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Il giudice non può mai dichiarare d’ufficio il fallimento: la sentenza della Corte Costituzionale

24 Febbraio 2014 | Autore:
Il giudice non può mai dichiarare d’ufficio il fallimento: la sentenza della Corte Costituzionale

È costituzionalmente legittima la modifica normativa che ha escluso il potere del giudice di dichiarare d’ufficio il fallimento di un’impresa.

Il fallimento di un’impresa non può mai essere dichiarato d’ufficio dal giudice: è quanto stabilito da una legge del 2006 [1] (che ha modificato la legge fallimentare), oggi riconfermata dalla Corte Costituzionale. La norma aveva stabilito che il fallimento può essere dichiarato solo su ricorso del debitore, di uno o più creditori o su richiesta del pubblico ministero [2], ma mai da parte del giudice, ossia d’ufficio. Anche verificato lo stato di insolvenza del debitore, il magistrato non può aprire autonomamente la procedura fallimentare.

Si diceva che, sulla questione, è oggi intervenuta la Corte Costituzionale [3], dietro richiesta del Tribunale di Milano, secondo cui tale modifica poteva essere potenzialmente incostituzionale in quanto il decreto legislativo che l’aveva prevista avrebbe superato i margini della legge delega [4] nonché violato i principi vigenti in materia di procedure concorsuali.

La vicenda

Il caso trattato dal giudice milanese era il seguente: gli era stata sottoposta un’istanza di fallimento presentata da un soggetto non legittimato (dal collegio sindacale della società anziché dal comitato liquidatore). Visto il difetto di legittimazione il giudice aveva dovuto rigettare l’istanza anche se la società interessata versava in un dissesto finanziario tale da dover essere dichiarata fallita. Se, invece, la legge fosse rimasta immutata, prevedendo la possibilità di dichiarare il fallimento d’ufficio, il giudice avrebbe potuto provvedere comunque alla dichiarazione di fallimento dell’impresa, a prescindere dalla richiesta dei soggetti legittimati.

La sentenza

La Corte Costituzionale, investita della questione, ha ritenuto pienamente legittima la suddetta modifica della legge fallimentare, in quanto attuazione di un principio generale del nostro ordinamento giuridico: nell’ambito del processo civile, il giudice non può procedere mai d’ufficio, ma solo su iniziativa dei soggetti interessati a far valere una determinata situazione.

In pratica, se non c’è nessuno che chiede il fallimento del debitore o se, pur essendo stato avviato il procedimento, i creditori ci “ripensano” e “ritirano” le istanze di fallimento, il giudice non può più dichiarare il fallimento, anche in presenza di un conclamato stato di insolvenza. C’è sempre bisogno, quindi, di un’istanza di parte.

La Corte fa notare, infatti, che tutti i casi in cui la legge attribuisce ai giudici il potere di intervenire autonomamente su determinate fattispecie, hanno carattere eccezionale.


note

Autore immagine: 123rf.com


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