Diritto e Fisco | Articoli

Pensione part time scuola

10 Novembre 2019 | Autore:
Pensione part time scuola

Come devono essere valutati ai fini pensionistici i periodi di lavoro svolti a tempo parziale in qualità di docente?

I periodi di lavoro svolti a tempo parziale, normalmente, non sono valutati ai fini della pensione allo stesso modo dei periodi lavorati a tempo pieno,. In particolare, per l’accredito di un anno intero di contributi presso l’Inps, è necessario che i lavoratori, part time o full time (esclusi domestici, agricoli e apprendisti) conseguano una retribuzione minima.

Questa retribuzione corrisponde all’imponibile minimo necessario perché in un anno tutte le 52 settimane siano riconosciute ai fini del diritto alla pensione, ed è pari, per ogni settimana dell’anno, al 40% del trattamento minimo mensile.

Per il 2019, il valore della retribuzione minima per l’accredito “intero” dei contributi ammonta a 205,20 euro a settimana (40% di 513,01 euro, trattamento minimo mensile); in un anno è necessario raggiungere uno stipendio, al lordo dei contributi, di 10.670,40 euro: in caso contrario i periodi utili ai fini del diritto alla pensione sono ridotti in proporzione.

Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, ed in particolare il personale della scuola, le regole sono, però, diverse.

Facciamo il punto della situazione sulla pensione part time scuola: come si valutano i periodi lavorati dai doceti a tempo parziale ai fini del diritto e della misura del trattamento di quiescenza e del trattamento di fine servizio (Tfs: le principali prestazioni erogate ai dipendenti pubblici in regime di Tfs sono indennità di buonuscita, di anzianità, premio di servizio; può essere però erogato, a seconda della categoria di appartenenza e dell’anzianità, il Tfr, trattamento di fine rapporto).

In particolare, per quanto riguarda il diritto a pensione e al Tfs, la disciplina, per i dipendenti pubblici, è generalmente più favorevole rispetto a quella prevista per i dipendenti del settore privato: gli anni di servizio part time sono difatti da considerarsi comunque utili per intero [1].

Questo vantaggio vale anche per i docenti a tempo parziale: il lavoro part-time dei docenti non allontana dunque la pensione; tuttavia, influisce parzialmente in modo negativo sull’assegno pensionistico. Ma procediamo con ordine.

Part time scuola e diritto a pensione

Nello specifico, i periodi di lavoro svolto a tempo parziale nella scuola non allontanano la pensione, in quanto la legge [1] dispone che, ai fini dell’acquisizione del diritto alla quiescenza e del diritto al trattamento di fine servizio, gli anni di servizio ad orario ridotto sono da considerarsi sempre utili per intero.

Non è dunque necessario rispettare la soglia minima di 10.670 euro annui di retribuzione, soglia valida per i soli dipendenti delle aziende del settore privato.

Ma gli anni lavorati a tempo parziale nella scuola sono valutati come periodi a tempo pieno anche ai fini dell’ammontare della pensione?

Part time scuola e misura della pensione

Purtroppo, i periodi di lavoro part time svolto nella scuola non sono valutati come periodi full time ai fini della misura della pensione e del Tfs: diminuendo la retribuzione percepita durante l’anno per effetto dell’orario ridotto, diminuisce infatti anche il valore dell’assegno.

Nel dettaglio, ai fini della misura del trattamento di pensione e di fine rapporto, gli anni lavorati a tempo parziale devono essere ricondotti agli anni lavorati a tempo pieno, moltiplicandoli per il coefficiente risultante dal rapporto tra orario settimanale di servizio part time ed orario di servizio full time.

Di conseguenza, l’anzianità contributiva utile ai fini dell’ammontare della pensione e del Tfs è pari alla proporzione esistente tra l’orario di lavoro ridotto e quello full-time.

Come base di calcolo per la pensione si considerano le retribuzioni previste per la corrispondente posizione di lavoro a tempo pieno; si utilizza, cioè, il valore della retribuzione virtuale prevista per il rapporto di lavoro full time [2].

