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Contratto di collaborazione coordinata e continuativa: elementi

11 Novembre 2019
Contratto di collaborazione coordinata e continuativa: elementi

Lavoro parasubordinato: elementi che distinguono i co.co.co. dai lavoratori dipendenti con contratto subordinato. 

Leggi e giurisprudenza sono sempre più rivolte a stabilire confini netti tra i contratti di subordinazione e quelli di collaborazione coordinata e continuativa. Ciò al fine di contrastare il fenomeno delle false partite Iva. 

In quest’ottica, di recente, il legislatore [1] ha esteso l’applicazione delle norme sulla subordinazione anche a quelle collaborazioni che consistono in prestazioni di lavoro prevalentemente – e non più esclusivamente – personali, continuative e le cui modalità di esecuzione sono organizzate dal committente. Inoltre, il luogo e il tempo di lavoro non sono più criteri distintivi per stabilire se la prestazione è “autonoma” o “subordinata”; in questo modo, possono considerarsi dipendenti anche quei lavoratori che, seppur con orari elastici o con la possibilità di svolgere le attività da casa, finiscono per rispettare le direttive del datore senza alcuna autonomia. 

Per capire, a questo punto, quali sono gli elementi del contratto di collaborazione coordinata e continuativa dobbiamo partire dagli aspetti essenziali del lavoro subordinato. 

Quando c’è lavoro subordinato

Il lavoro subordinato è caratterizzato innanzitutto dall’assenza di autonomia, ossia dalla subordinazione alle istruzioni, direttive e al potere disciplinare del datore. Il dipendente non ha alcun margine decisionale nelle proprie attività. 

La subordinazione si identifica, quindi, con l’assoggettamento del lavoratore al potere direttivo, organizzativo e gerarchico del datore di lavoro [2]. Tale potere deve manifestarsi nell’emanazione di ordini specifici e sufficientemente dettagliati tanto da non dare autonomia decisionale al dipendente. Inoltre, la subordinazione si estrinseca nell’esercizio, da parte del datore, di un’assidua attività di vigilanza e controllo [3].

Un altro elemento che distingue il lavoro subordinato da quello parasubordinato è il potere di controllo: ad esempio, il datore può esercitare un controllo sulle assenze (richiedendo il certificato medico) solo nel lavoro subordinato. In più, ha il potere di sanzionare il lavoratore in caso di violazioni del contratto di lavoro. 

Nel lavoro subordinato, poi, il datore può decidere l’organizzazione aziendale, stabilendo turni, luoghi di lavoro, obiettivi, trasferimenti. Il dipendente, invece, non ha una propria organizzazione imprenditoriale e si limita ad essere inserito in quella del datore. 

Quando c’è collaborazione coordinata e continuativa (co.co.co.)

Con la collaborazione coordinata e continuativa il lavoratore si impegna a svolgere in via continuativa una prestazione prevalentemente personale a favore del committente e in coordinamento con quest’ultimo, ma senza che sussista alcun vincolo di subordinazione.

Si tratta di un rapporto di lavoro “parasubordinato” in quanto si differenzia dal lavoro dipendente (per l’assenza del vincolo di subordinazione), dal lavoro autonomo (inteso come esercizio di arte o professione) e dall’attività imprenditoriale (poiché manca un’organizzazione di mezzi).

In quali casi è possibile un contratto di collaborazione coordinata e continuativa?

È possibile stipulare un co.co.co. solo nelle seguenti ipotesi:

  • collaborazioni per le quali gli accordi collettivi nazionali stipulati da associazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale prevedono discipline specifiche riguardanti il trattamento economico e normativo, in ragione delle particolari esigenze produttive ed organizzative del relativo settore;
  • collaborazioni prestate nell’esercizio di professioni intellettuali per le quali è necessaria l’iscrizione in appositi albi professionali (vedi i tradizionali collaboratori degli studi medici, legali, commerciali, ecc.);
  • attività prestate nell’esercizio della loro funzione dai componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società: a) amministratori, b) sindaci o revisori;
  • attività prestate nell’esercizio della loro funzione dai partecipanti a collegi e commissioni;
  • collaborazioni rese a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciuti dal Coni;
  • collaborazioni prestate nell’ambito della produzione e della realizzazione di spettacoli da parte delle fondazioni lirico-sinfoniche;
  • collaborazioni degli operatori che prestano le attività svolte dal Corpo nazionale soccorso alpino e speleologico.

Come stabilire se un co.co.co è invece un contratto di lavoro subordinato?

A questo punto, non resta che verificare quali sono gli indici che identificano il contratto di collaborazione coordinata e continuativa, in modo da escludere, in presenza di questi, l’esistenza di un rapporto di subordinazione.

La volontà delle parti

Già nel contratto deve risultare chiaramente la volontà delle parti di escludere la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato. In verità, non è il nome del contratto che conta, ma come esso si atteggia concretamente. Proprio per questo, tale elemento è solo il punto di partenza. 

Assenza obblighi di orario

Il lavoratore autonomo non ha obblighi di orario e può svolgere la propria prestazione quando preferisce. In realtà, a partire dal 2019, anche il lavoratore dipendente potrebbe avere una flessibilità sugli orari di inizio e fine mansioni. Sicché, l’elemento di un orario prestabilito non è più così identificativo del solo lavoro subordinato. 

Assenza di compensi fissi

Nel contratto di collaborazione, bisogna evitare forme di retribuzione fissa e invariabile. I compensi dovrebbero essere legati alla quantità, qualità e tempo dell’attività prestata o al conseguimento di determinati obiettivi. Percepire uno stipendio fisso è uno dei criteri sussidiari indicati dalla Cassazione per distinguere tra lavoro autonomo e lavoro subordinato.

Assenza di ordini specifici

Al collaboratore non devono essere impartiti ordini specifici, reiterati e intrinsecamente inerenti alla prestazione lavorativa, stabilmente inserita nell’organizzazione aziendale. Il Dl 101/2019 ha esteso la disciplina del lavoro subordinato nel caso di etero-organizzazione non solo alle collaborazioni esclusivamente personali, ma anche a quelle prevalentemente personali.

Assenza di postazione fissa

Il prestatore non deve essere inserito a pieno titolo nell’organizzazione aziendale con postazione fissa, indicazione nell’organigramma, riporti e così via. 

note

[1] Legge 128/2019 di conversione del Dl 101/2019, in vigore dal 3 novembre 2019.

[2] Cass. sent. n. 3303/16; n. 2931/13; n. 16254/11; n. 14639/10.

[3] Cass. sent. n. 22690/14; n. 7142/13.

Autore foto https://depositphotos.com giovani lavoratori


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