L’esperto | Articoli

Misure di sicurezza: ultime sentenze

30 Novembre 2019
Misure di sicurezza: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: misure di sicurezza personali; accertamento della pericolosità sociale; misure di sicurezza personali non detentive; ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario o in una casa di cura.

Magistratura di sorveglianza

L’attribuzione della competenza funzionale alla magistratura di sorveglianza in materia di misure di sicurezza personali e di accertamento della pericolosità sociale presuppone che l’impugnazione sia limitata alle sole disposizioni che riguardano le misure di sicurezza, mentre quando l’impugnazione riguarda anche altri “capi” penali della sentenza, ovvero altri “punti” della decisione pur afferenti allo stesso capo, riprende vigore la regola generale che attribuisce la competenza al giudice della cognizione sul merito.

(Fattispecie in cui era stata dedotta avanti alla corte d’appello, in via preliminare, l’omessa sospensione del processo ex art. 71 c.p.p. per incapacità processuale delle imputate, questione che imponeva l’esame del motivo di impugnazione da parte del giudice di secondo grado, cui doveva, eventualmente, seguire la valutazione delle ulteriori censure relative all’applicata misura di sicurezza).

Cassazione penale sez. II, 28/05/2019, n.29625

Misure di sicurezza personali ed espulsione dello straniero 

In tema di misure di sicurezza personali, non può trovare esecuzione il provvedimento di espulsione dello straniero dal territorio dello Stato, disposto ai sensi dell’art. 86 d.P.R. 9 ottobre 1990, n. 309, qualora sussista il serio pericolo che il destinatario sia sottoposto nel paese d’origine alla pena di morte ovvero a trattamenti inumani o degradanti, senza che assuma rilievo, in tal caso, la valutazione relativa alla gravità del fatto ed alla pericolosità sociale del reo.

(Fattispecie relativa ad un condannato che ha allegato di essere titolare di un permesso per protezione sussidiaria e di essere sottoposto a serio rischio per l’incolumità, nel paese di origine, in ragione del credo religioso).

Cassazione penale sez. III, 19/03/2019, n.19662

Misure di sicurezza personali: sono costituzionalmente legittime

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, per violazione degli artt. 25 e 117 cost., quest’ultimo in rapporto agli artt. 5 e 7 Cedu, della disciplina delle misure di sicurezza personali, sotto il profilo della sostanziale duplicazione della pena detentiva, attesa l’ontologica differenza tra le misure di sicurezza, che si connotano per la perspicua funzione special-preventiva, volta ad evitare il riacutizzarsi delle spinte a delinquere di un soggetto socialmente pericolo resosi autore di un fatto di reato o di un fatto dalla legge allo stesso equiparato, e la pena, avente finalità anche retributive e special-preventive.

Cassazione penale sez. I, 16/05/2017, n.50458

Accertamento della pericolosità dell’imputato

In tema di applicazione di misure di sicurezza personali, qualora venga disposta perizia per l’accertamento della pericolosità sociale, il giudice deve procedere all’esame del perito nel rispetto delle garanzie del contraddittorio e soltanto all’esito può acquisire la relazione peritale.

(In applicazione del principio la Corte ha annullato l’ordinanza con cui il Tribunale di sorveglianza aveva prorogato la misura di sicurezza del ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, sulla base soltanto della relazione peritale).

Cassazione penale sez. I, 11/10/2016, n.53415

Reati sessuali e misure di sicurezza personali

In tema di reati in materia sessuale, le misure di sicurezza personali previste dall’art.609-nonies, comma terzo, cod. pen. sono applicabili solo nel caso di condanna e non anche nell’ipotesi di applicazione della pena non superiore a due anni di reclusione, mancando una disposizione derogatoria rispetto alla previsione generale di cui all’art.445 cod.proc.pen.