Si tratta di un meccanismo diverso rispetto a quello applicato ai lavoratori del settore privato: per questi ultimi, le quote retributive della pensione (cioè le quote calcolate col sistema retributivo) subiscono una decurtazione, a seguito del lavoro part time, in quanto si abbassa la retribuzione pensionabile, cioè la media degli ultimi anni di stipendio. In alcuni casi è comunque possibile neutralizzare questi periodi, o utilizzare delle clausole di salvaguardia (ne abbiamo parlato in: Part time e pensione anticipata).

Part time e sistema contributivo

Per quanto riguarda le quote di pensione calcolate col sistema contributivo (o l’intera pensione, per chi non possiede contribuzione alla data del 31 dicembre 1995), l’assegno di pensione dipende dall’ammontare dei contributi versati e capitalizzati durante la vita lavorativa.

Da questo valore (il cosiddetto montante contributivo) si ricava l’importo annuo della pensione, applicando i coefficienti di trasformazione che aumentano in base all’età al momento del pensionamento.

In relazione ai periodi di lavoro part time, risultando versata una retribuzione minore, risulta inferiore anche l’importo dei contributi accantonati: in altre parole, i periodi part time valutati col sistema contributivo, pur incrementando il montante contributivo, determinano un incremento inferiore rispetto a quello che il dipendente avrebbe potuto ottenere lavorando full time.

Riscatto dei periodi part time per la pensione

È bene ricordare, ad ogni modo, che i periodi lavorati a tempo parziale possono essere riscattati, ai fini della misura della pensione, anche se si tratta di periodi di servizio svolti in un istituto scolastico [2]. Nel dettaglio, si possono riscattare esclusivamente i periodi non lavorati, collocati entro l’inizio e la fine dei periodi di lavoro part-time, sia orizzontale che verticale, successivi al 31 dicembre 1996.

Calcolo riscatto periodi part time

La legge [3] prevede che l’onere di riscatto sia calcolato attraverso il sistema della riserva matematica. Come funziona questo sistema?

In parole semplici:

  • si calcola la pensione senza considerare i periodi da riscattare;
  • si calcola poi la pensione considerando anche i periodi da riscattare;
  • si calcola la differenza tra le due pensioni;
  • questa differenza si moltiplica per un determinato coefficiente, detto coefficiente di riserva matematica, che varia a seconda della categoria di appartenenza del lavoratore, dell’età e del sesso, reperibile in apposite tabelle;
  • il risultato ottenuto moltiplicando il coefficiente di riserva matematica per la differenza tra le due pensioni consiste nell’onere di riscatto.

Per quanto riguarda i lavoratori della scuola, per il calcolo del costo del riscatto:

  • si deve effettuare la differenza delle aliquote di rendimento relative all’anzianità contributiva comprensiva del periodo oggetto di riscatto e all’anzianità di servizio senza il periodo riscattato;
  • la differenza deve essere raffrontata con la corrispondente aliquota costante del 2%, attribuendo l’aliquota inferiore;
  • l’aliquota utilizzata deve essere moltiplicata per la retribuzione media annua contributiva alla data della domanda;
  • l’importo cosi ottenuto deve essere moltiplicato per i coefficienti di riserva matematica.

Calcolo riscatto periodi part time: sistema contributivo

In merito ai periodi da valutare col sistema di calcolo contributivo il procedimento è differente; a questo proposito, è bene ricordare che, per stabilire il sistema di calcolo da utilizzare per determinare l’onere di riscatto, bisogna tener conto dell’anzianità contributiva complessiva posseduta dal lavoratore, anche in base alla collocazione temporale dei periodi oggetto di riscatto.

Per la precisione, il sistema di calcolo, retributivo o contributivo, da adottare per la determinazione dell’onere di riscatto dei periodi part-time successivi al 31 dicembre 1996, deve coincidere con quello utilizzato per la liquidazione del trattamento di pensione.

