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Legittimo frugare nella privacy del dipendente per infliggere il licenziamento o altra sanzione

15 Luglio 2013


Legittimo frugare nella privacy del dipendente per infliggere il licenziamento o altra sanzione

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Luglio 2013



Non viola la privacy l’azienda che usa dati personali del lavoratore per il licenziamento disciplinare: è possibile il trattamento dei dati senza consenso dell’interessato.

Il datore di lavoro può frugare fra le carte o i documenti privati del dipendente, senza commettere reato di violazione della privacy, se sta svolgendo delle indagini contro di questi, nell’ambito di un procedimento disciplinare. Infatti, la privacy del lavoratore passa in secondo piano quando si tratta di tutelare, davanti al giudice, un diritto dell’azienda, come nel caso in cui si debba procedere a licenziamento per condotta infedele [1].

Dunque, è inutile per il dipendente rivolgersi al Garante della Privacy che nulla può in questi casi. Infatti il datore di lavoro può utilizzare tranquillamente le informazioni riservate del dipendente, acquisite anche violando i principi della riservatezza, purché tale trattamento non autorizzato dei dati avvenga per l’esercizio del diritto di difesa dell’azienda e, quindi, del potere disciplinare (come, appunto, per verificare se procedere al licenziamento o meno).

La vicenda

Nel caso di specie, la banca aveva acquisito, di nascosto, tutte le informazioni sul conto corrente di un proprio funzionario, le relative movimentazioni e le operazioni da questo effettuate. Dall’analisi di tali documenti erano infatti apparse situazioni poco chiare. Il risultato, all’esito dell’accertamento, è stato il licenziamento del dipendente.

Le prove in violazione della privacy

Non è la prima volta che un giudice ammette la possibilità di utilizzare, in una causa, documentazioni acquisite in violazione della privacy altrui. Un caso eclatante, nell’ambito di un giudizio di separazione, ha visto il Tribunale di Torino ammettere l’esibizione di tutti gli sms, messaggi via Facebook e tabulati telefonici di un coniuge sospettato di infedeltà. Avevamo già criticato questo orientamento in due precedenti articoli cui si rinvia (leggi: Attenzione a sms ed email: anche se acquisiti in violazione della privacy fanno prova e anche Utilizzabili nel processo civile prove acquisite illecitamente tramite reato contro la privacy).

note

[1] Cass. sent. n. 17204/2013 dell’11.07.2013.


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