(In motivazione, la Corte ha evidenziato come l’art.609-nonies cod. pen. ha previsto l’equiparazione della sentenza di patteggiamento a quella di condanna con riferimento alle sanzioni accessorie e non anche alle misure di sicurezza personali).

Cassazione penale sez. III, 01/07/2016, n.25799

Revoca della patente di guida 

Le controversie concernenti i provvedimenti di revoca della patente adottati, ai sensi dell’art. 120 C.d.S, nei confronti di soggetti dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza o, comunque, sottoposti a particolari misure di sicurezza personali o di prevenzione, rientrano nella giurisdizione del giudice ordinario, in quanto proposte avverso atti non costituenti espressione di discrezionalità amministrativa, di poteri idonei a degradare la posizione di diritto soggettivo della persona abilitata alla guida.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. I, 27/06/2016, n.546

Sospensione della patente di guida

È rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell’art. 120, comma 2, d.lg. 30 aprile 1992, n. 285 (Nuovo codice della strada), per contrasto con gli artt. 3,4,16 e 35 Cost., nella parte in cui dispone che il Prefetto « provvede » — invece che « può provvedere » — alla revoca della patente nei confronti di coloro che sono stati sottoposti a misure di sicurezza personali.

T.A.R. Ancona, (Marche) sez. I, 24/07/2018, n.519

Motivazione per il diniego al rilascio della patente

Nel provvedimento in esame non è possibile individuare quale delle fattispecie sopra citate l’Amministrazione abbia inteso applicare, non risultando possibile evincere se il ricorrente sia stato ritenuto un delinquente abituale, professionale o per tendenza, o in quanto sottoposto a misure di sicurezza personali. Va, peraltro, ricordato che è illegittimo il provvedimento di diniego del nulla osta al conseguimento del titolo abilitativo alla guida che si limiti a dichiarare la sussistenza degli elementi ostativi di cui all’art. 120 codice della Strada e che affermi che il suo contenuto è vincolato, senza indicare specificamente quali siano tali elementi ostativi.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. III, 11/03/2016, n.273

Il ricovero in ospedale psichiatrico o in casa di cura

In tema di misure di sicurezza personali, l’art. 3-ter del D.L. 22 dicembre 2011, n. 211, modificato con D.L. 31 marzo 2014, n. 52 (coordinato con la legge di conversione 30 maggio 2014, n. 81) pone il principio di residualità delle misure di sicurezza detentive, cosicché, accertata la pericolosità sociale secondo i parametri indicati nell’art. 133, comma secondo, cod. pen. – senza, peraltro, tenere conto di quelli indicati al n. 4 del predetto comma (condizioni di vita individuale, familiare e sociale del reo), né della sola mancanza di programmi terapeutici individuali – , il giudice applica una misura diversa dal ricovero in ospedale psichiatrico o in casa di cura e custodia, salvo quando sono acquisiti elementi che indicano che ogni altra misura di sicurezza non assicura cure adeguate e non fa fronte alla pericolosità sociale dell’imputato.

Cassazione penale sez. VI, 22/06/2016, n.30461

Misure di sicurezza personali non detentive

In tema di misure di sicurezza personali, una volta accertata in concreto la pericolosità sociale del reo secondo tutti i parametri indicati dall’art. 133, comma secondo, cod. pen., la decisione di applicare il ricovero in ospedale psichiatrico giudiziario, o in una casa di cura e custodia, può essere adottata – per effetto dell’entrata in vigore del D.L. 31 marzo 2014, n. 52 (convertito con modifiche in l. 30 maggio 2014, n. 81) – sola quando ogni altra misura di sicurezza risulta inidonea, tenendo conto, in tale accertamento, delle qualità soggettive della persona e non delle condizioni ostative di tipo “sociale”, indicate dall’art. 133, comma secondo, n. 4, cod. pen., né della sola mancanza di programmi terapeutici individuali.

Cassazione penale sez. VI, 18/11/2015, n.49469


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA