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Arriva il ddl “salva Berlusconi” sulla ineleggibilità: lo presenta il PD

13 Luglio 2013
Arriva il ddl “salva Berlusconi” sulla ineleggibilità: lo presenta il PD

La ineleggibilità si trasforma in incompatibilità: come gli avversari di Berlusconi diventano i suoi migliori alleati.

Nell’era delle larghe intese, arriva in questi giorni a Berlusconi – contestato avversario elettorale dai mille conflitti di interesse – una mano proprio dai suoi (ex?) avversari del Partito Democratico. A firmare la proposta di legge (che sta sollevando lo scandalo tra gli elettori) sono proprio gli esponenti di maggior spicco del PD come il capogruppo Zanda o anche Mucchetti Chiti, Gotor e Migliavacca.

Di che si tratta?

Abbiamo sentito parlare, fino alla nausea, di conflitto di interessi e di ineleggibilità al Parlamento per chi ha “le mani in pasta” nel settore economico e dell’informazione. La mole delle critiche, rivolte ovviamente all’ex premier Silvio Berlusconi, è stata seconda solo all’inerzia con cui, sino ad oggi, il Parlamento si è mosso per mettere una disciplina effettiva al problema del conflitto.

La legge [1] che dichiarerebbe Berlusconi ineleggibile stabilisce che qualsiasi concessionario di un bene pubblico – quale è, appunto, la frequenza televisiva – non può essere eletto in Parlamento.

Proprio in questi giorni, che si dovrebbe decidere sull’ineleggibilità di Berlusconi per le elezioni del Senato, arriva l’assist al novantesimo. La proposta mira a cambiare la ineleggibilità in incompatibilità. La differenza è presto detta.

Se l’ineleggibilità comporta l’automatica decadenza dal seggio elettorale per chi, al momento della votazione, si trovava nella posizione di conflitto, con la incompatibilità, invece, la votazione e conseguente nomina restano valide e, in un secondo momento, il candidato eletto viene messo nella possibilità di scegliere se optare per il bene pubblico o per il seggio parlamentare.

Con la nuova proposta viene inoltre consentito al parlamentare “in conflitto” di vendere il controllo di un’azienda coinvolta nello sfruttamento del bene pubblico entro il limite massimo di un anno.


note

[1] Legge n. 361 del 1957.


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