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Buoni pasto: 100 euro in meno dal 2020

12 Novembre 2019 | Autore:
Buoni pasto: 100 euro in meno dal 2020

Abbassata la soglia di detassazione dei ticket restaurant: dal prossimo anno ogni buono sarà non imponibile sino a 4 euro.

Dal 2020, arriva un giro di vite sui buoni pasto: questi documenti di legittimazione, chiamati anche ticket restaurant (dal nome di una nota società che emette i voucher), consentono al titolare di ricevere un servizio sostitutivo di mensa, di importo pari al valore facciale del buono stesso. Possono essere emessi anche in forma elettronica.

Ad oggi, ogni buono pasto cartaceo, che spetta per ogni giornata di lavoro, è esente da imposizione fiscale e contributiva sino a 5,29 euro al giorno: in pratica, significa che, sino a 5,29 € euro, il buono non è tassato e non si devono calcolare i contributi Inps ed i premi Inail sino a questo valore.

Le regole, però, cambieranno a breve, in quanto la soglia non imponibile sarà abbassata: a seguito della minore detassazione, a favore dei dipendenti sono previsti per i buoni pasto 100 euro in meno dal 2020.

I dipendenti che beneficiano dei buoni pasto, difatti, con l’abbassamento della soglia non imponibile pagheranno sia maggiori imposte che maggiori contributi, per una perdita media annua stimata in misura pari a 100 euro; l’importo della perdita aumenta, quanto più alto risulta l’imponibile del lavoratore.

Attenzione, però: l’aumento della tassazione vale soltanto per i buoni pasto cartacei, mentre per i buoni riconosciuti in forma elettronica, addirittura, l’esenzione aumenterà, e passerà dagli attuali sette7 euro a otto8 euro per singolo voucher.

Questo, per incentivare l’erogazione dei buoni pasto elettronici, che presentano minori problematiche in merito al riconoscimento del beneficio ed ai controlli, trattandosi di strumenti pienamente tracciabili. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire, nel dettaglio, che cosa cambierà.

Come funzionano oggi i buoni pasto?

Allo stato attuale, i buoni pasto possono essere utilizzati dal lavoratore (possono spettare sia ai lavoratori dipendenti, full time o part time, che ai collaboratori, in base a quanto stabilito dalla contrattazione collettiva o dal contratto individuale di lavoro):

  • per fruire della somministrazione diretta di alimenti e bevande effettuata da pubblici esercizi, come bar, ristoranti, pizzerie, trattorie;
  • per acquistare prodotti di gastronomia pronti per il consumo immediato presso mense aziendali, rosticcerie e gastronomie artigianali, pubblici esercizi, e presso esercizi commerciali con autorizzazione per la vendita, produzione, preparazione di generi alimentari.

In parole semplici, i buoni pasto si possono spendere sia al bar/ristorante/pizzeria, che in rosticceria o al supermercato.

I buoni pasto:

  • non possono essere ceduti a terzi, commercializzati o convertiti in denaro;
  • possono essere sommati per essere utilizzati contemporaneamente fino al limite di 8 buoni;
  • possono essere usati dal titolare solo per l’intero valore facciale: in altre parole, se si acquistano alimenti o bevande con i buoni pasto, e l’importo degli alimenti/bevande acquistati è inferiore al valore dei buoni, non è possibile ricevere il resto in denaro.

Come funzioneranno i buoni pasto dal 2020?

Dal 2020, la soglia di detassazione dei buoni pasto diminuirà: significa che tasse e contributi previdenziali non saranno calcolati su un ammontare più basso, pari a 4 euro per ogni buono, anziché a 5,29 euro.

Tradotto «in soldoni», il dipendente subirà maggiori trattenute previdenziali, pagherà una maggiore Irpef e maggiori addizionali regionale e comunale, con una perdita, per il lavoratore, stimata in un minimo di 89 euro annui, sino a un massimo di circa 150 euro, a seconda del reddito dell’interessato. La perdita media prevista è pari a 100 euro annui per dipendente.

La perdita è anche per l’azienda, che dovrà calcolare i contributi previdenziali a proprio carico su un imponibile maggiore.

Questo non avverrà, comunque, per i buoni pasto erogati in forma elettronica. Questi buoni, ad oggi esenti sino a 7 euro per ticket, dal 2020 saranno esenti sino a 8 euro ciascuno: lo scopo delle nuove regole è chiaro, ed è quello di disincentivare la distribuzione dei titoli cartacei, per i quali i controlli relativi alla legittima fruizione risultano maggiormente difficoltosi, rispetto ai buoni elettronici che invece sono pienamente tracciabili, e la cui corretta fruizione può essere quindi verificata con facilità.

Come saranno tassati i buoni distribuiti nel 2019?

La nuova disciplina entrerà in vigore dal 2020: ma come si deve procedere per i buoni distribuiti nel 2019, considerando che molte società contabilizzano i buoni nel mese successivo rispetto al periodo di paga? In base a quanto reso noto sinora, i buoni distribuiti sino al 12 gennaio 2020 continueranno ad essere detassati sino alla soglia di 5,29 euro ciascuno, secondo il principio di cassa allargato. Successivamente, la soglia si abbasserà a 4 euro.

Ricordiamo che i buoni pasto, e tutti i benefit in generale, si considerano percepiti dal lavoratore quando il relativo valore entra nella sua «disponibilità giuridica».

Indennità sostitutiva di mensa 2020

Nulla cambierà, invece, riguarda l’indennità sostitutiva di mensa: si tratta di una somma in denaro erogata ai dipendenti che non possono fruire del servizio di mensa e che lavorano presso cantieri, sedi lavorative temporanee o strutture situate in zone prive di servizi di ristorazione.

Per loro, la soglia di esenzione giornaliera relativa all’indennità erogata resterà pari a 5,29 euro.

Nessun cambiamento anche riguardo alla semplice indennità di mensa (per i dipendenti che non lavorano presso cantieri, sedi temporanee o strutture situate in zone prive di servizi di somministrazione), che resta pienamente imponibile.



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