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Licenziamento badante

12 Novembre 2019 | Autore:
Licenziamento badante

Cessazione del rapporto di lavoro per colf e badanti: quando può avvenire, termini di preavviso, che cosa spetta.

La badante è una lavoratrice dipendente, appartenente alla categoria dei lavoratori domestici: si tratta di lavoratori subordinati a tutti gli effetti, che prestano la propria opera per il funzionamento della vita familiare. Le mansioni dei lavoratori domestici coincidono con le normali incombenze familiari, e devono essere svolte con continuità presso l’abitazione del datore di lavoro.

La badante, come tutti i collaboratori domestici, ha diritto alle tutele che spettano alla generalità dei lavoratori dipendenti: diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità ed alla qualità del lavoro svolto, diritto ai riposi ed alle ferie, diritto alla conservazione del posto durante le assenze per malattia e infortunio.

Per quanto riguarda il licenziamento, però, i lavoratori domestici non godono delle stesse tutele spettanti alla maggior parte dei dipendenti, ma possono essere licenziati liberamente dal datore lavoro, salvo alcune eccezioni.

Facciamo allora il punto sul licenziamento badante: in quali casi può avvenire, quali sono le spettanze di fine rapporto, diritto al preavviso, in quali modi può terminare il rapporto di lavoro domestico.

Iniziamo subito col chiarire che il licenziamento della badante può essere intimato anche oralmente, ed in questo caso non è nullo, come invece accade per il licenziamento orale, per la generalità dei lavoratori subordinati: tuttavia, su richiesta della badante [1], il datore di lavoro è tenuto a fornire una dichiarazione scritta che attesti l’avvenuto licenziamento. In ogni caso, la cessazione del rapporto va comunicata per iscritto all’Inps.

Inoltre, salvo il caso di licenziamento per giusta causa, devono essere rispettati i termini di preavviso previsti dal contratto collettivo nazionale per il lavoro domestico; ma procediamo con ordine.

Cessazione del rapporto di lavoro: badanti e colf

Il rapporto di lavoro domestico può terminare per:

  • interruzione durante il periodo di prova: durante questo periodo, difatti, datore di lavoro e lavoratore possono recedere liberamente;
  • scadenza del termine, per il contratto di lavoro a tempo determinato;
  • risoluzione consensuale: avviene quando entrambe le parti, datore e lavoratore, desiderano chiudere il rapporto;
  • licenziamento: in questo caso il datore di lavoro deve fornire il preavviso previsto dal contratto collettivo per il lavoro domestico, a meno che il licenziamento non avvenga per giusta causa; in assenza di preavviso, è dovuta un’indennità sostitutiva;
  • dimissioni: in questo caso è il lavoratore a dover fornire il preavviso o la corrispondente indennità sostitutiva, a meno che non sussista una giusta causa di dimissioni (in quest’ultima ipotesi il datore di lavoro deve corrispondere l’indennità di preavviso al lavoratore); il collaboratore domestico è escluso dall’obbligo d’invio delle dimissioni telematiche;
  • morte del lavoratore;
  • morte del datore di lavoro: in questo caso, il rapporto può terminare con il rispetto dei termini di preavviso, ma i componenti della famiglia possono manifestare la volontà di far proseguire il rapporto, col consenso del lavoratore; i familiari conviventi, risultanti dallo stato di famiglia, sono obbligati in solido per i crediti di lavoro maturati sino al momento del decesso.

Quando si può licenziare la badante?

Il datore di lavoro può recedere liberamente dal rapporto di lavoro con la badante: si tratta del cosiddetto licenziamento «ad nutum». In altre parole, il datore non ha bisogno di spiegare le ragioni per cui licenzia la badante. Su richiesta di quest’ultima, però, deve fornire una dichiarazione scritta che attesti l’avvenuto licenziamento [1].

La tassa sul licenziamento, o ticket sul licenziamento, non è dovuta in nessun caso.

Preavviso licenziamento badante

Il datore di lavoro domestico, in caso di licenziamento, è tenuto a riconoscere alla badante un periodo di preavviso, che non è dovuto solo nell’ipotesi in cui receda per giusta causa

termini di preavviso  sono commisurati all’anzianità di servizio maturata dalla badante presso lo stesso datore di lavoro ed all’orario:

  • rapporto di lavoro inferiore a 25 ore settimanali:
    • sino a 2 anni di anzianità: 8 giorni di calendario;
    • oltre 2 anni di anzianità: 15 giorni di calendario;
  • rapporto di lavoro da 25 ore settimanali:
    • sino a 5 anni di anzianità: 15 giorni di calendario;
    • oltre 5 anni di anzianità: 30 giorni di calendario.

Se la badante usufruisce con la famiglia di un alloggio indipendente di proprietà del datore di lavoro, o messo a disposizione dallo stesso, il preavviso è di:

  • 30 giorni di calendario, sino ad un anno di anzianità,
  • 60 giorni di calendario per anzianità superiore.

I termini di preavviso sono raddoppiati se il datore di lavoro intima il licenziamento prima del 31giorno successivo al termine del congedo per maternità.

