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Obbligo di reperibilità: ultime sentenze

23 Agosto 2021
Obbligo di reperibilità: ultime sentenze

Visite fiscali; allontanamento dal domicilio durante le fasce di reperibilità; obbligo di comunicazione preventiva di assenza; licenziamento per giusta causa.

Prova della gravità del motivo di assenza

Il dipendente ha l’onere di comunicare al datore e all’organo di controllo la propria assenza, salvo l’impossibilità di avvisare della repentina uscita di casa. In sostanza, l’assenza alla visita di controllo, per non essere sanzionata dalla perdita del trattamento economico di malattia ai sensi dell’art. 5, comma 14, del d.l. n. 463 del 1983, convertito nella legge n. 638 del 1983, può essere giustificata oltre che dal caso di forza maggiore, da ogni situazione, la quale, ancorché non insuperabile e nemmeno tale da determinare, ove non osservata, la lesione di beni primari, abbia reso indifferibile altrove la presenza personale dell’assicurato, come la concomitanza di visite mediche, prestazioni sanitarie o accertamenti specialistici, purché il lavoratore dimostri l’impossibilità di effettuare tali visite in orario diverso da quello corrispondente alle fasce orarie di reperibilità.

Tribunale Bari sez. lav., 17/02/2020, n.837

Obbligo di comunicazione preventiva di assenza

In tema di visite fiscali, gli obblighi di buona fede e correttezza correlati all’osservanza dell’obbligo di reperibilità durante gli orari di visita fiscale non prescindono dall’obbligo di comunicazione preventiva di assenza alla visita fiscale; l’obbligo del lavoratore di comunicare preventivamente le assenze alle visite fiscali consente all’azienda di controllare l’effettività dello stato morboso; se il dipendente risulta più volte assente alle visite fiscali senza addurre valide giustificazioni e senza preventiva comunicazione, non rileva, ai fini dell’inadempimento dell’obbligo di comunicazione preventiva dell’assenza dal domicilio, il fatto che il medico curante abbia successivamente confermato la malattia diagnosticata con la relativa prognosi; e anche quando sussistono motivi urgenti ed indifferibili l’assenza dall’abitazione durante gli orari di reperibilità va prima comunicata al datore di lavoro e all’Inps; la preventiva comunicazione può essere evitata solo in presenza di gravi ed indifferibili ragioni, ed il lavoratore ha l’onere di dimostrare l’impossibilità di avvisare il datore di lavoro della repentina uscita di casa.

Tribunale Bari sez. lav., 10/10/2019, n.4072

Improvvisa e cogente situazione di necessità

Ai sensi dell’art. 5, comma 14, d.l. n. 463 del 1983, conv. con l. n. 638 del 1983, il giustificato motivo di esonero del lavoratore in stato di malattia dall’obbligo di reperibilità a visita domiciliare di controllo non ricorre solo nelle ipotesi di forza maggiore, ma corrisponde ad ogni fatto che, alla stregua del giudizio medio e della comune esperienza, può rendere plausibile l’allontanamento del lavoratore dal proprio domicilio, senza potersi peraltro ravvisare in qualsiasi motivo di convenienza od opportunità, dovendo pur sempre consistere in un’improvvisa e cogente situazione di necessità che renda indifferibile la presenza del lavoratore in luogo diverso dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità.

(Nella specie, relativa all’allontanamento dal proprio domicilio di un lavoratore in malattia che aveva accompagnato il figlio al pronto soccorso, la sentenza ha escluso il nesso tra il momento dell’urgenza, effettivamente sussistente in orario notturno al primo accesso al Pronto soccorso, ma non sussistente al tempo della visita fiscale avvenuta in tarda mattinata, quando nessuna urgenza era stata dimostrata dal lavoratore idonea a giustificare l’allontanamento dal domicilio durante le fasce di reperibilità nonché il mancato previo avviso di allontanamento al proprio datore di lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 01/10/2019, n.24492

