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Variazione dell’iscrizione all’Albo avvocati: vale la residenza o il domicilio professionale

16 Luglio 2013
Variazione dell’iscrizione all’Albo avvocati: vale la residenza o il domicilio professionale

L’avvocato che modifica la residenza o il domicilio professionale deve comunicarlo al Consiglio dell’Ordine: da ciò dipende infatti la cancellazione all’Albo nell’ambito della circoscrizione di riferimento del tribunale.

Si può rimanere inscritti nell’Albo degli avvocati di un determinato Tribunale a condizione che il professionista mantenga la residenza o il domicilio professionale nell’ambito della circoscrizione di riferimento di detto tribunale. Lo ricorda Il Cnf in una recente decisione [1].

La legge [2] è chiara – afferma il Consiglio Nazionale: la permanenza dell’iscrizione nell’Albo degli avvocati è subordinata al mantenimento, da parte dell’avvocato, del requisito della residenza o del domicilio professionale nell’ambito della circoscrizione di riferimento. Si tratta di una condizione di fatto imprescindibile.

Di conseguenza, e inversamente, chiunque intenda iscriversi presso un altro COA, deve anche variare residenza o domicilio professionale.

L’avvocato, inoltre, ha uno specifico dovere di comunicare al Consiglio dell’Ordine di appartenenza ogni variazione di tali residenza o domicilio professionale.

Il domicilio professionale deve, essere necessariamente individuato nel luogo in cui l’interessato ha stabilito la sede principale dei suoi affari e dei suoi interessi; pertanto esso  è caratterizzato dall’intenzione di costituire in un determinato luogo il centro principale delle relazioni dell’interessato [3]. Vanno, quindi, esclusi dal concetto giuridico di domicilio altri luoghi ove l’interessato possa recarsi, anche se con una certa frequenza, per le esigenze della sua attività professionale [4].


note

[1] Cnf sent. n. 66 del 7.05.2013.

[2] Art. 37, comma 1, n. 3, R.D.L. n. 1578 del 27.11.1933 integrato dall’art. 49, comma 4, lett. a) del D.Lgs. n. 59 del 26.03.2010.

[3] Cass. ord. n. 5006 dell’8 marzo 2005.

[4] Cass. sent. n. 6886 del 22 novembre 1986.


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