Per mancato o insufficiente preavviso, il datore di lavoro deve corrispondere un’indennità sostitutiva, pari alla retribuzione spettante per il periodo di preavviso non concesso.

Licenziamento della badante in malattia

La badante non può essere licenziata durante il periodo di comporto per malattia, cioè durante il periodo in cui il contratto collettivo [2] prevede la conservazione del posto per la lavoratrice.

Nel dettaglio, in caso di malattia, alla badante, convivente o non convivente, spetta la conservazione del posto per i seguenti periodi:

  • per anzianità fino a 6 mesi, superato il periodo di prova, massimo 10 giorni di calendario complessivi nei 365 giorni dall’inizio della malattia;
  • per anzianità da più di 6 mesi a 2 anni, 45 giorni di calendario complessivi nei 365 giorni dall’inizio della malattia;
  • per anzianità oltre i 2 anni, 180 giorni di calendario complessivi nei 365 giorni dall’inizio della malattia.

Questi periodi vanno aumentati del 50% in caso di malattia oncologica, documentata dalla competente Asl.

Licenziamento discriminatorio della badante

È vietato il licenziamento discriminatorio della badante, cioè per motivazioni legate a motivi di sesso, di religione, di politica o di lingua: tuttavia, gli orientamenti maggioritari della giurisprudenza non estendono a queste ipotesi le tutele dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (reintegra, risarcimento del danno ed eventuale indennità sostitutiva della reintegra del lavoratore).

Licenziamento della badante durante la maternità

Dall’inizio della gravidanza, purché intervenuta nel corso del rapporto di lavoro, e fino alla cessazione del congedo di maternità, la badante non può essere licenziata, salvo che per giusta causa.

Le dimissioni rassegnate dalla lavoratrice in questo periodo sono inefficaci ed improduttive di effetti se non comunicate in forma scritta e convalidate con le modalità previste dal ccnl per il lavoro domestico. Le assenze non giustificate entro i 5 giorni, se non si verificano cause di forza maggiore, sono da considerare giusta causa di licenziamento della lavoratrice.

Licenziamento della badante prima della scadenza del termine

La badante assunta a tempo determinato può essere licenziata prima della scadenza del termine solo per giusta causa.

Licenziamento della badante: cosa spetta

La badante licenziata ha diritto alle spettanze di fine rapporto: innanzitutto, ha sempre diritto al Tfr, cioè al trattamento di fine rapporto, o liquidazione, una volta terminato il contratto, anche nelle ipotesi di licenziamento per giusta causa.

Nel dettaglio, il Tfr della badante si determina (dal 1° giugno 1982) utilizzando lo stesso meccanismo di calcolo stabilito per la generalità dei lavoratori subordinati:

  • la retribuzione annua, comprensiva dell’eventuale indennità di vitto e alloggio, viene divisa per 13,5; dalle somme accantonate vanno sottratte le eventuali anticipazioni del Tfr;
  • le quote annue accantonate sono incrementate dell’1,5% annuo, mensilmente riproporzionato, più il 75% dell’aumento del costo della vita, accertato dall’Istat, con esclusione della quota maturata nell’anno in corso.

Assieme all’ultima retribuzione e al Tfr, poi, spettano i ratei di tredicesima, la liquidazione delle ferie maturate ma non godute, l’eventuale indennità di mancato preavviso e, in caso di convivenza e di mancato preavviso o di preavviso non lavorato, l’indennità sostitutiva di vitto e alloggio.

Comunicazione del licenziamento badante all’Inps

La cessazione del rapporto di lavoro con la badante deve essere comunicata dal datore all’Inps, telematicamente, entro 5 giorni dall’intimazione del licenziamento. La comunicazione non va effettuata solo in caso di cessazione del contratto per scadenza del termine.

Nessuna comunicazione deve essere inviata al centro per l’impiego, come avviene invece per la generalità dei lavoratori subordinati.


note

[1] Art. 39 Ccnl per il Lavoro domestico.

[2] Art.26 Ccnl per il lavoro domestico.


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1 Commento

  1. Sembrano esserci tra i consulenti del lavoro diversi orientamenti sul licenziamento durante malattia dopo superamento del comporto, e in particolare se possa essere intimato e come. Secondo alcuni, una volta superato il comporto, il datore può licenziare il lavoratore (sebbene questi sia ancora in malattia) ma non può farlo mediante preavviso (causa art 26.10), quindi può solo fare un licenziamento “in tronco” con corresponsione dell’indennità di mancato preavviso (15gg di paga). Secondo altri, una volta superato il comporto, se il lavoratore non rientra al lavoro (perchè ancora malato) il datore può contestargli la giusta causa di licenziamento (ma deve farlo per iscritto, in maniera formale) e in ragione di ciò può licenziarlo senza dovergli l’indennità di mancato preavviso. Secondo altri (pochi), addirittura, il perdurare della malattia preclude la possibilità di intimare il licenziamento (con o senza preavviso); ovvero il lavoratore non percepirà la retribuzione ma rimarrà formalmente “in carico” al datore fino al decorso della malattia; ma questa interpretazione pare piuttosto conservativa e poco realistica… Interessante come si possano trovare opinioni così diverse su un aspetto chiave di un contratto; il quale evidentemente non è stato ben formulato…

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