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Contratto di mandato: ultime sentenze

28 Novembre 2019
Contratto di mandato: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: contratto di mandato; domanda di risoluzione del contratto di mandato professionale; distinzione tra mediazione e mandato; diligenza del mandatario.

Contratto di mandato professionale: recesso del professionista

Ai sensi dell’art. 1382 c.c., la penale presuppone l’inadempimento ovvero il ritardo nell’adempimento della parte, ed ha come effetto quello di limitare il risarcimento del danno proprio al pagamento della somma prestabilita dai contraenti al momento della conclusione dell’accordo.

Di conseguenza, nel caso specifico di mandato professionale, quando al cliente viene attribuito il diritto di revocare il mandato in qualsiasi momento, e ciò senza alcun obbligo di motivazione, da ciò si desume che il recesso unilaterale, lungi dall’integrare gli estremi di un inadempimento contrattuale, costituisce, al contrario, esercizio di un diritto, e dunque attività del tutto legittima, ciò coerentemente con quanto disposto dall’art. 2237 c.c.

Tribunale Monza sez. I, 07/05/2019, n.1046

Tutela del mandatario

Il negozio fiduciario si sostanzia in un accordo tra due soggetti, con cui il primo trasferisce al secondo una situazione giuridica soggettiva (reale o personale) per il conseguimento di uno scopo pratico ulteriore. Mutuando la disciplina del contratto di mandato ed assimilando la figura del fiduciario a quella del mandatario, quest’ultimo ex art. 1719 c.c. ha diritto ad ottenere in restituzione le anticipazioni fatte ed a essere ristorato dei danni subiti in conseguenza dell’esecuzione dell’incarico, tra i quali potrebbero essere annoverate le plusvalenze patite a livello tributario dalla collettiva appellante e per essa dai tre suoi soci; allo stesso potrebbe inoltre competere, in caso di rapporto oneroso, il credito al compenso.

Corte appello Torino sez. IV, 28/11/2017, n.2538

Mediazione atipica e mandato: differenze

In tema di distinzione tra mediazione e mandato, la mediazione è l’attività consistente nella messa in relazione delle parti (art. 1754 c.c.), con il fine di farle addivenire ad un accordo. Il mediatore matura il diritto alla provvigione quando l’affare sia stato concluso (art. 1755 c.c.), e la sua attività abbia avuto un’incidenza causalmente adeguata sullo stesso.

Per affare si intende ogni accordo per mezzo del quale sorge, per le parti, il diritto di agire per l’adempimento dei patti stipulati o, in mancanza, per il risarcimento del danno. Diversamente il mandato è il contratto con il quale una parte si obbliga a compiere uno o più atti giuridici per conto dell’altra (art. 1710 c.c.).  La mediazione atipica ricorre quando la messa in relazione delle parti è preceduta dal conferimento di incarico al mediatore ad opera di una delle parti contraenti o di entrambe (contratto di mediazione unilaterale o bilaterale).

Quindi, la preventiva stipula di un contratto di mandato non è circostanza di per sè ostativa all’applicazione della disciplina della mediazione, dal momento che quest’ultima troverà, in ogni caso, applicazione quando il professionista abbia relazionato tra loro le parti e abbia contribuito al raggiungimento dell’accordo, e quando la sua attività mediatoria sia conoscibile come tale da entrambe le parti. In altri termini, è necessario che essa abbia rilevanza esterna. Dunque la distinzione tra mandato e mediazione assume contorni meno netti non potendosi più essere rinvenuta nell’esistenza o meno a monte di una base negoziale.

Ciò che permette di distinguere i due istituti in oggetto,  è che “mentre il mandatario ha l’obbligo di eseguire l’incarico ricevuto ed ha diritto a ricevere il compenso pattuito indipendentemente dal risultato raggiunto, il mediatore ha la mera facoltà di attivarsi per mettere in relazione le parti ed ha diritto alla provvigione solo se provoca la conclusione dell’affare”. Ciò che è decisivo non è tanto l’imparzialità del suo operare quanto la riconoscibilità esterna della posizione terza – che egli assume nel successivo rapporto con entrambe le parti, posizione che gli deriva, appunto, dall’assenza di collaborazione, dipendenza o rappresentanza con una sola di esse.

Tribunale Grosseto, 03/08/2017, n.803

Svolgimento negligente dell’attività professionale

La negligenza nello svolgimento della propria attività – qualora provato il conferimento del mandato trattandosi di una obbligazione di mezzi e non di risultato – può provocare un danno qualora si atteggi quale inadempimento del contratto di mandato relativamente alla determinazione della misura dell’onorario spettante, o danno corrispondente alla utilità che si voleva perseguire con il giudizio o danno che sarebbe stato evitato in caso di giudizio vittorioso.

