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Permesso di soggiorno Spagna: si può lavorare in Italia?

16 Novembre 2019
Permesso di soggiorno Spagna: si può lavorare in Italia?

La mia ragazza è cittadina della repubblica dominicana e attualmente è residente in Spagna con un permesso di soggiorno per stranieri valido 5 anni per motivi familiari (familiar ciudadano de la union) in quanto sua mamma, anche lei residente in Spagna, ha sposato un cittadino spagnolo e il permesso è stato concesso per la cittadinanza del marito. Volevo chiedere se la mia ragazza può ottenere un permesso di soggiorno in Italia per lavoro (sia come socia di società, oppure come lavoro subordinato con contratto a tempo indeterminato) oppure per qualsiasi altra opportunità.

Bisogna distinguere in ragione del tipo di permesso di soggiorno di cui è in possesso il cittadino extracomunitario: infatti, la situazione è diversa a seconda che il permesso in questione sia quello “normale” oppure quello per soggiornanti di lungo periodo (cosiddetta carta di soggiorno). Quest’ultima ipotesi presuppone che il cittadino straniero sia già in possesso, da almeno 5 anni, di un permesso di soggiorno in corso di validità e che abbia anche determinata disponibilità di reddito (pari ad 5.953,87 euro per il 2019).

Il Testo unico sull’immigrazione (art. 4) dice che possono soggiornare nel territorio dello Stato gli stranieri entrati regolarmente, che siano muniti di carta di soggiorno o di permesso di soggiorno rilasciati, e in corso di validità, a norma del medesimo testo unico o che siano in possesso di permesso di soggiorno o titolo equipollente rilasciato dalla competente autorità di uno Stato appartenente all’Unione europea, nei limiti ed alle condizioni previsti da specifici accordi.

Gli stranieri muniti del permesso di soggiorno o di altra autorizzazione che conferisce il diritto a soggiornare, rilasciati dall’autorità di uno Stato membro dell’Unione europea e validi per il soggiorno in Italia, sono tenuti a dichiarare la loro presenza al questore entro otto giorni. Agli stessi è rilasciata idonea ricevuta della dichiarazione di soggiorno.

Allo straniero munito del permesso di soggiorno di altro Stato Ue, che si è trattenuto nel territorio nazionale oltre i tre mesi dall’ingresso, il questore intima di recarsi immediatamente, e comunque non oltre sette giorni dalla notifica dell’intimazione, nello Stato membro dell’Unione europea che ha rilasciato il permesso di soggiorno o altra autorizzazione che conferisce il diritto di soggiornare, in corso di validità, pena l’espulsione.

Dunque, se in possesso di ordinario permesso di soggiorno di validità quinquennale (come può esserlo quello per motivi familiari), allo straniero extracomunitario è inibita la possibilità di lavorare in Paese diverso da quello che glielo ha rilasciato, potendo solamente soggiornare in altro Paese per un massimo di tre mesi.

L’immigrato extracomunitario che ha ottenuto il permesso di soggiorno Ue può trasferirsi in altro un Paese dell’Unione Europea per motivi di lavoro o di studio solo se è in possesso del permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo (cosiddetta carta di soggiorno). Si ricorda che questo tipo di permesso, al contrario degli altri, non ha una scadenza, in quanto è a tempo indeterminato, e può essere richiesto solo da coloro che risiedono legalmente in uno Stato Ue da almeno cinque anni.

Come detto, gli altri permessi di soggiorno, invece, consentono di spostarsi all’interno dell’area Schengen per periodi di breve durata, al massimo 90 giorni. I brevi soggiorni sono consentiti per turismo, affari, corsi di studio, eventi sportivi, manifestazioni scientifiche, politiche, religiose e culturali. I suddetti permessi hanno validità temporanea.

Lo Stato in cui ci si trasferisce deve essere informato di questo nuovo ingresso, tramite una segnalazione del diretto interessato alle autorità di pubblica sicurezza del Paese di destinazione. La permanenza in questo Stato per un periodo superiore a tre mesi rende necessario ottenere il rilascio del visto e del permesso di soggiorno tramite le procedure del Paese ospitante.

Il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo (carta di soggiorno) permette di lavorare e studiare in un Paese Ue diverso da quello che lo ha rilasciato. Non è escluso però che alcuni Stati, a causa di una massiccia richiesta di ingressi oppure del verificarsi di particolari circostanze, possano fissare dei limiti numerici e quindi non riconoscere a tutti la possibilità di trasferimento.

