Si definisce aggravata la recidiva che comporta un aumento della pena superiore a quello stabilito per la recidiva semplice (che è quella che abbiamo analizzato sinora), che è pari a un terzo.

Secondo la legge, la recidiva è aggravata e si applica l’aumento di pena fino alla metà quando:

  • il nuovo delitto doloso è della stessa indole (è la cosiddetta recidiva specifica);
  • il nuovo delitto doloso è stato commesso nei cinque anni dalla condanna precedente (recidiva infraquinquennale);
  • il nuovo delitto doloso è stato commesso durante o dopo l’esecuzione della pena, ovvero durante il tempo in cui il condannato si sottrae volontariamente all’esecuzione della pena (cosiddetta recidiva vera).

La recidiva specifica

La prima ipotesi di recidiva aggravata è quella specifica, che si realizza quando il secondo delitto è della stessa indole del primo. Cosa significa delitti della stessa indole? È la legge [2] a spiegarcelo: sono considerati reati della stessa indole non soltanto quelli che violano una stessa disposizione di legge, ma anche quelli che, pure essendo preveduti da disposizioni diverse di questo codice ovvero da leggi diverse, nondimeno, per la natura dei fatti che li costituiscono o dei motivi che li determinarono, presentano, nei casi concreti caratteri fondamentali comuni.

In pratica, la recidiva specifica, con contestuale aumento della pena fino alla metà, scatta nel momento in cui il secondo reato commesso non solo sia un delitto doloso, ma sia anche della stessa indole del primo per il quale si è già stati condannati, e cioè:

  • il secondo reato sia lo stesso del primo (due furti, due rapine, due lesioni personali, ecc.);
  • il secondo reato, pur essendo formalmente diverso dal primo, sia ad esso sostanzialmente equiparabile per i beni giuridici coinvolti: furto e rapina; percosse e lesioni personali; maltrattamenti e lesioni; minacce e stalking; ecc.

Mevio ha alle spalle una condanna per furto in abitazione. Dopo un po’ di tempo, con alcuni complici, organizza una rapina in banca. Catturato, gli viene contestata la recidiva specifica, vista la sostanziale identità che esiste tra i delitti di furto e di rapina.

La recidiva infraquinquennale

Anche la recidiva infraquinquennale, come quella specifica, rappresenta una forma di recidiva aggravata per la quale si può applicare un aumento della pena fino alla metà. Nello specifico, la recidiva è infraquinquennale quando il secondo delitto doloso è commesso non oltre cinque anni da quando è intervenuta la condanna definitiva per il primo delitto.

La recidiva vera (durante l’esecuzione della pena)

Ultima forma di recidiva aggravata è quella commessa durante l’esecuzione della pena o durante il tempo in cui il condannato avrebbe dovuto eseguire la pena ma se ne è sottratto. Nel primo caso, si pensi a chi commetta un reato mentre è in carcere per via di una precedente condanna; nel secondo, si pensi a chi, condannato, è latitante e commette un altro delitto.

La recidiva pluriaggravata

La recidiva è pluriaggravata quando ricorrono almeno due delle tre ipotesi di recidiva aggravata: in tal caso, la pena è aumentata della metà, senza possibilità che il giudice possa modulare l’aumento (per la recidiva aggravata, infatti, l’aumento è fino alla metà, potendo dunque essere anche in misura nettamente inferiore).

Si prenda il caso di chi, già condannato in via definitiva per furto, dopo appena un anno commetta una rapina: in questa ipotesi ricorre sia la recidiva infraquinquennale che quella specifica (reati della stessa indole).

La recidiva reiterata

Se pensavi che oltre alla recidiva semplice, a quella aggravata e a quella pluriaggravata il novero delle recidive fosse terminato, ti stai sbagliando: esiste anche la recidiva reiterata. Secondo la legge, se il recidivo commette un altro delitto non colposo, l’aumento della pena:

  • è della metà, nel caso di recidiva semplice;
  • è di due terzi, nel caso di recidiva aggravata.

Dunque, si parla di recidiva reiterata quando il nuovo delitto doloso è commesso da chi è già recidivo, cioè da chi è già stato condannato per due reati dolosi. La recidiva reiterata, dunque, presuppone un nuovo delitto che si aggiunge ai due precedenti; ovviamente, tutti i crimini devono essere di natura dolosa e devono essere delitti (non contravvenzioni).

L’aumento della pena per la recidiva reiterata dipende dalla natura della precedente recidiva: se il criminale è un recidivo semplice, allora l’aumento della pena è della metà; altrimenti, l’aumento è di ben due terzi.

La recidiva per i reati particolarmente gravi

Sempre secondo la legge, quando il nuovo delitto rientra tra quelli che la legge riconosce come particolarmente gravi (associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione aggravata, sequestro di persona a scopo estorsivo, ecc.), l’aumento della pena per la recidiva aggravata non può mai essere inferiore ad un terzo della pena da infliggere per il nuovo delitto.

In altre parole, quando la recidiva aggravata riguarda un delitto particolarmente importante, l’aumento sarà sempre fino alla metà, ma non potrà mai essere inferiore a un terzo. In pratica, la legge ha disposto un limite minimo al di sotto del quale il giudice non può andare.

Il limite di aumento della pena per recidiva

Abbiamo detto che la recidiva è una circostanza aggravante che, nei casi più gravi (vedasi la recidiva reiterata), può comportare un aumento della pena perfino di due terzi.

Secondo la legge, però, l’aumento della pena della recidiva ha un limite, rappresentato dal cumulo delle pene risultante dalle condanne precedenti alla commissione del nuovo delitto non colposo. In altre parole, la recidiva non può mai comportare un aumento pari alla somma delle pene fino a quel momento riportate dal criminale.

La recidiva è obbligatoria?

Infine, un’ultima questione: la recidiva deve essere contestata obbligatoriamente? In altre parole, in presenza di una persona indagata per aver commesso un delitto dopo che già aveva riportato una condanna per un altro, il magistrato del pubblico ministero sarà tenuto per legge a contestargli anche la recidiva? La risposta è negativa.

La legge, prima di una sentenza della Corte Costituzionale del 2015 [3], prevedeva un’unica ipotesi di recidiva obbligatoria: quella per i reati particolarmente gravi. Successivamente all’intervento della Consulta, questa disposizione fu ritenuta illegittima: di conseguenza, tutte le ipotesi di recidiva sopra elencate sono facoltative, nel senso che potrebbero anche non essere contestate o riconosciute dal magistrato.

note

[1] Art. 99 cod. pen.

[2] Art. 101 cod. pen.

[3] Corte Cost., sent. n. 185/2015.

Autore immagine: Canva.com


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