Visite fiscali: obbligo di reperibilità

In tema di visite fiscali, gli obblighi di buona fede e correttezza correlati all’osservanza dell’obbligo di reperibilità durante gli orari di visita fiscale non prescindono dall’obbligo di comunicazione preventiva di assenza alla visita fiscale; l’obbligo del lavoratore di comunicare preventivamente le assenze alle visite fiscali consente all’azienda di controllare l’effettività dello stato morboso; se il dipendente risulta più volte assente alle visite fiscali senza addurre valide giustificazioni e senza preventiva comunicazione, non rileva, ai fini dell’inadempimento dell’obbligo di comunicazione preventiva dell’assenza dal domicilio, il fatto che il medico curante abbia successivamente confermato la malattia diagnosticata con la relativa prognosi; e anche quando sussistono motivi urgenti ed indifferibili l’assenza dall’abitazione durante gli orari di reperibilità va prima comunicata al datore di lavoro e all’Inps; la preventiva comunicazione può essere evitata solo in presenza di gravi ed indifferibili ragioni, ed il lavoratore ha l’onere di dimostrare l’impossibilità di avvisare il datore di lavoro della repentina uscita di casa.

Tribunale Bari sez. lav., 10/10/2019, n.4072

Visita domiciliare di controllo

Ai sensi dell’art. 5, comma 14, d.l. n. 463 del 1983, conv. con l. n. 638 del 1983, il giustificato motivo di esonero del lavoratore in stato di malattia dall’obbligo di reperibilità a visita domiciliare di controllo non ricorre solo nelle ipotesi di forza maggiore, ma corrisponde ad ogni fatto che, alla stregua del giudizio medio e della comune esperienza, può rendere plausibile l’allontanamento del lavoratore dal proprio domicilio, senza potersi peraltro ravvisare in qualsiasi motivo di convenienza od opportunità, dovendo pur sempre consistere in un’improvvisa e cogente situazione di necessità che renda indifferibile la presenza del lavoratore in luogo diverso dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità.

(Nella specie, relativa all’allontanamento dal proprio domicilio di un lavoratore in malattia che aveva accompagnato il figlio al pronto soccorso, la sentenza ha escluso il nesso tra il momento dell’urgenza, effettivamente sussistente in orario notturno al primo accesso al Pronto soccorso, ma non sussistente al tempo della visita fiscale avvenuta in tarda mattinata, quando nessuna urgenza era stata dimostrata dal lavoratore idonea a giustificare l’allontanamento dal domicilio durante le fasce di reperibilità nonché il mancato previo avviso di allontanamento al proprio datore di lavoro).

Cassazione civile sez. lav., 01/10/2019, n.24492

Reperibilità in caso di malattia: obbligo di permanenza presso il domicilio

La permanenza presso il proprio domicilio (o quello diversamente eletto e comunicato) durante le fasce orarie previste per le visite mediche domiciliari di controllo, costituisce non già un onere bensì un obbligo (accessorio alla prestazione principale) per il lavoratore ammalato, in quanto l’assenza, rendendo di fatto impossibile il controllo in ordine alla sussistenza della malattia, integra un inadempimento sia nei confronti dell’istituto previdenziale sia nei  confronti  del  datore  di  lavoro,  che  ha  interesse  a  ricevere regolarmente la prestazione lavorativa e, perciò, a controllare l’effettiva sussistenza della causa che impedisce tale prestazione.

Tribunale Roma, 16/10/2017, n.8388

L’assenza dalla propria casa nel periodo di malattia

L’assenza del lavoratore dalla propria abitazione durante la malattia – oltre a dar luogo a sanzioni comminate per violazione dell’obbligo di reperibilità durante le fasce orarie può integrare anche un inadempimento sanzionabile con licenziamento disciplinare ex art. 7 legge n. 300 del 1970, ove la condotta del dipendente comporti anche la violazione di obblighi derivanti da contratto di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 07/10/2016, n.20210

Visita medica Inps

L’obbligo di reperibilità alla visita medica di controllo dell’Inps comporta che l’allontanamento dall’abitazione, indicata all’ente previdenziale quale luogo di permanenza durante la malattia sia giustificato solo quando tempestivamente comunicato agli organi di controllo.

