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L’algoritmo sbagliato del Fisco che ti fa pagare di più

14 Novembre 2019 | Autore:
L’algoritmo sbagliato del Fisco che ti fa pagare di più

Gli indicatori Isa assegnano un punteggio di affidabilità da 0 a 10 che comporta eventuali controlli. E può premiare i furbi. Ma c’è chi può esserne escluso.

Sei sempre stato un contribuente modello. Hai fatto ogni anno la dichiarazione dei redditi mettendoci dentro fino all’ultimo centesimo entrato nelle tue tasche e non hai «barato» sulle spese da portare in detrazione. D’altronde, sei uno di quelli che pensano che l’evasione fiscale fa schifo e che bisogna essere onesti per poter pretendere qualcosa dallo Stato. Così, hai versato puntualmente le tasse, hai perfino chiesto lo scontrino ogni volta che hai preso un caffè. Solo che, lo scorso anno, hai cambiato lavoro oppure le cose nella tua attività di libero professionista non sono andate come negli ultimi anni ed il tuo reddito è risultato più basso del solito. Non certo per colpa tua. In una situazione come questa, sappi che l’Agenzia delle Entrate potrebbe bussare alla tua porta per fare un controllo. Proprio a te, che non hai mai sgarrato. Tutta colpa dell’algoritmo sbagliato del Fisco che ti fa pagare di più.

Il nome di questo algoritmo è Isa, che sta per Indice Sintetico di Affidabilità. È stato creato da una società pubblica che si chiama Sose con lo scopo di aiutare l’Agenzia delle Entrate ad individuare i soggetti o le società su cui fare dei controlli per presunta evasione. E fin qui, si potrebbe pensare che sia stato adottato un valido strumento. Peccato, però, che chi deve misurare l’affidabilità dei contribuenti sia poco affidabile. L’algoritmo del Fisco ti fa pagare di più perché è sbagliato. A sostenere questa inquietante tesi è il Garante del contribuente della Regione Lombardia, Antonio Simone. Fonte ufficiale, dunque. Non solo questo sistema fa puntare il dito dell’Agenzia delle Entrate con chi non ha mai evaso un soldo: il Garante lombardo lamenta che venga pure applicato «di nascosto», cioè senza che il contribuente sia stato messo a conoscenza della sua esistenza e di come funziona.

Vediamo, a questo punto, che cos’è l’algoritmo del Fisco che ti fa pagare di più e perché fa venir meno il rapporto di fiducia tra i contribuenti e l’Agenzia delle Entrate (sempre che la fiducia sia mai esistita).

Indicatori Isa: che cos’è?

L’indicatore Isa, ovvero l’algoritmo del Fisco che ti fa pagare di più, è un indice di affidabilità del contribuente. In pratica, un sistema informatico che utilizza due parametri per sapere se è il caso di avviare un accertamento nei confronti di un professionista o di una società. Da una parte, gli studi di settore, che danno un’idea di quanto dovrebbe guadagnare un medico o un ingegnere o quanto dovrebbe fatturare una società di un determinato comparto. Questo dato viene incrociato con il secondo parametro, cioè il reddito dichiarato dal contribuente negli ultimi otto anni.

Nel dettaglio, e per fornire la definizione della stessa Agenzia delle Entrate, «gli indici sono indicatori che, misurando attraverso un metodo statistico- economico dati e informazioni relativi a più periodi d’imposta, forniscono una sintesi di valori tramite la quale sarà possibile verificare la normalità e la coerenza della gestione professionale o aziendale dei contribuenti. Il riscontro trasparente della correttezza dei comportamenti fiscali consentirà di individuare i contribuenti che, risultando “affidabili”, avranno accesso a significativi benefici premiali».

Al risultato di questa analisi elaborata dall’algoritmo viene attribuito un punteggio da 0 a 10. Se ti viene dato un punteggio fino a 5, aspettati un controllo del Fisco perché non sei congruo né coerente. Con il 6 o il 7, tutto è possibile. Mentre dall’8 al 10, l’hai scampata: puoi dormire sogni tranquilli perché sei congruo e coerente.

Indicatori Isa: come vengono premiati i contribuenti «congrui»?

Ad oggi, chi raggiunge grazie agli indicatori Isa con l’algoritmo del Fisco un punteggio pari a 8 su 10 possono avere questi benefici:

  • esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti fino a 50.000 euro all’anno, maturati sulla dichiarazione annuale Iva relativa al periodo d’imposta 2019;
  • esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione del credito Iva infrannuale fino a 50.000 euro all’anno, maturato nei primi tre trimestri del periodo d’imposta 2020;
  • esonero dall’apposizione del visto di conformità per la compensazione dei crediti fino a 20.000 euro all’anno, maturati sulle dichiarazioni relative alle imposte sui redditi e all’Irap per il periodo d’imposta 2018;
  • esonero dall’apposizione del visto di conformità, o dalla prestazione della garanzia, ai fini del rimborso del credito Iva maturato sulla dichiarazione annuale per il periodo di imposta 2019, ovvero del credito Iva infrannuale maturato nei primi tre trimestri del periodo di imposta 2020 per un importo fino a 50.000 euro all’anno;
  • anticipazione di un anno dei termini di decadenza per l’attività di accertamento, con riferimento al reddito di impresa e di lavoro autonomo, e per l’Iva secondo le disposizioni di legge.

