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Falsa denuncia di smarrimento: rischi legali

11 Novembre 2019
Falsa denuncia di smarrimento: rischi legali

Controdenucia per diffamazione: il reato non scatta se la denuncia non comporta alcuna attività di polizia per la sua palese assurdità.

Cosa rischia chi dichiara il falso? Se, dinanzi a un privato qualsiasi, dire una bugia non è illecito (salvo ricorrano gli estremi della truffa), né lo è neanche accusare qualcuno di un reato inesistente, le cose si capovolgono quando le dichiarazioni vengono rilasciate a un giudice o a un’altra autorità che abbia, come compito istituzionale, l’obbligo di riferirlo al giudice. In questi casi, scatta il reato di calunnia. Affinché si consumi la calunnia, però, è necessario agire in «malafede», ossia con la consapevolezza di accusare un innocente. Chi agisce, invece, sulla base della semplice ignoranza sull’interpretazione delle leggi o in assenza di prove, ma convinto dell’altrui colpevolezza, non commette reato.

Similmente, si può configurare la calunnia in caso di falsa denuncia di smarrimento di un assegno bancario o circolare, quando lo scopo è solo quello di impedire, a chi lo ha in mano, di incassarlo. Invece, nel caso di falsa denuncia di smarrimento di un documento di identità, al fine di ottenere un duplicato non dovuto, può scattare il differente reato di falsità ideologica del privato in atto pubblico. 

Sono queste alcune indicazioni fornite dalla giurisprudenza in merito ai rischi legali di una falsa denuncia di smarrimento. Qui di seguito, andremo a vedere le principali pronunce sul tema, in modo da trarne le istruzioni per come comportarsi in situazioni del genere.

Falsa denuncia di smarrimento di assegno

La falsa denuncia di smarrimento di un assegno integra il reato di calunnia [1]. Difatti, il legittimo possessore del titolo rischia un’indagine per ricettazione. Un esempio illustrerà meglio come stanno le cose. 

Rossi emette un assegno di 3mila euro in favore di Bianchi per dei lavori edili. Tra i due, però, sorgono subito delle contestazioni, sicché Rossi, poche ore dopo aver consegnato l’assegno, si reca ai carabinieri per dichiararne il furto ad opera di ignoti. La denuncia viene poi depositata in banca. Il giorno successivo, Bianchi si reca allo sportello per incassare l’importo, ma lì l’impiegato trattiene il titolo senza pagarlo poiché pende una denuncia di furto. Bianchi viene così segnalato alla polizia perché sospettato di aver rubato l’assegno a Rossi. Bianchi si difende depositando in Procura il preventivo con la firma di Rossi per accettazione e controquerela Rossi per calunnia.

È assai rischioso denunciare lo smarrimento o il furto di un assegno solo per impedirne l’incasso. È vero: solo in questo modo, ossia presentando in banca la copia della denuncia, è possibile bloccarne il pagamento, ma al contempo si espone il legittimo prenditore a un procedimento penale per ricettazione. Il che significa accusare un innocente di un reato con la consapevolezza di agire in malafede. 

Non sono ammessi ripensamenti, ad esempio con integrazioni successive alla denuncia o precisazioni rilasciate nel corso delle indagini. Come ha, proprio di recente, chiarito la Cassazione [2], la falsa denuncia di smarrimento va esaminata nel suo contesto obiettivo e non in base alle rettifiche o alle precisazioni o alle smentite che possono derivare dal successivo pentimento del reo o dalle indagini o dall’istruttoria. Ne consegue che il reato può essere escluso solo quando la falsa denuncia descriva un fatto assurdo ed inverosimile al punto da non rappresentare neppure inizialmente il pericolo che gli organi di giustizia o di polizia giudiziaria siano costretti a un controllo sull’attendibilità di essa e siano distolti perciò dalle loro normali funzioni. 

La stessa questione può essere fatta per la falsa denuncia di qualsiasi altro documento al fine del rilascio di un duplicato [5].

Leggi anche Denunciare crimine inesistente: cosa rischio?

Falsa denuncia di smarrimento della carta di identità o patente

Può succedere che, per ottenere un duplicato di una patente o di una carta di identità rovinata, si faccia denuncia di smarrimento di quella vecchia. A volte, sono gli stessi organi preposti al rilascio che suggeriscono questo espediente per non incorrere in particolari complicazioni con la modulistica. In realtà, secondo la Cassazione [3], in questi casi, scatta il reato di falsità ideologica privata [4], per integrare il quale è sufficiente la consapevolezza di dichiarare il falso dinanzi a un’autorità pubblica. Non è necessario, quindi, un ulteriore intento illecito (come quello di commettere un reato). Il rischio è quello di subire un procedimento penale con condanna alla reclusione fino a due anni.