Cassazione civile sez. lav., 19/02/2016, n.3294

Orari di visita fiscale Inps: la ripetuta assenza

La ripetuta assenza del lavoratore dal domicilio durante le fasce orarie di reperibilità in costanza di malattia, tale da non consentire la visita fiscale di controllo dell’Inps, integra una giusta causa di licenziamento qualora il lavoratore non abbia provveduto a fornire una adeguata dimostrazione della propria improcrastinabile esigenza di assentarsi per concomitanti e indifferibili esigenze. Questo è quanto affermato dalla Cassazione che, in quest’ottica, ha ritenuto legittimo il licenziamento intimato sul piano disciplinare a un lavoratore che per quattro volte era risultato assente alla visita di controllo, senza che lo stesso avesse fornito una idonea giustificazione all’impossibilità di essere presente presso il domicilio eletto nelle fasce di reperibilità.

Per la Corte, il licenziamento costituisce una misura proporzionata alla violazione dell’obbligo di reperibilità durante le fasce orarie prestabilite dal contratto collettivo, obbligo che prescinde dall’esistenza in sé dello stato di malattia costituendo un’obbligazione accessoria alla prestazione del rapporto di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 02/12/2016, n.24681

Quando l’assenza del lavoratore alla visita fiscale giustifica il licenziamento?

Mediante la previsione di cui alla l. n. 638 del 1983, art. 5, si è imposto al lavoratore un comportamento (e cioè la reperibilità nel domicilio durante prestabilite ore della giornata) che è, ad un tempo, un onere all’interno del rapporto assicurativo ed un obbligo accessorio alla prestazione principale del rapporto di lavoro, ma il cui contenuto resta, in ogni caso, la “reperibilità” in sè. Con la conseguenza che l’irrogazione della sanzione può essere evitata soltanto con la prova, il cui onere grava sul lavoratore, di un ragionevole impedimento all’osservanza del comportamento dovuto e non anche con quella della effettività della malattia, la quale resta irrilevante rispetto allo scopo (che la legge ha inteso concretamente assicurare) dell’assolvimento tempestivo ed efficace dei controlli della stessa da parte delle strutture pubbliche competenti, siano esse attivate dall’ente di previdenza ovvero dal datore di lavoro ai sensi della l. 20 maggio 1970, n. 300, art. 5.

Cassazione civile sez. lav., 02/12/2016, n.24681

Come giustificare il mancato rispetto dell’obbligo di reperibilità

Per giustificare il mancato rispetto dell’obbligo di reperibilità in determinati orari non è richiesta l’assoluta indifferibilità della prestazione sanitaria da effettuare, ma è sufficiente un serio e fondato motivo che giustifichi l’allontanamento dal proprio domicilio.

Cassazione civile sez. lav., 21/10/2010, n.21621

Violazione dell’obbligo di reperibilità

Per giustificare la violazione dell’obbligo di reperibilità in determinati orari non è richiesta l’assoluta indifferibilità della prestazione sanitaria da effettuare durante le cosiddette fasce orarie, ma basta un serio e fondato motivo che giustifichi l’allontanamento da essa.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che aveva ritenuto giustificata l’assenza del lavoratore allontanatosi dal domicilio per l’effettuazione di un elettrocardiogramma e di una visita cardiologica, anche perché il differimento dell’appuntamento avrebbe comportato il rischio di un rinvio molto lungo, “stante le ben note difficoltà in cui versa il servizio sanitario”).

Cassazione civile sez. lav., 21/07/2008, n.20080

Giustificato motivo di esonero del lavoratore dall’obbligo di reperibilità 

Il giustificato motivo di esonero del lavoratore in stato di malattia dall’obbligo di reperibilità a visita domiciliare di controllo, secondo la previsione dell’art. 5, comma 14 d.l. n. 463 del 1983, nel testo modificato dalla legge di conversione n. 638 del 1983, non si identifica con il concetto di forza maggiore (che postula un impedimento assoluto dovuto a causa ineluttabile) e ricorre in presenza di un ragionevole impedimento e di qualsivoglia serio motivo di assenza durante la “fascia oraria”, la cui rigorosa dimostrazione, pur essendo onere del lavoratore, non può essere oggetto di una deroga “in peius” derivante dalla contrattazione collettiva, con la previsione di un onere di comunicazione dell’assenza al datore di lavoro.

