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Denunzia di danno temuto: ultime sentenze

29 Novembre 2019
Denunzia di danno temuto: ultime sentenze

Leggi le ultime sentenze su: denuncia di danno temuto; presupposto per l’accoglimento del ricorso; legittimazione a proporre la denunzia di danno temuto; azioni di nunciazione.

Denuncia di danno temuto

In tema di azioni di nunciazione, la denunzia di danno temuto non presuppone l’esclusiva altruità della cosa da cui deriva il pericolo, giacché diversamente da quanto dall’art. 1171 c.c. previsto con il fare riferimento all’opera da “altri” intrapresa sul proprio come sull’altrui fondo, per l’ipotesi della nuova opera l’art. 1172 c.c. indica espressamente quale fonte generatrice di danno “qualsiasi edificio, albero o altra cosa”, in tale generica formulazione dovendo pertanto ritenersi compresa anche la cosa di cui è comproprietario l’istante, che non sia in grado di ovviarvi autonomamente, giacché anche in tal caso risulta integrato il “rapporto tra cosa e cosa” che ne costituisce il presupposto essenziale.

Cassazione civile sez. II, 29/01/2007, n.1778

Azione di danno temuto: quando è esperibile?

L’azione di danno temuto non presuppone il carattere di esclusiva altruità della cosa produttiva di pericolo, che non costituisce una condizione della denunzia di danno temuto, diversamente dalla denunzia di nuova opera, alla stregua del raffronto tra le due previsioni normative, di cui agli artt. 1171 e 1172 c.c., che regolano le due distinte azioni nunciatorie.

Non individuandosi la fonte del danno temuto in una cosa altrui, la denunzia in questione è esperibile, a prescindere da quel requisito, per ovviare al pericolo che promani da qualsiasi edificio, albero o altra cosa, anche di proprietà comune, purché la parte istante non sia in condizione di provvedervi autonomamente.

Tribunale Oristano, 03/10/2017

Inammissibilità del ricorso per Cassazione

È inammissibile, anche sotto il profilo della regolazione delle spese del procedimento, il ricorso per cassazione avverso l’ordinanza resa in sede di reclamo avverso il provvedimento che aveva statuito sulla concessione della tutela interinale a seguito di una denunzia di danno temuto.

Cassazione civile sez. VI, 28/06/2017, n.16259

Denuncia di danno temuto: presupposto per l’accoglimento del ricorso

Il presupposto per l’accoglimento del ricorso per denunzia di danno temuto è la sussistenza di un pericolo di danno grave e prossimo alla cosa che formi oggetto del diritto del denunziante, da intendersi alla stregua di attuale ed incombente attitudine ad arrecare un pregiudizio di rimarchevole consistenza al bene in proprietà o possesso del denunciante.

Tribunale Savona, 08/04/2014

Rischio di crollo di un tratto di cinta muraria

Qualora sia proposta denunzia di danno temuto, in considerazione del rischio di crollo di un tratto di cinta muraria e di una torre medievale in evidente stato di dissesto, che si trovino in una zona assoggettata a un vincolo storico-artistico indiretto, e venga accertato un incombente pericolo di danno per il fondo appartenente agli istanti, sussistono i presupposti per accogliere il ricorso nei confronti dei proprietari dei beni pericolanti, ai quali va ordinato di attuare le opere necessarie ad impedire il verificarsi di ulteriori pregiudizi.

Tribunale Salerno, 27/11/2009

Regolamento di competenza

L’istanza per regolamento di competenza presuppone l’esistenza di una decisione adottata con la forma della sentenza (ovvero che ne abbia il contenuto), la quale importi una pronuncia sulla competenza, con la conseguenza che è inammissibile l’indicato regolamento avverso l’ordinanza con cui il pretore, adito con denunzia di danno temuto, si limiti ad emettere il provvedimento nunciatorio ed a rimettere le parti innanzi a sè per il merito della controversia, senza pronunciarsi in alcun modo sulla propria competenza per valore, non essendovi stato in alcun modo dalle parti sollecitato, in quanto trattasi di un provvedimento meramente ordinatorio, non avente alcuna attitudine a radicare – se non impugnato – la competenza del giudice adito.

Cassazione civile sez. un., 24/02/1996, n.1473

Domanda di denunzia di danno temuto

Non ricorre nullità della sentenza di condanna ad un fare, per assoluta incertezza della portata della decisione, allorquando il contenuto di essa, anche se non precisamente determinato, sia determinabile alla stregua degli elementi in essa indicati, come nell’ipotesi in cui il giudice, decidendo su una domanda di denunzia di danno temuto, condanni il convenuto ad eseguire le opere tecnicamente idonee di sostegno e di consolidamento, rientrando la specificazione delle relative attività tecniche e pratiche nella competenza del pretore, ai sensi dell’art. 612 c.p.c. in sede di esecuzione forzata di quella decisione.

Cassazione civile sez. II, 09/03/1989, n.1237

Denunzia di nuova opera e denunzia di danno temuto

Il criterio distintivo tra le azioni di nunciazione va ricercato nel fatto che mentre la denunzia di nuova opera trova il proprio fondamento nell’attività umana considerata quale causa di pericolo, la denunzia di danno temuto muove invece dal pericolo rappresentato da una cosa (edificio, pianta, ed altra cosa inanimata), per effetto del suo particolare modo d’essere. Pertanto va qualificata come denunzia di nuova opera l’azione di nunciazione con la quale il ricorrente prospetta il pericolo di frane e smottamenti del proprio terreno conseguente all’incremento del dislivello con il fondo confinante derivante dai lavori di sterro compiuti su quest’ultimo.

Pretura Foligno, 06/04/1985

Chi è legittimato a proporre la denunzia di danno temuto?

La legittimazione a proporre la denunzia di danno temuto è soltanto del proprietario, del titolare di altro diritto reale di godimento e del possessore, con conseguente esclusione dei soggetti che della cosa hanno la semplice detenzione e, tra questi, del conduttore.

Pretura Napoli, 18/10/1984

Denunzia di danno temuto: l’azione di nunciazione

Deve qualificarsi denunzia di danno temuto, e non di nuova opera, l’azione di nunciazione proposta sull’assunto che da una cava può derivare danno al proprio fondo per non essere stata dal titolare della medesima osservata nell’escavazione la distanza di legge, in quanto, in tal caso, non si ha riguardo ad attività alcuna, bensì al pericolo di danno cui soggiace quel fondo, in conseguenza della situazione determinatasi nella cava, in se considerata obiettivamente e staticamente come “cosa” dalla quale può derivare danno.

Cassazione civile sez. II, 16/03/1981, n.1445


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