Controlli fiscali in arrivo ai professionisti

11 Novembre 2019 | Autore:
Controlli fiscali in arrivo ai professionisti

Le verifiche  saranno precedute da un’attenta selezione dell’Agenzia per scovare chi merita un controllo. Ecco quali sono i criteri.

L’Agenzia delle Entrate sta preparando una nuova serie di controlli fiscali ai professionisti. Si tratterà di verifiche presso gli studi professionali, ma anche di controlli a tavolino effettuati presso gli uffici. Salvi i casi di urgenza, saranno preceduti da una lettera di compliance, un avviso delle irregolarità riscontrate per consentire al contribuente di adeguarsi spontaneamente.

Come verranno selezionati i professionisti che finiranno nel mirino del Fisco? Il criterio principale che l’Agenzia delle Entrate prenderà in considerazione saranno i compensi percepiti (che vengono certificati e trasmessi al fisco dai sostituti d’imposta), integrati dalle informazioni fornite dal contribuente stesso con lo spesometro, la comunicazione dei dati delle fatture.

In questo modo, saranno setacciate le prestazioni di servizi effettuate sia ad altri soggetti Iva sia a privati e il loro ammontare, non solo in valore e numero ma anche in rapporto ad altre voci e componenti di ricavo tipiche di ciascuna professione.

Ogni categoria professionale avrà le sue regole di controllo: ad esempio per gli avvocati il numero e la tipologia di cause patrocinate e il tipo di attività e pratiche giudiziarie effettuate, gli ingegneri il numero di pratiche e relazioni depositate presso gli uffici pubblici.

Per tutte le categorie professionali a fattor comune, l’Agenzia è attenta all’ammontare dei compensi in relazione ai costi: così scaricarne percentualmente troppi è un campanello d’allarme. Un software di elaborazione dati troppo costoso, una quantità di materiali di consumo elevata (anche di cancelleria, come carta e toner per stampanti), il fitto per i locali eccessivamente alto rispetto alla metratura e alla zona faranno scattare le verifiche.

Oggi, viene controllato in partenza anche il sito internet del professionista per individuare il tipo di prestazioni fornite e presumere la diffusione e il giro di affari. In alcuni casi, la verifica è preceduta da un appostamento per individuare dislocazione, orari e abitudini di lavoro.

Il Fisco controllerà preventivamente anche i movimenti bancari e soprattutto i prelievi effettuati dal professionista sul suo conto: se sono troppo pochi, questo comportamento sarà ritenuto sintomatico di evasione, di compensi percepiti ma non dichiarati: altrimenti come fa a vivere e ad acquistare i beni personali di cui è in possesso?

Quando avviene l’accesso nei locali, i funzionari riscontreranno subito le dimensioni, le attrezzature, i documenti che dimostrano le prestazioni di servizi trattate, il personale dipendente, gli acquisti e tutto quanto serve per stabilire il giro d’affari e i ricavi conseguiti dall’attività professionale. Si tratta di elementi oggettivi, percepiti e constatati direttamente dai verificatori, dunque non facilmente contestabili.

Se il professionista opera in forma associata i verificatori dovranno “separarlo” dagli altri non coinvolti nel controllo già al momento del primo accesso, evitando di coinvolgere le loro posizioni ed attività. A volte non sarà facile distinguere la parte comune, cioè condivisa, e quella specifica, ossia riservata al singolo, sia fisicamente sia con riguardo al lavoro svolto da ciascuno.

L’Amministrazione finanziaria oggi, nell’eseguire i controlli fiscali, è particolarmente attenta all’esternalizzazione di servizi che a volte maschera una indebita riduzione di costi. Il fenomeno riguarda quei “furbi” che cercano di dedurre alcune voci per prestazioni di servizi delegate ad altri soggetti Iva (dalla gestione informatizzata dei dati a quella delle attività di ufficio e segreteria, fino alla cura degli immobili e locali) quando in realtà queste società di servizi che le svolgono (e le fatturano) sono riconducibili allo stesso professionista o a persone a lui vicine.

In questi casi, gli Uffici sono particolarmente attenti nel verificare l’inerenza dei costi, cioè il legame con l’attività professionale svolta, e cercano di dimostrare l’antieconomicità, l’eccessivo onere di tutte queste spese che gravano negativamente sul risultato economico. Sarà allora onere del contribuente dimostrare che la scelta di acquistare determinati beni o servizi, a volte molto costosi, o di dotarsi di servizi ausiliari è stata ragionevole, in vista di potenziare lo studio o perché serviva a promuovere e diffondere l’attività professionale svolta e non era mirata ad abbattere i ricavi imponibili. Così la spesa sostenuta sarà giustificata e il costo sarà riconosciuto dal fisco.



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