Chi raggiunge un punteggio di almeno 8,5 su 10 è escluso dagli accertamenti basati su presunzioni semplici.

I contribuenti che arrivano, almeno ad un punteggio pari a 9 sono esclusi da:

  • l’applicazione della disciplina delle società non operative;
  • la determinazione sintetica del reddito complessivo, a condizione che il reddito complessivo accertabile non ecceda di due terzi il reddito dichiarato.

Indicatori Isa: qual è il problema?

Perché si parla di un algoritmo del Fisco che fa spendere di più? L’indicatore Isa è stato utilizzato nell’ultima dichiarazione dei redditi. E per qualcuno ha avuto effetti devastanti, ad esempio per il 50% delle partite Iva lombarde.

Ecco l’inghippo. Immagina di essere un professionista che ha dichiarato negli ultimi otto anni 60mila euro. Lo scorso esercizio, però, ha avuto un problema di salute che lo ha costretto ad un lungo ricovero, ha lavorato di meno e, quindi, ha dichiarato di meno (poniamo 35mila euro). L’algoritmo non tiene conto del perché: rileva soltanto che nell’ultimo anno hai dichiarato al Fisco 25mila euro in meno. Secondo il sistema, dunque, passi da essere coerente a non esserlo più. Ed ecco che scatta il controllo dell’Agenzia delle Entrate.

Lo stesso vale per una società che, per qualsiasi motivo, ha avuto più spese del solito e che nell’ultimo anno non è riuscita a raggiungere il fatturato degli esercizi precedenti: il punteggio sarà basso e la verifica dell’Agenzia delle Entrate sarà inevitabile.

Ora immagina di essere quel professionista o quella società di prima che sono sempre stati in perdita e che se la sono cavata con un po’ di nero. Risultano «congrui e affidabili» con un punteggio alto, perché non è possibile rilevare un fattore in grado di incidere sul reddito.

A ciò si aggiunge, come sottolinea il Garante del contribuente della Regione Lombardia, una grave limitazione per il professionista o per la società della facoltà di esporre dovutamente ed in modo esaustivo le motivazioni delle differenze di reddito rilevate. Il campo previsto nella modulistica, infatti, è di appena 1.700 caratteri, circa lo spazio di un messaggio di WhatsApp.

In sostanza: chi ha sempre dichiarato il giusto e, per ragioni non imputabili alla sua volontà, un anno ha un reddito più basso viene controllato dal Fisco. Chi, invece, ha cavalcato il nero, può stare tranquillo.

Indicatori Isa: perché fanno spendere di più?

Tutto ciò comporta una serie di conseguenze negative su cui è stato chiesto di intervenire. In primis, l’algoritmo del Fisco ha fatto venir meno il rapporto di fiducia tra contribuente e Agenzia delle Entrate dettato dallo Statuto del contribuente: chi potrebbe mai fidarsi di un sistema il cui funzionamento non è chiaro e che manda dei controlli a chi non ha mai sgarrato con le tasse mentre lascia stare chi potrebbe aver giocato sporco? Perché non esiste uno strumento di garanzia che spieghi al destinatario l’algoritmo in modo esaustivo in modo da permettere un contradittorio?

In secondo luogo, un aumento dei controlli significa un maggiore impiego di personale dell’Agenzia delle Entrate, oggi sotto organico. Significa dover assumere altre persone, pagate dallo Stato e, quindi, dal contribuente che si vede controllare dal Fisco.

Insomma, per il Garante della Lombardia (ma non solo per lui) l’amministrazione finanziaria sta tenendo un comportamento «anomalo, irregolare e trasgressivo».

Indicatori Isa: chi può essere escluso?

Tuttavia, non tutti i contribuenti sono interessati dagli indicatori Isa, cioè dall’algoritmo sbagliato del Fisco che fa pagare di più. Come ha specificato la stessa Agenzia delle Entrate, può essere escluso dagli Isa [1]:

  • chi ha iniziato o cessato l’attività;
  • chi non si trova in condizioni di normale svolgimento dell’attività.

Tali circostanze vanno riportate nel modello Isa da compilare, nel campo «Anno inizio attività».

L’Agenzia, infatti, nella risposta ad un recente interpello [2], precisa che «la causa di esclusione dagli Isa relativa all’inizio attività può essere dichiarata per il periodo di imposta per il quale la dichiarazione di inizio dell’attività è stata comunicata all’Amministrazione finanziaria». Se ricorrono le condizioni per i periodi di imposta successivi – continua la nota delle Entrate – «può essere dichiarata la causa di esclusione relativa al non normale svolgimento dell’attività». Quest’ultimo caso si verifica quando non è ancora cominciata l’attività produttiva prevista perché:

  • la realizzazione dell’impianto che serve a volgere l’attività è slittata oltre il primo periodo d’imposta per cause non imputabili al titolare dell’azienda;
  • non ci sono le autorizzazioni amministrative per l’inizio dell’attività;
  • viene svolta soltanto un’attività di ricerca finalizzata allo svolgimento di quella produttiva e non si realizzano dei proventi.

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