Controlli Fisco non più a caso: ecco i criteri di scelta

12 Novembre 2019 | Autore:
Controlli Fisco non più a caso: ecco i criteri di scelta

Il Fisco ha molti strumenti per decidere chi controllare: ecco come si regola e stabilisce quali soggetti scegliere e perché. 

Una volta c’erano le liste selettive per individuare i contribuenti da verificare; ci sono ancora, ma adesso il Fisco ha affinato le armi e dispone di molti strumenti in più per individuare quali contribuenti sottoporre a controllo e verifica fiscale. I criteri di scelta sono molteplici e non certo casuali: anzi, si combinano variamente a seconda delle situazioni e del tipo di soggetto. Vediamo quali sono.

Quali soggetti controlla il Fisco

Che tu sia un privato, un imprenditore, un professionista, un artigiano o un altro tipo di lavoratore autonomo, con o senza partita Iva, sei nel mirino. La selezione operata dall’Agenzia delle Entrate e dalle altre articolazioni dell’Amministrazione finanziaria centrale – dalla Guardia di finanza all’Agenzia Dogane e Monopoli – comprende tutte queste categorie: la platea dei soggetti suscettibili di controllo coincide in sostanza con la totalità dei contribuenti italiani (e anche quelli esteri che hanno beni immobili, stabili organizzazioni o insediamenti produttivi nel nostro Paese).

Serve a poco non presentare le prescritte dichiarazioni dei redditi o non dotarsi di partita Iva, anzi un comportamento del genere peggiorerà le cose: quando gli organi accertatori scopriranno l’attività esercitata in nero, il soggetto sarà considerato evasore totale, con inasprimento delle sanzioni e compromissione delle possibilità di difendersi: i suoi redditi infatti saranno accertati presuntivamente e in via induttiva.

Quali informazioni sono disponibili al Fisco

La quasi totalità delle operazioni di selezione è ormai realizzata in forma automatizzata, grazie ai potenti software in dotazione all’Agenzia delle Entrate, alimentati dal sistema informativo dell’Anagrafe Tributaria che consente di sapere tutto o quasi di ogni soggetto.

Il motore è il computer, il carburante sono le informazioni che lo nutrono; in passato agivano “a bocce ferme”, considerando solo le dichiarazioni dei redditi e poco altro; oggi invece sono sempre più ricche e significative e arrivano a delineare un “profilo di rischio” di evasione fiscale per ciascuno, che non esclude nemmeno le categorie più “tranquille”, come le piccole imprese o i lavoratori autonomi, che non fanno import/export o trasferimenti di valuta.

Il concetto di evasione fiscale è molto più ampio che in passato e comprende un’ampia serie di comportamenti e transazioni ai quali prima il Fisco non prestava grande attenzione, anche perché non poteva farlo; adesso, grazie soprattutto alla diffusione dei pagamenti digitali – non a caso incentivata dal Governo – tutto diventa più semplice.

Questi programmi informatici a disposizione dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza non controllano più i soggetti solo posteriori, ma esaminano costantemente – quasi in tempo reale – anche le varie operazioni economiche e finanziarie poste in essere: prelievi e versamenti bancari, transazioni immobiliari, movimenti di capitali, spostamenti di merci e ormai anche tutte le normali operazioni commerciali, grazie alla fattura elettronica e al nuovo scontrino elettronico (già entrato in vigore per gli esercenti con oltre i 400 mila euro di ricavi annui e che dal 1° gennaio diventerà obbligatorio anche per quelli minori); senza considerare i vecchi studi di settore, ora sostituiti dagli Isa, che contribuiscono alla ricostruzione del quadro.

Possiamo dire che questa mole di dati è così imponente che l’Amministrazione finanziaria ha solo l’imbarazzo della scelta per decidere chi mettere sotto la lente per approfondire (non a caso adesso il Fisco quando riscontra anomalie scrive ai contribuenti interessati una lettera di compliance, un avviso bonario per consentire l’adeguamento spontaneo senza sanzioni) ; così la selezione preliminare dei controllati viene fatta, generalmente, in base alle categorie e alle dimensioni. Vediamo come questo avviene.

Come il Fisco sceglie chi controllare

Ogni anno l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di finanza stilano un programma di scelta delle categorie di contribuenti su cui indirizzare i controlli prevalenti; si tratta di linee guida e di indirizzo, che non escludono la possibilità di eseguire controlli specifici sulle categorie rimaste fuori da questo ambito.

