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Nuova legge elettorale: riparte il confronto

12 Novembre 2019
Nuova legge elettorale: riparte il confronto

Maggioritario o proporzionale? Sarà la prima scelta da compiere, ma l’accordo manca. No al modello spagnolo. Domani, il tavolo di confronto della maggioranza.

Dopo il taglio dei parlamentari, era un po’ che non si sentiva parlare della riforma della legge elettorale, necessaria per ridisegnare i collegi e i meccanismi delle prossime elezioni al nuovo Parlamento in composizione ridotta. Adesso, l’argomento riprende quota: l’agenzia stampa Adnkronos ci informa che per domani è stato stabilito un incontro di vertice tra le forze di maggioranza.

I protagonisti saranno il ministro per i rapporti con il Parlamento Federico D’Incà (M5S), i capigruppo di Camera e Senato e quelli delle commissioni Affari costituzionali. Sarà un primo giro di tavolo per una partita che si annuncia molto complicata.

Infatti, le posizioni di partenza dei partiti sono molto diversificate: M5S e Leu premono per un sistema proporzionale con un correttivo maggioritario (ma da vedere in che misura) mentre il Pd, per il momento, ha solo escluso il proporzionale puro, senza indicare un modello alternativo definito. Italia Viva di Matteo Renzi agisce come battitore libero, essendo “aperta a valutare tutte le ipotesi”.

Il comune denominatore è l’impegno assunto, in sede di programma di governo, a una riforma che riequilibri gli effetti distorsivi, in senso ultramaggioritario, del taglio dei parlamentari per evitare scompensi e perdite di rappresentatività soprattutto al Senato e nelle Regioni più piccole.

Certo è che una prima scelta di campo va fatta e le forze politiche almeno questo lo riconoscono: «Siamo alla prima riunione ma sarebbe importante se almeno delimitassimo le opzioni, chiarissimo il campo di gioco: maggioritario o proporzionale?» dice ad esempio il capogruppo di Leu alla Camera, Federico Fornaro.

Una prima cornice, insomma, entro la quale incardinare il lavoro. Nel Pd il presidente dei senatori, Andrea Marcucci, è quello tra i dem che si è maggiormente segnalato per stringere, in tempi brevi, sulla riforma. E non perché tema il voto anticipato, spiega: «Al contrario, sono talmente convinto che si andrà avanti, che non temo neppure l’iter della legge elettorale». Ma una legge, sottolinea, va fatta.

Tra le ipotesi in discussione nel Pd c’è il proporzionale con tetto alto o la legge dei sindaci con doppio turno. Marcucci assicura che una posizione verrà definita non appena la maggioranza troverà un accordo: “Credo che quando troveremo un accordo sul modello, Zingaretti convocherà la direzione per l’approvazione. Andremo sulla legge che troverà maggiori condivisioni in Parlamento”.

Un modello che oggi è stato scartato, almeno da uno degli alleati della maggioranza, è quello spagnolo rilanciato tempo fa dal vicesegretario Pd, Andrea Orlando. Scrive Matteo Renzi nella ENews: «Qualche buontempone in Italia propone di copiare la stessa legge elettorale spagnola. Giusto per essere certi dell’ingovernabilità. Lo hanno proposto davvero, non è una barzelletta. Quattro elezioni in quattro anni e noi li prendiamo come modello?».

Un argomento che Marcucci condivide: “Viste le ripetute elezioni e la durata media dei governi spagnoli, temo che Renzi non abbia tutti i torti…”. Ieri il leader di Italia Viva aveva invece appoggiato la proposta di Giancarlo Giorgetti di un tavolo costituente per le riforme. Iniziativa stoppata, però, da Matteo Salvini che ha reagito con una certa freddezza sulla proposta.


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