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Eredità soldi conto corrente

12 Novembre 2019
Eredità soldi conto corrente

Come dividere i soldi presenti sul conto del defunto tra i vari eredi: le regole sullo sblocco del conto.

Più della metà degli italiani possiede un conto corrente. In ogni successione, quindi, c’è del denaro in banca da dividere tra gli eredi. Ma le regole non sono sempre chiare. Ad accrescere le problematiche sono anche le stringenti regole degli istituti di credito che, per cautelarsi da eventuali contestazioni, prima di consentire il prelievo ai familiari del defunto richiedono l’atto di successione e il consenso da parte di tutti gli interessati. 

Cerchiamo allora di individuare la disciplina applicabile in caso di eredità di soldi sul conto corrente. Come va diviso il denaro e cosa fare nel caso in cui uno dei coeredi, subito dopo la morte del titolare del conto, prelevi indebitamente dal bancomat delle somme? Ecco i chiarimenti pratici che fanno al caso tuo.

Soldi in conto corrente: come ottenere lo sblocco

Dopo la morte del titolare del conto corrente. ogni erede ha l’obbligo di riferirlo alla banca che provvede al blocco del conto stesso in attesa che vengano definite le pratiche di successione. 

Prima di questo momento. è fatto divieto a ciascun erede, anche se in possesso di bancomat, di prelevare denaro. L’eventuale prelievo non autorizzato costituisce atto di accettazione tacita all’eredità, con la conseguenza che l’autore non potrà più né rinunciarvi, né accettare con il beneficio di inventario.

La banca consente solo, con il consenso di tutti gli eredi, il prelievo delle somme necessarie alle spese funerarie. 

Una volta effettuata la dichiarazione di successione e presentata all’Agenzia delle Entrate, con tale documento ciascun erede può recarsi presso l’istituto di credito per effettuare il prelievo delle somme a lui spettanti sulla base della relativa quota di eredità. La banca rilascia i risparmi agli eredi, svincolando i conti correnti e i depositi amministrati contenenti tutti i titoli come ad esempio le azioni, le obbligazioni, i fondi comuni di investimento, ecc. Si può anche chiedere l’accredito diretto sul proprio conto presente presso un altro istituto di credito. 

Chi ha diritto alle somme presenti sul conto corrente del defunto?

Il denaro presente sul conto del defunto non spetta di diritto a tutti i familiari, ma solo a coloro che abbiano accettato l’eredità (anche solo con il beneficio di inventario). Prima di tale atto, non è possibile il prelievo. 

Si ricorda che, se la rinuncia all’eredità può essere revocata, l’accettazione invece è definitiva. 

Una volta effettuata l’accettazione, formalizzata con la dichiarazione di successione, la banca riconosce a ciascun erede la rispettiva parte del conto corrente secondo la quota di eredità a quest’ultimo spettante in base alle regole del Codice civile. 

Come sapere quanto denaro c’è sul conto del defunto

I chiamati all’eredità che ancora non abbiano formalizzato l’accettazione potrebbero essere interessati a sapere prima quanto denaro è presente sul conto del defunto al fine di valutare se sia più conveniente la rinuncia all’eredità. 

È diritto di ciascun chiamato all’eredità sapere qual è il saldaconto. A tal fine, bisogna recarsi presso la filiale di competenza con in mano il certificato di morte, l’atto notorio o uno stato di famiglia in cui si dimostri il rapporto di familiarità con il defunto. 

Con tale documentazione, l’erede potrà avere informazioni dalla banca su tutti i conti correnti, i depositi, i libretti di risparmio, le cassette di sicurezza, i finanziamenti in corso e quelli estinti, le azioni e le obbligazioni intestate dal soggetto defunto.

La banca può chiedere il consenso di tutti gli eredi allo sblocco del conto?