C’è comunque da dire che, se l’autore del reato è in grado di distruggere completamente il documento vecchio, in modo da non poter essere più reperito, sarà difficile contestargli il reato per via dell’assenza di prove. 

Falsa denuncia di smarrimento di un oggetto prestato

Ricorre ancora il reato di calunnia quando si denuncia lo smarrimento di un bene che si è prestato a un’altra persona, ma che non si riesce ad ottenere più indietro.

Damiano presta il proprio cellulare a Roberto affinché questi possa telefonare per qualche giorno, finché il proprio telefono è in assistenza. Senonché, Roberto si defila e, anche dopo diverse settimane, non restituisce più l’apparecchio al legittimo proprietario. Il quale, non riuscendo a ottenerlo con “le buone”, decide di sporgere una denuncia di smarrimento dello smartphone contro ignoti. Le indagini portano a Roberto il quale, nel procedimento per ricettazione a suo carico, riesce però a dimostrare che tra i due era stato concluso un comodato (un prestito). 

Lo stesso discorso può essere fatto con qualsiasi altro oggetto, ad esempio un’automobile.

Falsa denuncia di smarrimento: ultime sentenze

La falsa denuncia di smarrimento di un assegno, dopo la consegna del titolo di credito a un altro soggetto, configura il delitto di calunnia formale o diretta.

La falsa denuncia di smarrimento di un assegno, presentata in un momento successivo alla consegna del titolo di credito da parte del denunciante a un altro soggetto, configura il delitto di calunnia cosiddetta formale o diretta. Tale condotta integra il reato ex articolo 368 c.p. anche se non è formulata in modo diretto un’accusa nei confronti del trattario concernente uno specifico reato, in quanto la calunnia rappresenta un reato di pericolo. È perciò sufficiente che i fatti falsamente rappresentati all’Autorità giudiziaria siano tali da rendere ragionevolmente prevedibile l’apertura di un procedimento penale a carico di una persona determinata, anche qualora non si tratti di eventi univocamente indicativi di una specifica fattispecie di reato. Nel caso di specie, il tribunale ha condannato l’imputato per aver falsamente affermato di avere smarrito un assegno bancario, che egli stesso aveva invece consegnato a un altro soggetto, a fronte di una compravendita di un’autovettura, accusando quest’ultimo implicitamente del delitto di furto o di ricettazione del titolo, pur sapendolo innocente.

Tribunale Vicenza, 27/03/2019, n.73

Integra reato la falsa denuncia di smarrimento di un documento quando la predetta denunzia è presupposto necessario per il rilascio del duplicato

Sussiste il reato di cui all’art. 483 c.p. nel caso di falsa denuncia di smarrimento di un documento quando la predetta denunzia sia presupposto necessario per il rilascio del duplicato e, quindi, l’atto abbia una sua specifica destinazione ed efficacia probatoria.

Cassazione penale sez. V, 12/12/2018, n.10309

Commette calunnia chi denunci lo smarrimento di un assegno bancario, dopo averlo consegnato ad altra persona in pagamento di un’obbligazione

La falsa denuncia di smarrimento di assegni bancari, presentata da un soggetto dopo avere consegnato i titoli ad altra persona in pagamento di un’obbligazione, integra il delitto di calunnia, in quanto, pur non essendo formulata direttamente un’accusa concernente uno specifico reato, è sufficiente che i fatti falsamente rappresentati all’autorità giudiziaria siano tali da rendere ragionevolmente prevedibile l’apertura di un procedimento penale, per un fatto procedibile d’ufficio, a carico di una persona determinata. Difatti, il delitto di calunnia sussiste anche in caso di incolpazione indiretta. Nel caso di specie, il tribunale ha condannato per il reato ex articolo 368 del Cp un uomo che, dopo aver consegnato un proprio assegno tratto dal conto corrente a un imprenditore quale pagamento della merce acquistata, ne denunciava lo smarrimento al fine di far apparire la provenienza illecita del titolo e impedirne, di fatto, la negoziazione.

Tribunale Pescara, 01/10/2018, n.2710

La falsa denuncia di smarrimento di assegni bancari, dopo la consegna ad altra persona in pagamento di un’obbligazione, integra il delitto di calunnia

La falsa denuncia di smarrimento di assegni bancari, presentata da un soggetto dopo averli consegnati ad altra persona in pagamento di un’obbligazione, integra il delitto di calunnia, in quanto, pur non essendo direttamente formulata un’accusa concernente uno specifico reato, tuttavia, configurando la calunnia un reato di pericolo, è sufficiente che i fatti falsamente rappresentati all’Autorità Giudiziaria, pur se non univocamente indicativi di una fattispecie specifica di reato, siano tali da rendere ragionevolmente prevedibile l’apertura di un procedimento penale, per un fatto procedibile d’ufficio, a carico di persona determinata.

