Colf: pagamenti mai più in contanti

12 Novembre 2019 | Autore:
Colf: pagamenti mai più in contanti

Stipendi pagati alle colf solo con strumenti tracciabili, evitando i contanti: lo chiede al Parlamento la Corte dei Conti come misura per combattere l’evasione.

Il pagamento degli stipendi alle colf e agli altri collaboratori domestici potrebbe avvenire d’ora in poi esclusivamente con strumenti tracciabili e dunque mai più in contanti se il Governo ed il Parlamento accoglieranno i rilievi formulati dalla Corte dei Conti nel corso dell’audizione avvenuta ieri in Commissione Bilancio di Camera e Senato, dove sono state espresse critiche ai contenuti della legge di Bilancio predisposta in bozza dal Governo e ora in discussione in Parlamento.

In particolare, la Corte dei Conti nelle critiche alla manovra si è soffermata sul punto chiave della lotta all’evasione fiscale che, secondo i giudici contabili, potrebbe aumentare le possibilità di successo «estendendo l’obbligo di pagamento tracciato ad altri fenomeni economici che non danno luogo direttamente a detrazioni fiscali, quali il pagamento dei canoni di locazione immobiliare o la corresponsione degli emolumenti ai collaboratori familiari, settori questi ove notoriamente si registra una diffusa evasione fiscale».

In effetti, la manovra in discussione prevede nuovi limiti alle detrazioni Irpef dal 2020 imponendo i pagamenti tracciati anziché l’uso dei contanti per poter beneficiare delle agevolazioni, così chi continuerà a pagare in contanti dovrà dire addio alle detrazioni fiscali, ma lascia inalterato il quadro del modo di corrispondere gli stipendi pagati periodicamente alle colf e alle badanti.

Ora, mentre sui canoni di locazione sono già intervenute le associazioni di categoria a protestare (scrive su Twitter il presidente di Confedilizia: «La normativa vigente non prevede nulla del genere: la Corte dei Conti non lo sa?») sugli stipendi dei collaboratori familiari non si registrano ancora interventi contrari (ma è probabile che anche qui arrivino presto) e dunque il terreno è fertile per estendere anche a questo ambito l’obbligo dei pagamenti tracciabili che è già previsto in numerosi settori, ad esempio per poter ottenere le detrazioni fiscali sulle ristrutturazioni o sulle spese sanitarie private.

Finora, l’obbligo di pagare gli stipendi e gli altri emolumenti ai lavoratori dipendenti con strumenti tracciabili, come il bonifico bancario o l’assegno, non riguardava gli addetti ai servizi familiari e domestici, che erano sempre rimasti esclusi dalla norma [1] entrata in vigore a luglio del 2018 e neppure il recentissimo Decreto fiscale collegato alla manovra finanziaria [2] prevede nulla di specifico in questo ambito, al di là della riduzione dei generali limiti ai pagamenti in contanti che scenderà a 2.000 euro dagli attuali 3.000 a partire da luglio 2020 e dal quale sfuggono tutte le corresponsioni di importo inferiore, tra cui gli stipendi di colf e badanti: lo stipendio minimo sindacale, in base al vigente contratto collettivo nazionale per il lavoro domestico, è inferiore a questa soglia.

Adesso, però, con l’idea lanciata dalla Corte dei Conti, l’ipotesi potrebbe riprendere quota: del resto la strategia proposta si inquadra perfettamente negli obiettivi del Governo che intende contrastare l’evasione fiscale e far emergere le aree dove si nascondono le prestazioni in nero proprio attraverso la lotta ai contanti e l’incentivo ai pagamenti digitali e dunque tracciabili agli occhi del Fisco.

Nel rapporto del ministero dell’Economia e Finanze sull’economia sommersa allegato alla nota di aggiornamento al Def, il Documento di economia e finanza (trasmesso anche alla Commissione europea a Bruxelles), l’evasione fiscale sui lavoratori domestici era stata quantificata in quasi un miliardo di euro; sembra difficile che il Governo voglia ora rinunciare a questa somma.

In effetti, già nei lavori di predisposizione dell’attuale manovra, circa un mese fa, era spuntata l’ipotesi del Governo di trasformare i datori di lavoro di colf e badanti in sostituti di imposta: significava che al momento del pagamento della prestazione avrebbero dovuto trattenere una quota e versarla direttamente al Fisco (come già avviene per  contributi previdenziali) mentre finora è il lavoratore a doverli dichiarare e pagare l’Irpef. Ne avevamo parlato in arriva la tassa su colf e badanti.

Il progetto, però, è stato presto abbandonato e non compare nell’ultima versione della manovra, quella varata dal Consiglio dei ministri e presentata per la discussione parlamentare; ma appunto il dibattito in Camera e Senato è ancora in corso e possono essere apportati correttivi e modifiche fino all’approvazione definitiva, che dovrà avvenire entro dicembre per consentire l’entrata in vigore della nuova legge di Bilancio e dei provvedimenti collegati a partire dal 1° gennaio 2020. Così le regole potrebbero presto cambiare.


note

[1] Art. 1, commi 910 e seguenti, della Legge n. 205 del 2017 (legge di Bilancio 2018).

[2] Decreto Legge n. 124 del 26 ottobre 2019.


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1 Commento

  1. Con le pensioni sociali o d invalifita pagateli voi i badanti. Vivete fuori dalla realta

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