Consiglio di Stato sez. V, 28/12/2007, n.6785

Licenziamento per giusta causa

In un giudizio di impugnativa di un licenziamento per giusta causa intimato a lavoratore risultato assente a visita domiciliare di controllo, è affetta da vizio di motivazione, rilevante a norma dell’art. 360, comma 1 n. 5, c.p.c., la sentenza di merito che abbia ritenuto insussistente l’obbligo di reperibilità del lavoratore nel primo giorno di assenza, ancorché una disposizione del contratto collettivo stabilisse che il lavoratore è tenuto fin da quel giorno e per tutta la durata della malattia a trovarsi a disposizione nel domicilio comunicato al datore di lavoro, in orari prefissati, per l’accertamento del suo stato di salute, atteso che la disposizione contrattuale secondo la quale in caso di malattia il lavoratore deve avvertire l’azienda entro il primo giorno di assenza ed inviare il certificato medico entro due giorni non può essere interpretata nel senso che la possibilità di accertamento della malattia sia differita fino alla comunicazione della stessa, restando altrimenti priva di significato e rimessa alla volontà elusiva del dipendente la previsione contrattuale relativa all’obbligo di reperibilità. (Fattispecie relativa al c.c.n.l. dei metalmeccanici).

Cassazione civile sez. lav., 01/03/2004, n.4163

Mancata reperibilità senza giustificato motivo

L’inadempimento dell’obbligo del lavoratore assente per malattia di rendersi reperibile per la visita medica di controllo in determinati orari integra una violazione sia dell’obbligo di fedeltà, in una accezione che va oltre i limiti dell’art. 2105 c.c. come osservanza dell’obbligo di esecuzione del contratto secondo buona fede, sia dell’obbligo generale di diligenza, obblighi questi sicuramente operanti anche durante la sospensione per malattia del rapporto di lavoro.

All’autonomo e strumentale obbligo di reperibilità all’interno delle fasce orarie è collegata la sanzione della decadenza dal trattamento economico in caso di mancata reperibilità senza giustificato motivo, indipendentemente dall’esito della visita ambulatoriale. L’irrogazione della sanzione è esclusa laddove il lavoratore dimostri l’esistenza di motivi indifferibili ed urgenti che lo hanno costretto ad assentarsi, nel senso di impossibilità di recarsi dal sanitario in orari diversi da quelli di reperibilità senza subire pregiudizio alla salute.

T.A.R. Reggio Calabria, (Calabria), 25/11/2002, n.1781



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4 Commenti

  1. La legge per tutti è un sito molto attendibile a mio parere. Qui, leggo spesso temi attuali che rispondono alle mie esigenze. Ricordo tempo fa di aver letto un artiolo sugli orari di reperibilità per la visita fiscale. Potete ricordarmi in quali orari può passare il medico dell’Inps per accertare lo stato di malattia del lavoratore? Vorrei conoscere la risposta sia per quanto riguarda i dipendenti pubblici che privati, grazie mille in anticipo.

  2. MA cosa vanno a fare questi lavoratori se in teoria dovrebbero essere ammalati a casa? Non è che approfittano dei giorni di malattia per farsi un giretto e sbrigare i fatti loro? Ecco, qui, meritano una bella sanzione perché tolgono soldi all’Inps e costringono il datore di lavoro ad organizzarsi diversamente

  3. L’obbligo di reperibilità credo sia scontato quando prendi i giorni di malattia, a meno che il lavoratore non debba fare delle visite specialistiche o andare ad acquistare dei farmaci autonomamente (ma ormai le farmacie ti portano a casa i medicinali). Quindi, a patto che non ci siano urgenze ed emergenze, allora il lavoratore deve farsi trovare a casa

  4. Quante volte ho letto e sentito di persone che dicono che non hanno sentito il campanello della porta o che non hanno fatto in tempo ad aprire il medico dell’Inps. Tutte scuse! Se non fai in tempo a rispondere ti affacci dalla finestra e butti un urlo chiamando il medico. Il fatto è che a molti piace giocare sui giorni di malattia e prendersela comoda per svolgere attività diverse, uscire a fare shopping, andare a farsi una giornata al mare e scambiano la malattia per ferie. Peccato che poi, una volta sgamati, ne paghino le conseguenze…Che furbizia, eh?!

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