Politica | News

Nuova Imu: la patrimoniale sulla casa aumenta

12 Novembre 2019
Nuova Imu: la patrimoniale sulla casa aumenta

Le contestazioni: il Governo dice che non ci saranno aumenti ma ha già previsto un incremento del gettito fiscale. Il Ministero si contraddice. 

Non sono in pochi a chiedersi se la Nuova Imu, introdotta dalla legge di bilancio 2020, comporterà un aumento della tassazione sulla casa. L’imposta, lo ricordiamo ancora una volta, sarà la sintesi della fusione tra Imu e Tari; pertanto presenterà la sommatoria delle due aliquote, salvi i poteri dei Comuni di aumentare o diminuire l’imposizione entro la cornice fissata dalla legge.

La riforma della patrimoniale sulla casa (e sugli altri immobili) avrà, per il momento, un anno di gestazione ed entrerà in vigore solo nel 2021. Anche il prossimo anno, quindi, dovremo pagare la Tasi. 

Intanto sul punto, Massimo Di Dona, presidente dell’Unione Nazionale dei Consumatori, ha manifestato qualche perplessità. 

«Per il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri – ha detto di Dona – con l’unificazione Imu-Tasi non ci saranno aggravi per il contribuente, essendo assicurata l’invarianza di gettito. Il ministro ci deve però spiegare da dove arrivano i 14,45 mln di gettito aggiuntivi che nella Nota tecnica si stimano per il 2020, che arrivano a 68,53 mln nel 2021».

Inoltre, «il vero problema è la maggiorazione dello 0,8 per mille rispetto all’ aliquota massima del 10,6, che porta l’aliquota effettiva all’11,4 per mille, e che di fatto diventa definitiva a decorrere dal 2020 per quei comuni che già ce l’avevano. E’ vero che formalmente non ci sono nuovi aumenti, peccato che i vecchi aumenti provvisori diventino ora definitivi» prosegue Dona. «Un giochino che, stando sempre alla Nota tecnica, implica un gettito annuo di 270 milioni» conclude Dona.

Nel corso della sua audizione in Parlamento (video e documento sono disponibili sul nostro sito), Confedilizia ha formulato alcune precise osservazioni sul testo del Governo. Ecco le principali.

1. Non vi sono ragioni che giustifichino l’aumento dell’aliquota di base per l’abitazione principale (dal 4 al 5 per mille) e di quella per gli altri immobili (dal 7,6 all’8,6 per mille). L’aliquota del 4 e quella del 7,6 sono coesistite, sia in presenza della sola Imu sia in presenza di Imu e Tasi, con i limiti massimi confermati con il disegno di legge di bilancio, vale a dire 6 e 10,6. Perché aumentarle?

2. Non si giustifica neppure il fatto che a circa trecento Comuni (fra i quali Roma e Milano) sia concessa, con norma di dubbia costituzionalità, un’aliquota massima più alta rispetto a tutti gli altri: 11,4 per mille anziché 10,6.

3. Con l’eliminazione della Tasi viene soppresso l’obbligo per i Comuni di individuare, con regolamento, i servizi indivisibili e di indicare analiticamente, per ciascuno di essi, i relativi costi alla cui copertura il tributo è diretto. In sostanza, l’unica parvenza di service tax, da tutti a parole invocata, viene eliminata anziché essere rafforzata.

Insomma, i contribuenti avranno di che lamentarsi, ma non prima di un anno.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA