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Rendita vitalizia: ultime sentenze

18 Novembre 2019
Rendita vitalizia: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: costituzione di rendita vitalizia; lavoratore vittima di un infortunio in itinere; rendita Inail in favore dei congiunti del lavoratore; cessione d’azienda con costituzione di rendita vitalizia per il cedente.

Omesso versamento dei contributi assicurativi da parte del datore di lavoro

Il diritto del lavoratore alla costituzione, a spese del datore di lavoro, la rendita vitalizia di cui all’art. 13, della l. n. 1338 del 1962, per effetto del mancato versamento da parte di quest’ultimo dei contributi previdenziali, è soggetto al termine ordinario di prescrizione, decorrente dalla data di prescrizione del credito contributivo dell’Inps, senza che rilevi la conoscenza o meno, da parte del lavoratore, della omissione contributiva.

Tribunale Velletri sez. lav., 01/10/2019, n.1298

Redita vitalizia in favore del coniuge superstite del lavoratore

La rendita vitalizia in favore del coniuge superstite del lavoratore vittima di un infortunio “in itinere”, così come quella temporanea liquidata ai figli, assolve ad una funzione di “anticipo” del ristoro del danno da perdita degli apporti economici garantiti dal familiare deceduto e va, quindi, detratta dall’ammontare del risarcimento dovuto, allo stesso titolo, da parte del terzo responsabile del fatto illecito ai congiunti, i quali, di conseguenza, hanno diritto ad ottenere l’importo residuo, nel caso in cui il danno liquidato sia stato soltanto in parte coperto dalla predetta prestazione assicurativa, e non somme ulteriori.

Cassazione civile sez. III, 27/05/2019, n.14362

Liquidazione del danno 

Stante la oggettiva gravità della situazione, il carattere permanente del danno e l’impossibilità di stabilire, in modo oggettivo, una durata presumibile della vita della danneggiata (ormai già in età molto avanzata), ritiene il Tribunale di provvedere, ai sensi dell’art. 2057 c.c., mediante la costituzione di una rendita vitalizia (art. 1872 c.c).

Tribunale Milano sez. I, 14/05/2019

Vitalizio alimentare e rendita vitalizia: differenze

Il c.d. “vitalizio alimentare” è legittimamente configurabile, in base al principio dell’autonomia contrattuale di cui all’art. 1322 c.c. e si differenzia dalla “rendita vitalizia”, di cui all’art. 1872 c.c., per il carattere più marcato dell’alea che lo riguarda, inerente non solo alla durata del rapporto, connesso alla vita del beneficiario, ma anche all’obiettiva entità delle prestazioni, di fare e di dare, dedotte nel negozio, suscettibili di modificarsi nel tempo in ragione di fattori molteplici e non predeterminabili, quali le condizioni di salute del beneficiario, e per la natura accentuatamente spirituale di queste ultime.

Tribunale Nocera Inferiore sez. I, 03/04/2019, n.442

Cessione di azienda: costituzione di una rendita vitalizia in favore del cedente

La cessione di azienda con costituzione di una rendita vitalizia in favore del cedente determina, in favore dello stesso, una plusvalenza tassabile, in quanto, benché assicuri un’utilità aleatoria correlata alla durata della vita del beneficiario, presenta un valore economico accertabile sulla base di calcoli attuariali, secondo criteri riconosciuti dall’ordinamento, non ostando, peraltro, a detta tassazione il rischio di una doppia imposizione, essendo la rendita assimilabile a fini fiscali al reddito di lavoro dipendente, in quanto detto divieto scatta solo nell’ipotesi di liquidazione della seconda imposta da parte dell’Amministrazione: ne deriva che, per la cessionaria, l’erogazione della rendita non costituisce costo di esercizio, bensì costo di acquisizione dell’azienda.

Cassazione civile sez. trib., 28/06/2018, n.17181

Imposte sui redditi: plusvalenza tassabile

In tema di imposte sui redditi, è configurabile una plusvalenza tassabile anche nel caso di cessione di azienda (nella specie, una farmacia) con costituzione di una rendita vitalizia a favore del cedente, ai sensi dell’art. 1872 c.c., posto che essa può costituire il corrispettivo di un’alienazione patrimoniale che, pur assicurando una utilità aleatoria quanto all’ammontare concreto delle erogazioni che verranno eseguite, ha un valore economico agevolmente accertabile con riferimento a calcoli attuariali, secondo criteri riconosciuti dall’ordinamento giuridico; né può essere considerato di ostacolo alla tassazione il rischio di doppia imposizione, essendo la rendita vitalizia assimilabile a fini fiscali al reddito da lavoro dipendente, in quanto il divieto di doppia imposizione scatta al momento della concreta liquidazione della seconda imposta e solo nel caso in cui l’Amministrazione ritenga di avere diritto a ricevere il doppio pagamento.

Cassazione civile sez. trib., 11/05/2018, n.11434

Rendita vitalizia Inps: prescrizione

Il diritto alla costituzione della rendita vitalizia previsto dall’articolo 13 della legge 1338/1962 è soggetto all’ordinaria prescrizione decennale, che decorre dalla maturazione del termine di prescrizione, anch’esso decennale, del diritto al recupero dei contributi da parte dell’Inps per l’accantonamento necessario alla costituzione della riserva matematica del relativo fondo di destinazione.

Cassazione civile sez. un., 14/09/2017, n.21302

Rendita vitalizia: nuove applicazioni della giurisprudenza

Lo strumento della costituzione di una rendita, nonostante la sua scarsissima applicazione pratica (come già affermato dalla Suprema Corte, cfr. Cass. civ., n. 24451/2005) offre un importante criterio di liquidazione del lucro cessante, consentendo al giudice, d’ufficio (e dunque senza la necessità di una specifica domanda in tal senso), di valutare la particolare condizione della parte danneggiata e la natura del danno, con tutte le sue conseguenze.

Tribunale Milano sez. I, 09/06/2017, n.4690

Conclusione di una rendita vitalizia mista con donazione

Nel vigente ordinamento, che riconosce il principio della autonomia e, perciò ammette, di massima, la possibilità che le parti pongano in essere anche negozi diversi da quelli specificamente previsti e regolati dalla legge, è ammissibile la figura della rendita vitalizia mista con donazione, da intendersi realizzata allorché le parti concludano una convenzione intesa a determinare, insieme allo scambio di attribuzioni patrimoniali tipicamente proprio del contratto di cui agli artt. 1872 e ss. cod. civ., un vantaggio di una di esse, correlativamente bandendo dal costituito rapporto l’elemento dell’alea, o, quanto meno, affievolendo la rilevanza di tale elemento nell’economia del rapporto stesso.

Corte appello Napoli sez. VI, 01/06/2017, n.2408

Divieto di cumulo delle prestazioni di invalidità con la rendita vitalizia liquidata dall’Inail 

Il divieto di cumulo, posto dall’art. 1, comma 43, della l. n. 335 del 1995, delle prestazioni di invalidità a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti con la rendita vitalizia liquidata dall’INAIL per il medesimo evento invalidante, non incide sulla titolarità del diritto, ma determina solo l’impossibilità per l’assicurato di conseguire l’importo della quota della prestazione di invalidità sino alla concorrenza della rendita.

Cassazione civile sez. lav., 04/11/2016, n.22475



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2 Commenti

  1. Mio marito, ora deceduto, con sentenza del 2006 ha stipulato una rendita vitalizia alla sua ex moglie che deve essere corrisposta qualora passi a nuove nozze e l’obbligo di corresponsione è trasmissibile anche agli eredi. Tenendo conto che la signora in questione percepisce pensione e ha una casa di sua proprietà e un marito che comunque la mantiene, io, come erede devo necessariamente corrisponderglielo?

    1. Da quanto la lettrice descrive nel quesito, sembra che suo marito abbia riconosciuto alla sua ex una sorta di vitalizio alimentare a titolo gratuito.Nel caso in cui la lettrice, in qualità di erede, dovesse procedere all’accettazione senza beneficio di inventario di tutta l’eredità, allora godrà sì degli attivi patrimoniali, ma dovrà anche far fronte ai passivi (debiti e obblighi) gravanti sull’eredità.
      In questo caso, verificandosi la confusione tra il patrimonio della lettrice ed il patrimonio ereditario del de cuius, non sarà possibile distinguere i beni originari da quelli pervenuti con l’apertura della successione.Conseguentemente, l’erede è obbligato per l’intero importo della rendita vitalizia riconosciuta dal defunto marito.Tale obbligo durerà fino alla morte della beneficiaria.Purtroppo, essendo un atto recettizio, una volta che il contratto di rendita viene ricevuto e accettato dalla beneficiaria, non può più essere revocato dal concedente, né tantomeno dall’erede del concedente quel beneficio, ma potrà esclusivamente essere rinunciato dalla beneficiaria: evento che, con ogni probabilità, difficilmente potrà accadere.Pertanto, se ancora non ha accettato l’eredità, il consiglio alla lettrice è di ben valutare i benefici di un’eventuale accettazione totale dell’eredità, verificando se la rendita da ottemperare a favore della beneficiaria sia comunque affrontabile alla luce del patrimonio mobiliare e immobiliare lasciato dal suo defunto marito, senza tralasciare un’analisi dell’età della beneficiaria (un’età avanzata comporta meno anni di oneri con riguardo alla rendita).In caso di non convenienza, non resterebbe che pensare ad una accettazione con beneficio di inventario o, ancora, ad una rinuncia all’eredità.

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