Gli Stati ospitanti possono inoltre subordinare l’ingresso nel loro territorio alla verifica di alcuni requisiti, tra cui il possesso di risorse economiche sufficienti, la disponibilità di un alloggio e una copertura sanitaria. È necessario poi fornire allo Stato ospitante ulteriori informazioni, che variano in base al motivo per il quale ci si vuole trasferire in quel Paese.

Per quel che concerne il lavoro:

  • se nel Paese ospitante si svolge un’attività di lavoro dipendente, sono richiesti il contratto di lavoro e una dichiarazione del datore di lavoro che attesta che l’assunzione è avvenuta secondo la normativa nazionale;
  • se nel Paese ospitante si svolge un’attività di lavoro autonomo, si deve dimostrare una disponibilità economica adeguata per l’esercizio dell’attività economica prescelta e bisogna dotarsi delle autorizzazioni e permessi previsti dalla normativa nazionale.

Il Paese ospitante rilascia allo straniero un permesso di soggiorno specifico per l’attività che la persona andrà a svolgere, comunicandolo alle autorità del Paese che ha rilasciato il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo.

Il trasferimento in un altro Stato Ue diverso da quello in cui si è ottenuto il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo non determina la revoca automatica del permesso stesso, salvo che lo Stato in cui ci si trasferisce rilasci, a sua volta, un permesso di soggiorno di lungo periodo. La revoca avviene anche in caso di assenza per più di 6 anni o in caso di assenza dall’Ue per più di 12 mesi consecutivi.

Diverso sarebbe stato, invece, lo svolgimento in Italia di attività lavorativa a seguito di permesso di soggiorno per motivi familiari rilasciato sempre in Italia: secondo il testo unico sull’immigrazione (art. 6), infatti, il permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro subordinato, lavoro autonomo e familiari per essere utilizzato anche per le altre attività consentite. Al momento del rinnovo è possibile richiedere il nuovo permesso di soggiorno corrispondente all’attività effettivamente svolta.

Ancora, l’art. 30 comma secondo, dice che il permesso di soggiorno per motivi familiari consente l’accesso ai servizi assistenziali, l’iscrizione a corsi di studio o di formazione professionale, l’iscrizione nelle liste di collocamento, lo svolgimento di lavoro subordinato o autonomo, fermi i requisiti minimi di età per lo svolgimento di attività di lavoro.

L’art. 14 del regolamento di attuazione al testo unico afferma che il permesso di soggiorno rilasciato per motivi di lavoro subordinato o di lavoro autonomo e per motivi familiari può essere utilizzato anche per le altre attività consentite allo straniero, anche senza conversione o rettifica del documento, per il periodo di validità dello stesso e, in particolare, che il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare o per ingresso al seguito del lavoratore, per motivi umanitari ovvero per integrazione minore nei confronti dei minori, consente l’esercizio del lavoro subordinato e del lavoro autonomo (in questo senso anche la nota Congiunta n. 4079 del 7 maggio 2018, del Ministero del lavoro e dell’Ispettorato nazionale del lavoro).

Tirando le fila di quanto detto sinora, il testo unico sull’immigrazione (art. 9 bis) prevede la possibilità, per un extracomunitario munito di permesso di soggiorno Ue, di recarsi in Italia per lavorare solamente nel caso in cui sia titolare di un permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo rilasciato da un altro Stato membro. In questo caso, si può chiedere di soggiornare in Italia per un periodo superiore a 90 giorni al fine di:

  • svolgere un lavoro subordinato o autonomo nel rispetto delle altre condizioni previste dalla legislazione nazionale;
  • frequentare corsi di studio o di formazione professionale.

Per poter svolgere un’attività lavorativa subordinata occorre comunque avere una autorizzazione preventiva da parte dello Sportello Unico, il cosiddetto nulla osta.  Questa autorizzazione deve essere richiesta pure se si vuol esercitare un’attività di tipo autonomo. Le autorizzazioni però sono soggette a delle limitazioni numeriche: il decreto flussi che viene emanato dal Governo Italiano il quale prevede un numero massimo di permessi di soggiorno per lavoro che possono essere rilasciati ai titolari dei permessi di soggiorno Ue soggiornanti di lungo periodo.