In tale seconda ipotesi non è sufficiente la prova dell’inadempimento del legale e del risultato negativo del giudizio ma è necessario, pur sempre, dare la prova che la attività omessa o una volta correttamente posta in essere, avrebbe consentito ragionevolmente di ottenere una decisione favorevole.

Tribunale Roma sez. XIII, 26/01/2017, n.1428

Mandato e agenzia: differenze

La qualificazione di un rapporto come mandato o come agenzia va operata avendo riguardo principalmente al criterio della stabilità ed alla natura dell’incarico, che nel contratto di agenzia ha ad oggetto tipicamente la promozione di affari, sicché un’attività promozionale può rientrare nello schema del mandato, e non dell’agenzia, solo se è episodica ed occasionale e, quindi, con le caratteristiche del procacciamento di affari.

(In applicazione di tale principio, la S.C. ha cassato la decisione di merito che, senza approfondire l’aspetto della stabilità, aveva escluso che fossero riconducibili all’agenzia rapporti di lavoro di promotori finanziari che presentavano gli elementi tipici del mandato).

Cassazione civile sez. lav., 12/02/2016, n.2828

Diligenza del mandatario: come deve essere valutata?

In tema di contratto di mandato, nel caso di obbligazioni inerenti l’esercizio di un’attività professionale, la diligenza del mandatario deve essere valutata ai sensi dell’art. 1176, comma 2, c.c. e non alla stregua di un generico riferimento ad una “diligenza qualificata” che non trovi fondamento nella natura dell’attività esercitata.

(Nella specie la S.C., in ordine ad un mandato avente ad oggetto l’acquisto di una vettura usata, ha cassato la sentenza impugnata che aveva ritenuto l’inadempimento del mandatario, non concessionario di automobili, per l’asserito difetto di una generica “diligenza qualificata”, senza neppure considerare che l’acquisto era avvenuto presso una concessionaria di veicoli).

Cassazione civile sez. III, 14/07/2015, n.14664

Conclusione di un contratto dì mandato

Qualora l’attore abbia allegato la conclusione di un contratto dì mandato come avvenuta, alternativamente in forma verbale o per facta concludentia e la sentenza di primo grado, nel negare la sussistenza dì entrambe le modalità di stipulazione, abbia ritenuto che tali allegazioni integrassero differenti causae petendi della pretesa azionata, introduttive di temi di indagini distinti, la circostanza che l’atto di appello sia incentrato sull’esclusione del mandato verbale, senza censurare in modo specifico la statuizione relativa all’insussistenza di un mandato tacito, comporta l’inammissibilità dell’impugnazione relativamente a quest’ultimo profilo e la conseguente formazione del giudicato interno sul punto.

Cassazione civile sez. III, 26/06/2015, n.13203

Obbligazione contratta dal mandatario

I rapporti intercorrenti tra l’intermediario ed l’organizzatore sono ricondotti al contratto di mandato con conseguente applicazione della relativa disciplina codicistica degli art. 1703 e ss. c.c. e, l’obbligo risarcitorio sorge in capo al mandante se il danno ha causa immediata e diretta nell’incarico, se non dipende da colpa del mandatario e se essi derivano dall’inadempimento per fatto e colpa del mandante dell’obbligazione contratta dal mandatario al fine di dare esecuzione all’incarico.

Tribunale Monza sez. I, 09/03/2015, n.792

Contratto di mandato: risoluzione

La domanda di risoluzione del contratto di mandato professionale ad un difensore deve ritenersi fondata qualora l’inadempimento commesso dallo stesso sia grave, avuto riguardo all’interesse delle controparti.

Tribunale Alessandria sez. I, 29/11/2018, n.966

Contratto di mandato: le prestazioni professionali

In tema di pagamento di compensi di avvocato, il foro speciale di cui all’art. 637, comma 3, c.p.c. trova applicazione solo se la domanda monitoria abbia ad oggetto l’onorario per prestazioni professionali rese dall’avvocato direttamente al cliente rappresentato e difeso in giudizio e non anche ove si riferisca al credito al compenso maturato dal medesimo professionista nei confronti di un diverso collega che lo abbia incaricato, in forza di un ordinario contratto di mandato, sia pure a beneficio di un terzo, dello svolgimento di singoli atti processuali nell’interesse del proprio assistito.

Cassazione civile sez. II, 19/03/2019, n.7674


1 Commento

  1. SAlve…. vi seguo sempre e leggo con interesse i vostri articoli. Questi argomenti sono utilissimi per noi cittadini che abbiamo difficoltà a muoverci nel mondo giuridico pieno di paroloni incomprensibili. Grazie a voi riesco spesso a sciogliere i miei dubbi. Ora, io so che procura e mandato conferiscono entrambi la rappresentanza, ma in pratica come si differenziano? Non sono la stessa cosa, giusto?

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