In tema di calunnia, è irrilevante, ai fini della consumazione del reato, la circostanza che nella denuncia presentata non sia stato accusato alcun soggetto determinato quando il destinatario dell’accusa sia implicitamente ma agevolmente individuabile. (Nel caso di specie l’imputata aveva denunciato lo smarrimento, ad opera di ignoti, di un assegno bancario posto all’incasso, in tal modo incolpando di furto o ricettazione il beneficiario cui l’assegno era stato effettivamente consegnato dal denunciante.

Tribunale Nola, 18/09/2018, n.1855

La falsa denuncia di smarrimento della carta di identità integra reato di falsità ideologica in atto pubblico

Integra il reato di falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico la falsa denuncia di smarrimento della carta di identità, considerato che essa costituisce presupposto necessario per attivare il procedimento amministrativo di rilascio del duplicato e che l’ordinamento prevede a carico di colui che smarrisce un documento di identità l’obbligo di presentare denunzia.

Cassazione penale sez. V, 17/09/2018, n.48884

Ricettazione: prova dell’elemento soggettivo

Nel delitto di ricettazione l’elemento soggettivo attiene alla consapevolezza della illiceità dell’operazione con riferimento alla provenienza delittuosa del bene. Ai fini della configurabilità del delitto, la prova dell’elemento soggettivo può essere raggiunta da qualsiasi elemento, anche indiretto e, quindi, anche dalla non attendibile indicazione della provenienza della cosa ricevuta da parte del soggetto agente. L’elemento soggettivo del reato ex articolo 648 del C.p., infatti, può essere integrato anche dal dolo eventuale, che è configurabile in presenza della rappresentazione, da parte del soggetto agente, della concreta possibilità della provenienza illecita della res e della relativa accettazione del rischio. Nel caso di specie, la Corte d’appello ha confermato la condanna per ricettazione per l’imputato, il quale aveva offerto in permuta parziale a una concessionaria un’autovettura di provenienza delittuosa, risultata reimmatricolata con diversa targa a seguito di una denuncia di smarrimento.

Corte appello Roma sez. II, 03/09/2018, n.8922

La falsa denuncia di smarrimento della carta d’identità configura il reato di falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico

Il reato di cui all’art. 483 c.p., si configura nelle ipotesi di falsa denuncia di smarrimento della carta d’identità. Quello di presentare denuncia costituisce un obbligo, poiché la stessa costituisce il presupposto dell’attivazione del procedimento amministrativo. Il delitto non implica il dolo specifico.

Cassazione penale sez. V, 19/04/2018, n.33848

La duplice denuncia di furto e di smarrimento della carta d’identità rende il fatto insussistente per la carenza di pratiche conseguenze.

Decisiva al riguardo risulta la considerazione che la duplicazione della denuncia della carta di identità, resa oltretutto al medesimo Corpo di polizia giudiziaria (Carabinieri), se – da un lato – esponeva con certezza il denunciante a conseguenze pregiudizievoli nei propri confronti (la duplicazione di denuncia sarebbe immediatamente emersa, come del resto è attestato dalla visura in atti, per effetto del mero inserimento in Banca-dati), non ha permesso di comprendere – dall’altro – quale astratta utilità avrebbe prodotto in favore dell’imputato. Restandone in definitiva insuperabile il dubbio circa l’effettiva volontarietà della condotta, può assolversi l’appellante dal reato ascrittogli perché il fatto non sussiste.

Corte appello Perugia, 12/04/2018, n.111

Integra il reato di calunnia la denuncia di smarrimento di un assegno emesso per il pagamento di un acquisto, al fine di bloccarne la riscossione

Integra il reato di calunnia l’aver denunciato il falso smarrimento di un assegno di cui si abbia la consapevolezza di aver emesso per il pagamento di merce acquistata al fine di bloccarne la riscossione con la conseguenza di accusare il prenditore del titolo di credito.

Tribunale Napoli Nord sez. II, 06/04/2018, n.1000


note

[1] Art. 368 cod. pen.

[2] Cass. sent. n. 45529/2019.

[3] Cass. sent. n. 33848/2018, n. 47867/2003.

[4] Art. 483 cod. pen.

[5] Cass. sent. n. 10309/2018.


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