Al di fuori di tali ipotesi, il titolare di permesso di soggiorno per lungosoggiornanti può comunque soggiornare in Italia se è in grado di dimostrare di possedere adeguate risorse economiche per un importo superiore a 17mila euro (doppio dell’importo minimo previsto per l’esenzione alla spesa sanitaria, pari a circa 8.500 euro) e un’assicurazione medica.

Il titolare del permesso di soggiorno Ue per soggiornanti di lungo periodo, una volta esperite le formalità e seguito le procedure previste per poter seguire un corso di studi ovvero per lavorare, dovrà chiedere il rilascio del permesso corrispondente al motivo del soggiorno. Per lavoro, una volta ottenuto il nulla osta dallo Sportello Unico, questi gli rilascerà il modello già compilato da inviare alla Questura tramite lo Sportello Amico presente negli uffici postali.

Per soggiorni inferiori ai tre mesi, è sufficiente che lo straniero presenti la dichiarazione di presenza al questore, analogamente agli stranieri titolari di altro permesso rilasciato da un altro Paese dell’Unione.

Si potrebbe invece entrare in Italia provenendo direttamente dal proprio Paese extracomunitario ottenendo un permesso di soggiorno per motivi di lavoro rilasciato a seguito della stipula del contratto di soggiorno per lavoro. La durata del relativo permesso di soggiorno per lavoro è quella prevista dal contratto di soggiorno e comunque non può superare:

  • la durata complessiva di nove mesi in relazione ad uno o più contratti di lavoro stagionale;
  • la durata di un anno in relazione ad un contratto di lavoro subordinato a tempo determinato;
  • la durata di due anni in relazione ad un contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Il problema dell’ottenimento di un permesso di soggiorno per motivi di lavoro a favore di cittadini extracomunitari, però, è legato al rispetto del provvedimento che ogni l’Italia emana e che va sotto il nome di decreto flussi. I visti di ingresso in Italia di cittadini non appartenenti all’Unione Europea per motivi di lavoro, sia esso autonomo o subordinato (anche stagionale), sono rilasciati entro il limite delle quote stabilite annualmente con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Come anticipato, per poter entrare a lavorare in Italia provenendo direttamente dal proprio Paese d’origine, è necessaria la richiesta di nullaosta per l’assunzione da parte di un datore di lavoro (italiano o straniero) regolarmente soggiornante. Il datore di lavoro, prima di richiedere il nullaosta, deve formalizzare presso il Centro per l’Impiego competente la richiesta della presenza sul territorio nazionale di un lavoratore disponibile e, solo quando il Centro per l’Impiego abbia verificato e certificato l’indisponibilità di un lavoratore presente sul territorio, il datore potrà procedere alla richiesta di nullaosta per cittadino extracomunitario.

Per poter poi lavorare in Italia approfittando delle quote stabilite dal decreto flussi annuale occorre inoltre non trovarsi giù sul territorio: in altre parole, il decreto flussi presuppone che la domanda di lavoro provenga dal cittadino extracomunitario che si trovi nel suo Paese e che non sia già in Italia.

Ricapitolando tutto quanto detto sinora:

  • chi gode di un permesso di soggiorno per motivi familiari rilasciato da Paese Ue, non può rimanere in Italia se non per periodi superiori ai novanta giorni. Non può dunque essere assunto per lavorare in Italia (se non nel rispetto del limite dei tre mesi);
  • chi gode di un permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo (carta di soggiorno) rilasciato da Paese Ue, può ottenere un permesso di soggiorno lavorativo in Italia, nel rispetto delle quote previste dal decreto flussi e delle modalità previste per l’assunzione di stranieri extracomunitari;
  • provenendo dal proprio Paese extracomunitario, si può ottenere il permesso di soggiorno lavorativo, ma soltanto approfittando delle quote annuali messe a disposizione dal decreto flussi.

In chiusura, va ricordato che, poiché i rapporti tra i singoli Stati europei, nel rispetto della generale normativa comunitaria, possono essere disciplinati da apposite convenzioni (più volte, sopra, si è fatto riferimento alla possibilità di specifici accordi), sarebbe prudente chiedere maggiori informazioni all’Ufficio immigrazione della Questura in merito ad eventuali accordi tra Italia e Spagna.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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