Codice penale militare: riforma urgente

12 Novembre 2019
Codice penale militare: riforma urgente

Il Codice penale militare non funziona, la magistratura militare sì: il Codice va riformato (c’è già un ddl in esame alla Camera) e i magistrati valorizzati.

Duplicazioni di procedimenti penali, problemi di competenza e di attribuzioni, frammentarietà delle ipotesi di reati militari: la riforma del Codice penale militare di pace è urgente e non è più rinviabile. A dirlo non è un cittadino qualsiasi, ma è il procuratore generale militare della Corte di Cassazione Maurizio Block, intervistato oggi in esclusiva dall’agenzia stampa Adnkronos.

«A un carabiniere in servizio parte un colpo d’arma e ferisce un parigrado: a quel militare toccherà sostenere un doppio processo, davanti al giudice ordinario per le lesioni colpose, davanti al giudice militare per la violata consegna. Un militare accusato dell’omicidio di un superiore per motivo di servizio sarà giudicato da un magistrato militare, ma se la vittima ha il suo stesso grado si ritroverà davanti a un tribunale ordinario. Mettiamo poi il caso di un militare che minaccia una collega parigrado: sarà perseguibile solo se il comandante di corpo richiederà il procedimento penale nei suoi confronti perché la vittima non ha alcun diritto di sporgere querela».

Potrebbero sembrare casi kafkiani, mentre a giudizio del Procuratore è la realtà quotidiana con la quale si scontrano i magistrati militari italiani. «Il Codice penale militare di pace allo stato attuale pone problemi perché è frammentario e non prevede tutte le ipotesi criminose che si possono verificare in campo militare, così accade che anche reati commessi nelle caserme spesso sono di competenza del giudice ordinario», segnala il magistrato.

Il quadro normativo non è fermo: c’è una proposta di legge a firma Aresta (M5S) e altri, in discussione alla Camera nelle Commissioni riunite di Difesa e Giustizia, che punta a modificare il Codice penale militare di pace rimettendo le mani alla nozione di reato militare, modifica o abroga alcune fattispecie di reato.

Il giudizio del Pg della Cassazione su questo intervento normativo è positivo: «affronta il problema della razionalizzazione della giurisdizione militare e cerca di porre fine alla frammentazione ormai intollerabile e al sottoutilizzo di questa giurisdizione – spiega Block – Questo ddl inserisce di nuovo la figura del ‘reato militarizzato‘, consente al magistrato militare di avere una visione globale di tutto quello che è il fenomeno della criminalità nell’ambito delle forze armate e punta a sgravare la magistratura ordinaria di una serie di reati dando organicità e razionalità a una situazione al momento assolutamente schizofrenica».

In concreto, senza una riforma c’è il rischio di un doppio processo con interferenze tra reati militari e comuni: in passato – spiega Block – i reati militari non erano solo quelli menzionati espressamente nel Codice penale militare di pace ma anche alcuni reati comuni che, in determinate condizioni, divenivano reati militari. Si parlava in questo caso di ‘reati militarizzati’ e i magistrati militari avevano così un completo controllo sui comportamenti illeciti in ambito militare.

Poi però nel 1956 fu emanata una legge che decretò la scomparsa dei ‘reati militarizzati’, limitando la competenza della giurisdizione militare esclusivamente a reati espressamente menzionati nella legge penale militare e dunque a non tutti i crimini che possono verificarsi in caserma. Ecco quindi che nelle aule dei giudici militari entrano, ad esempio, casi di peculato o malversazione mentre la corruzione, le molestie e gli abusi sessuali in una caserma a danno di un militare o, addirittura, la detenzione o cessione di droga in caserma passano al vaglio di un magistrato ordinario.

«A volte solo alla fine di un procedimento si accerta se un reato sia comune o militare, portando alla celebrazione di doppio processo dinanzi ad un giudice ritenuto competente», sottolinea Block. E mentre i giudici militari sono sottoutilizzati, aumentano i faldoni per i giudici ordinari e i tempi dei processi si allungano.

Il disegno di legge Aresta pone anche fine a un’ingiustissima discriminazione – aggiunge Block – introducendo nel Codice penale militare di pace l’istituto della querela, ora non previsto, in quanto unica condizione di procedibilità attualmente è la richiesta del comandante di corpo. Per alcuni reati, come ad esempio le percosse, le minacce o l’ingiuria, chi è titolato a presentare richiesta per procedere penalmente è il comandante di corpo e non la persona offesa.

C’è anche una specificità professionale dei magistrati militari che non deve essere trascurata: il Procuratore sottolinea che oggi «i Tribunali militari sono tre: a Verona, Roma e Napoli. I magistrati militari sono 58, circa la metà dei quali erano ordinari passati poi alla magistratura militare. La Corte di appello militare è una, a Roma, mentre il terzo grado si raccorda nella Cassazione, dove c’è l’ufficio speciale del procuratore generale militare presso la Suprema Corte. Noi magistrati militari siamo giudici speciali che conoscono il mondo militare, siamo indipendenti dal potere esecutivo, abbiamo un nostro organo di autogoverno, il consiglio della magistratura militare. La specialità è importante perché significa indipendenza con conoscenza della materia», sottolinea Block.

E quanto ai tempi di celebrazione del processo osserva la celerità della giustizia militare: ”La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha stabilito che il giusto processo si debba realizzare in sei anni, tre per il primo grado, due per il secondo e un anno per la Cassazione  noi siamo ben al di sotto di questi limiti e non mandiamo neanche un reato in prescrizione”.

Per queste caratteristiche, ”La magistratura militare oggi potrebbe svolgere un ruolo di grande importanza, gioverebbe anche a sgravare la magistratura ordinaria da una serie di reati efficientando le risorse”, sottolinea il Pg militare della Cassazione, e bolla anche come un suicidio l’ipotesi, circolata in passato, di abolire i tribunali militari: “servirebbe una legge di revisione costituzionale e si finirebbe per intasare ancora di più la magistratura ordinaria di reati militari”.



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