Alcune banche subordinano lo sblocco del conto, anche dopo la presentazione della dichiarazione di successione, al consenso di tutti gli eredi. Tuttavia, le Sezioni Unite della Cassazione [1] hanno ritenuto tale pratica illegittima. Difatti, secondo la Corte, ogni erede ha diritto alla propria quota di conto corrente, a prescindere dal consenso o dalla contestuale presenza degli altri eredi. L’esistenza di una pluralità di eredi determina solo il sorgere di autonomi rapporti obbligatori con l’istituto di credito coinvolto nella vicenda successoria e non di un unico rapporto.

Conto cointestato: regole sull’eredità

Se il conto corrente era cointestato a un altro soggetto, gli eredi possono rivendicare la divisione della sola quota intestata al defunto, mentre l’altra spetta interamente al contitolare a meno che non si riesca a dimostrare che la cointestazione era solo fittizia, volta a consentire a quest’ultimo le operazioni allo sportello.

Giovanna è un’anziana signora che, non potendo recarsi allo sportello a ritirare la pensione, decide di cointestare il conto alla propria figlia Maria. Alla morte di Giovanna, tutti i figli vogliono dividere i risparmi depositati in banca, su cui però Maria, in qualità di contitolare del conto, pretende per sé il 50%. I fratelli, però, riescono a provare che il conto è stato alimentato solo dalla pensione di Giovanna e che la cointestazione è stata solo una simulazione. Sicché, stando così le cose, Maria dovrà dividere il conto insieme ai suoi fratelli senza poter rivendicare una parte solo per sé.

Laddove la cointestazione non sia una simulazione, bisogna distinguere due ipotesi:

  • il conto a firma congiunta viene bloccato dalla banca. Per lo sblocco, il cointestatario deve recarsi in banca insieme agli eredi legittimi, in modo da procedere allo svincolo di tutte le somme;
  • il conto a firma disgiunta dovrebbe essere sbloccato per la sola parte spettante al cointestatario. Tuttavia, tale circostanza viene di fatto ostacolata dalle banche che temono eventuali contestazioni degli eredi; così il conto viene bloccato anche in tale ipotesi. In verità, tale condotta dell’istituto di credito potrebbe essere censurata innanzi al giudice andando a incidere sul diritto autonomo del contitolare del conto. In ogni caso, se anche il conto fosse sbloccato, il contitolare avrebbe sì la possibilità di movimentare il conto, ma dovrebbe pur sempre riconoscere il 50% di proprietà agli eredi. Con la conseguenza che se questi preleva una quota superiore alla metà del conto, gli eredi avranno diritto alla restituzione (non dalla banca ma) dal contitolare a firma disgiunta.

Che succede se uno degli eredi preleva dal conto dopo la morte del titolare

Dopo la morte del titolare del conto, ciascun coerede, anche se in possesso di carta bancomat o di carta di credito, non può effettuare acquisti, prelievi o pagamento con tale denaro. Non importa se questi abbia la delega alla firma. La banca, infatti, al momento della comunicazione del decesso, revoca le deleghe che il defunto aveva rilasciato ad altri soggetti.

Chi effettua un’operazione sul conto dopo il decesso si considera erede puro e semplice e non potrà più rinunciare all’eredità. In più, se ha commesso tale operazione senza il consenso degli altri coeredi, commette un reato di appropriazione indebita e può essere querelato ai carabinieri o alla polizia.

Come si dividono i soldi sul conto corrente del defunto?

Una volta effettuate tutte le pratiche di successione, la banca accredita a ciascun coerede la rispettiva quota. Quota che non è fissa, ma varia a seconda del numero di eredi e del loro rapporto con il defunto. Se c’è un testamento non si pongono problemi. Invece, in assenza di ultime volontà, si applicano le regole del Codice civile sulla successione legittima. Leggi Come si calcolano le quote dell’eredità?

Approfondimenti

Per maggiori informazioni, leggi i nostri approfondimenti:

note

[1] Cass. S.U. sent. n. 24657/2007.

[2] Cass. sent. n. 15231/2002.


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