I contribuenti vengono innanzitutto suddivisi in macrocategorie: grandi contribuenti, medie imprese, imprese minori e lavoratori autonomi, enti non commerciali ed infine persone fisiche (neppure loro vengono dimenticate); da qui si stabiliscono metodi di intervento differenziati per ciascuna di esse, in base alla loro specificità.

I criteri di massima vengono poi di volta in volta integrati in base alle “tendenze del momento“, ossia ai fenomeni emergenti dai quali appare il sintomo di una probabile evasione fiscale: ad esempio, le imprese “apri e chiudi”, quelle cioè con un ciclo di vita molto breve, quelle in perdita sistemica o che vantano un perenne credito Iva, quelle che realizzano molte operazioni con l’estero senza “chiudere il cerchio” delle imposte da versare, i professionisti che versano in contanti sul loro conto corrente più di quello che dichiarano, i privati che dispongono di grosse somme senza giustificazione nei redditi prodotti o nei patrimoni posseduti e così via.

Possiamo dire che quanto più i contribuenti sono di grandi dimensioni (grosse imprese, professionisti di spicco, privati con redditi elevati o patrimoni ingenti) tanto più i controlli sono preventivi e personalizzati: si esegue cioè un’indagine preliminare, con acquisizione di ulteriori informazioni e anche con appostamenti e controlli indiretti, prima di “bussare alla porta” e aprire la verifica fiscale; al contrario, quanto più i contribuenti sono minori, tanto più i controlli sono automatici e seriali e gli avvisi di accertamento vengono emessi in forma automatizzata, senza necessità di recarsi presso l’azienda o lo studio professionale, a volte bastando un semplice controllo automatizzato delle dichiarazioni presentate, oppure verificando gli scostamenti dagli indici sintetici di affidabilità fiscale previsti per ciascuna categoria.

Cosa accade oggi?

Nel momento in cui scriviamo questo articolo il quadro sta cambiando: con la manovra finanziaria in arrivo attraverso la nuova legge di Bilancio 2020 e il collegato Decreto fiscale le armi a disposizione del Fisco vengono potenziate e acquisiscono nuove munizioni, strumenti ulteriori che consentono di sapere in partenza la posizione fiscale del soggetto e i suoi movimenti economici anche recenti in modo da andare in verifica pressoché “a colpo sicuro”.

L’unico strumento depotenziato è il redditometro, che è congelato in attesa dei nuovi decreti attuativi necessari per farlo funzionare; ne abbiamo parlato in più facile evadere: niente controlli fiscali facendo un esempio concreto in acquisto auto: niente più accertamenti fiscali.

Per il resto, l’arsenale è pieno e sempre più ricco: dal risparmiometro che analizza i movimenti sui conti correnti e scova subito chi ha troppi risparmi depositati in banca, sproporzionati rispetto alle dichiarazioni dei redditi presentate, allo spesometro che misura le discrepanze tra acquisti e ricavi di imprese, professionisti ed enti, facendo emergere chi sostiene costi eccessivi per abbattere il reddito imponibile senza la necessità preliminare di andare a controllare le singole fatture e i registri; questo sarà fatto durante la verifica programmata o anche e più semplicemente a tavolino dai funzionari accertatori.

A questo punto avrai capito che l’unico problema pratico per il Fisco sono le priorità: decidere chi controllare prima e come, ben sapendo che pochi sfuggiranno. Per evitare la prescrizione delle annualità più antiche, infine, è bene sapere che l’Amministrazione finanziaria si sta orientando a controllare le dichiarazioni più recenti: preferisce cioè le annualità più fresche, per le quali ha a disposizione un tempo maggiore e, soprattutto, una quantità di informazioni molto maggiore rispetto a quella che c’era fino a qualche anno fa.

Ad esempio, oggi i controlli sulle liquidazioni e versamenti Iva avvengono a ridosso di pochi giorni o settimane dal momento in cui l’adempimento (mensile o trimestrale, a seconda della fascia o della scelta) è previsto ed effettuato dal contribuente, oppure omesso: in tal caso l’accertamento è automatico e le sanzioni scattano subito.

Per approfondire leggi anche: chi sono i contribuenti a rischio e accertamenti e controlli fiscali.



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