Di conseguenza, per tutte le domande di riscatto presentate dal 12 luglio 1997:

  • se il dipendente è in possesso al 31 dicembre 1995 di un’anzianità contributiva pari o superiore a 18 anni (sistema di calcolo di pensione retributivo– ex retributivi “puri”) la determinazione dell’onere di riscatto avviene col sistema della riserva matematica, ed il periodo corrispondente incide sull’anzianità contributiva complessiva utile ai fini dell’.ammontare del trattamento pensionistico;
  • se il lavoratore è in possesso di un’anzianità contributiva al 31 dicembre 1995 inferiore a 18 anni (sistema di calcolo di pensione misto) l’onere di riscatto deve essere determinato secondo le norme del sistema contributivo, se riferito ai periodi dal 1°gennaio 1996: in pratica, i periodi incidono sull’importo del trattamento di pensione solo incrementando il montante individuale contributivo;
  • se il lavoratore non possiede nemmeno un versamento alla data del 1° gennaio 1996 (sistema di calcolo pensionistico esclusivamente contributivo), l’onere di riscatto deve essere determinato con il calcolo contributivo.

Ma come si determina il costo del riscatto col sistema di calcolo contributivo?

Ecco, in breve, il procedimento di calcolo:

  • bisogna innanzitutto fare riferimento alla retribuzione assoggettata a contributi nei 12 mesi immediatamente precedenti la data di presentazione della domanda di riscatto; se alla data dell’istanza risultano meno di 12 mensilità, si deve procedere alla media delle retribuzioni esistenti, rapportandole poi ad anno intero;
  • su questa retribuzione imponibile deve essere applicata l’aliquota contributiva vigente alla data della domanda (il 33% per la generalità dei dipendenti);
  • il contributo cosi calcolato su base annua deve poi essere rapportato al periodo da riscattare;
  • la rivalutazione del montante contributivo ha effetto, per la contribuzione da riscatto accreditata sulla posizione assicurativa individuale, a partire dalla data della domanda di riscatto in poi (se la domanda è presentata tramite lettera raccomandata, come data di presentazione si considera quella di spedizione.

Versamento dei contributi volontari durante i periodi part time

In alternativa al riscatto, il lavoratore, dipendente pubblico- appartenente al comparto scuola, ha la possibilità di proseguire volontariamente il versamento dei contributi, per i periodi non lavorati collocati tra l’inizio e la fine di una prestazione part-time.

Anche in questo caso, i contributi versati dal lavoratore concorrono esclusivamente alla determinazione dell’importo dell’assegno di pensione, non avendo alcuna rilevanza per l’acquisizione del diritto a pensione, già riconosciuto per intero.

Ai fini del calcolo dei contributi volontari da versare:

  • occorre dapprima determinare la retribuzione media contributiva settimanale, cioè la retribuzione assoggettata a contributi nei 12 mesi immediatamente precedenti la data di presentazione della domanda di prosecuzione volontaria;
  • su tale importo si deve applicare l’aliquota di finanziamento (33% nella generalità dei casi) per individuare l’ammontare del contributo volontario settimanale da versare, che deve essere poi rapportato ai periodi da coprire volontariamente.

Dal momento che il versamento della contribuzione volontaria può riguardare sia periodi di part-time orizzontale che verticale, per individuare l’esatto periodo da coprire volontariamente basta moltiplicare l’intero periodo a tempo parziale per la percentuale risultante dal rapporto part-time/full-time.

Ricongiunzione dei servizi part time

I docenti, ed i dipendenti pubblici in generale, che scelgono di prestare servizio con un rapporto di lavoro a tempo parziale, orizzontale o verticale, possono richiedere la ricongiunzione, ai fini di un’unica pensione, di ulteriori servizi part-time contemporanei prestati con l’iscrizione all’Inps [4].

Nel dettaglio, l’accredito della contribuzione presso Inpdap- gestione Inps dipendenti pubblici può avvenire esclusivamente ai fini della misura del trattamento di pensione: i periodi di lavoro part-time, con iscrizione Inpdap, sono infatti già interamente utili ai fini del diritto alla pensione.

Il periodo lavorato risultante dalla certificazione Inps in relazione all’orario di lavoro svolto, sommato al periodo lavorato e contribuito presso ex Inpdap, non può superare il corrispondente periodo che sarebbe stato accreditato nell’ipotesi di lavoro ad orario pieno. In altre parole, anche ai fini della misura della pensione, la somma dei periodi part time ricongiunti non può superare l’ammontare che sarebbe spettato in relazione al lavoro full time.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA