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Forza Italia: è arrivata la fine

13 Novembre 2019 | Autore:
Forza Italia: è arrivata la fine

L’agonia politica di un Berlusconi sempre più isolato potrebbe accorciarsi con l’addio di Mara Carfagna. L’ex premier: “Chi ci lascia è un coglione”.

«L’Italia è il Paese che amo. Qui ho le mie radici, le mie speranze ed i miei orizzonti». Era il 1994. Un Silvio Berlusconi già stempiato ma ancora giovane, brillante, con in mano un imperio mediatico vincente, presidente di un Milan che nel calcio internazionale aveva appena vinto tutto, pronunciava queste parole nel video registrato nel suo studio e passato alla storia per la sua famosa discesa in campo che lo portò a conquistare Palazzo Chigi al primo tentativo. Berlusconi era a capo di un partito, Forza Italia, fabbricato a tavolino nei suoi palazzi di Segrate, alle porte di Milano, insieme ai suoi fedelissimi (secondo le malelingue non tutti di ottima estrazione sociale, soprattutto quelli residenti in Sicilia).

Una discesa in campo a colpo sicuro, dicevamo: Berlusconi ottiene il 21% dei consensi e la poltrona di premier, grazie alla coalizione con la Lega Nord di Umberto Bossi, con Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini, con i centristi Casini e Buttiglione. Tra alti e bassi governa per 20 anni Berlusconi. Poi comincia il declino, tra scandali piccanti e processi non ancora finiti.

C’è un fuggi-fuggi di prime donne. Bossi, prima malato e poi coinvolto in affari poco ortodossi che lo portano in tribunale, scompare dalla scena politica. Fini viene cacciato via dalla coalizione dallo stesso Berlusconi. Buttiglione è sparito pure lui. In Parlamento rimane Casini, ormai poco influente. La Russa e Meloni se ne vanno a fare i Fratelli d’Italia. E poi il suo alter ego della comunicazione Paolo Bonaiuti (recentemente scomparso), l’ex coordinatore Denis Verdini (oggi «suocero» di Salvini), Giovanni Toti, Beatrice Lorenzin, Angelino Alfano, Paolo Romani. L’elenco è lungo.

Per il partito dell’ex Cavaliere precipitano i consensi. Negli ultimi sondaggi, viene addirittura doppiato da un suo gregario, quella Giorgia Meloni a cui su un palco, ai tempi d’oro, aveva rivolto un aggettivo piuttosto sconveniente. Ora sta per arrivare il colpo di grazia: anche Mara Carfagna, già ministro della destra berlusconiana come la Meloni e fino a ieri fedelissima di Silvio, ha più di mezza valigia pronta. Sembra il destino: i peggiori grattacapi per l’ex Cavaliere arrivano sempre dal gentil sesso. Dopo 25 anni, per Forza Italia è arrivata la fine?

Carfagna, pur ribadendo che trova la sua identità politica solo nel centrodestra, non nasconde di essere lusingata dalle avances politiche di Matteo Renzi: «Se lui dichiarasse di non voler più sostenere il governo di sinistra – ammette la vicepresidente della Camera – ma di avere altre ambizioni, forse “Forza Italia Viva” sarebbe una suggestione». Insomma, forse parlare di matrimonio tra Renzi e Carfagna è spingersi troppo. Ma l’idea di una «coppia di fatto» non è poi così strampalata.

Tutta colpa della piega che ha preso quello che ancora è il suo partito: «Oggi – lamenta – io non vedo un centrodestra ma una destra-destra e mi sembra che Forza Italia abbia presso un’altra strada». Che Berlusconi sia succube della Lega di Matteo Salvini? «È stato commesso un errore per sudditanza psicologica dei confronti della destra estrema, Lega in primis – accusa la Carfagna – e questo ci fa male dal punto di vista dei consensi e delle alleanze europee».

In settimana, ci saranno altri contatti all’interno di Forza Italia. L’ala sudista che non vuole morire salviniana è spaccata in due: c’è chi spinge per lo strappo o per una separazione consensuale con la creazione di gruppi parlamentari autonomi e chi, invece, consiglia di partire per ora con un’iniziativa importante, magari la creazione di un’associazione ad hoc con tanto di slogan e logo, per dare battaglia all’interno di Fi, poi si vedrà.

Sono proprio i «suddisti» i più pragmatici. Secondo l’ex deputato e presidente dell’associazione culturale Polo Sud, Amedeo Laboccetta, «che nessuno si illuda, Carfagna se n’è già andata. Consiglio a Berlusconi, se proprio non vuole alzare bandiera bianca, di uscire dal bunker e scendere in campo aperto, ma soprattutto di smetterla con i pranzi e le cene di trattenimento. Agli italiani, con la grave crisi in atto, interessa ben altro». Laboccetta è convinto che Berlusconi «sia chiuso nel suo campo trincerato di Arcore con un manipolo di fedelissimi, e da qualche tempo è costretto a ripararsi dalle bordate di una ex favorita: Mara Carfagna. La signora spara a palle incatenate nel momento di massima crisi di Forza Italia. Il Cav sembra voler reagire, tenta di rispondere all’offensiva. Ma non ha molte armi. Risposte antiche non fanno più effetto “. Il consiglio di Laboccetta all’ex padre-padrone di Forza Italia è lapidario: «A volte è meglio cadere in piedi che rincorrendo una gonnella smarrita che sogna di dare al Cav il colpo di grazia».

Berlusconi non ha, però, intenzione di arrendersi, anzi: crede ancora nella sua creatura come il primo giorno, come quella volta in cui decise la sua discesa in campo. Così, in pubblico sceglie di parlare chiaro ma con toni morbidi. Sul palco del Maurizio Costanzo show prende le distanze da Italia Viva, nel caso ai suoi non fosse chiaro che il suo partito e quello di Matteo Renzi sono antagonisti: “Faccio gli auguri a Renzi – commenta davanti alle telecamere – ma lui gioca nell’altra metà campo, c’è una distanza assolutamente incolmabile tra noi e la sinistra”.

Molto più duri, invece, i toni che usa in privato. All’ultima riunione dei dipartimenti del partito e dei parlamentari azzurri – assente proprio Mara Carfagna, impegnata in una cena di Stato al Quirinale – sfodera un termine che gli era scappato diversi anni fa riferendosi a chi votava Pd. Un termine che questa volta serve a descrivere ciò che Berlusconi pensa di chi lascia Forza Italia: “Chi lo fa, è un coglione”.


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