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Azione di reintegrazione del possesso: ultime sentenze

2 Dicembre 2019
Azione di reintegrazione del possesso: ultime sentenze

Scopri le ultime sentenze su: azione di reintegrazione del possesso; onere della prova; domanda di reintegrazione nel possesso di un bene demaniale; presupposto per il ripristino della precedente situazione possessoria.

Azione di reintegrazione del possesso: l’oggetto di tutela

L’azione di reintegrazione del possesso persegue lo scopo di restituire il possesso della cosa a chi ne sia stato spogliato; pertanto, la relativa domanda non può essere accolta nel caso in cui la cosa sia andata distrutta, difettando in questo caso il presupposto stesso per il ripristino della situazione possessoria precedente.

Cassazione civile sez. II, 16/05/2006, n.11386

Azione di reintegrazione del possesso: l’onere della prova

Nell’azione di reintegrazione del possesso, limitarsi a provare che il ricorrente avesse la disponibilità delle chiavi di accesso all’appartamento non vale ad affermare, e tanto meno a provare, la circostanza per cui egli avrebbe posseduto (in via esclusiva) il bene in comproprietà con il germano, il quale, tra l’altro, durante la fase interdittale, aveva dichiarato di possedere, anch’egli, tali chiavi, le quali erano state sempre anche nella disponibilità di sua moglie, odierna resistente.

Tribunale Bari, 21/06/2016, n.3449

Azione di reintegrazione del possesso: chi può proporla?

L’azione di reintegrazione nel possesso, ai sensi dell’art. 1168, comma 2, c.c., può essere proposta anche da chi abbia soltanto la detenzione della cosa, tranne il caso che l’abbia per ragioni di servizio o di ospitalità; ne consegue che il nudo proprietario di un immobile, il quale disponga della chiavi dello stesso, è comunque legittimato alla relativa azione di spoglio

Cassazione civile sez. II, 20/03/2012, n.4448

Detentore autonomo: cosa deve provare?

Il detentore autonomo, che proponga azione di reintegrazione del possesso, deve provare di aver esercitato in nome altrui il potere di fatto sulla cosa, dimostrando l’esistenza del titolo posto a base dell’allegata detenzione, senza che il giudice debba accertare la validità e l’efficacia di siffatto titolo, atteso che in materia possessoria non rileva mai la valutazione degli effetti negoziali di un atto.

Cassazione civile sez. VI, 17/02/2014, n.3627

Area utilizzata per parcheggio e azione di reintegrazione

L’utilizzazione da parte di terzi di un’area cortiliva a fini di parcheggio non è tutelabile con l’azione di reintegrazione del possesso di servitù prediale nei confronti di colui che, nella sua qualità di proprietario, abbia apposto una sbarra all’ingresso del cortile, precludendone l’accesso ai terzi stessi, poiché, per l’esperimento dell’azione di reintegrazione, occorre un possesso qualsiasi, anche se illegittimo ed abusivo, purché avente i caratteri esteriori (non presenti in tale utilizzazione) di un diritto reale.

Cassazione civile sez. II, 13/09/2012, n.15334

Domanda di riscatto di fondo rustico

Al convenuto nel giudizio possessorio, non potendo egli proporre nei confronti dell’attore alcun giudizio petitorio, ai sensi dell’art. 705 c.p.c., finché il primo giudizio non sia definito e la relativa decisione non sia stata eseguita è inibita la domanda di riscatto agrario nei confronti del concedente, che abbia proposto azione di reintegrazione del possesso.

Cassazione civile sez. III, 11/12/2012, n.22628

Azione di reintegrazione del possesso: cosa occorre?

In tema di possesso, l’utilizzazione, da parte dei condomini di uno stabile, di un’area condominiale ai fini di parcheggio, non è tutelabile con l’azione di reintegrazione del possesso di servitù, nei confronti di colui che l’abbia recintata nella asserita qualità di proprietario.

Per l’esperimento dell’azione di reintegrazione occorre infatti un possesso qualsiasi, anche se illegittimo e abusivo, purché avente i caratteri esteriori di un diritto reale, laddove il parcheggio dell’auto non rientra nello schema di alcun diritto di servitù, difettando la caratteristica tipica di detto diritto, ossia la “realità”, in quanto la comodità di parcheggiare l’auto per specifiche persone che accedono al fondo non può valutarsi come un’utilità inerente al fondo stesso, trattandosi di un vantaggio del tutto personale dei proprietari.

Cassazione civile sez. II, 22/09/2009, n.20409

Domanda di reintegrazione del possesso di beni demaniali

In materia di tutela del possesso, ai fini della esperibilità tra privati dell’azione di spoglio o di manutenzione nel possesso di beni demaniali (art. 1145, secondo e comma 3, c.c.), occorre pur sempre che ricorrano in concreto gli estremi soggettivi, oggettivi e temporali, previsti in via generale dagli art. 1168 e 1170 c.c.; ne consegue che è nuova, e come tale inammissibile ai sensi dell’art. 345 c.p.c., la domanda di reintegrazione nel possesso di un bene demaniale che soltanto in grado di appello introduca per la prima volta nel giudizio uno dei suddetti elementi (nella specie, il carattere abusivo dell’occupazione).

Cassazione civile sez. II, 24/06/2009, n.14791

Mutamento della domanda

Si ha “mutatio libelli” quando si avanzi una pretesa obiettivamente diversa da quella originaria, introducendo nel processo un “petitum” diverso e più ampio oppure una “causa petendi” fondata su situazioni giuridiche non prospettate prima e particolarmente su un fatto costitutivo radicalmente differente, di modo che si ponga al giudice un nuovo tema d’indagine e si spostino i termini della controversia, con l’effetto di disorientare la difesa della controparte ed alterare il regolare svolgimento del processo; si ha, invece, semplice emendatio quando si incida sulla “causa petendi”, sicché risulti modificata soltanto l’interpretazione o qualificazione giuridica del fatto costitutivo del diritto, oppure sul “petitum”, nel senso di ampliarlo o limitarlo per renderlo più idoneo al concreto ed effettivo soddisfacimento della pretesa fatta valere.

(Nella specie, il ricorrente aveva proposto azione di reintegrazione del possesso di una striscia di terreno, lamentando di esserne stato spogliato dal vicino che aveva realizzato una rete metallica di recinzione; la S.C., nell’escludere che costituisse domanda nuova la richiesta di abbattimento della recinzione formulata dal ricorrente nel giudizio di appello, ha statuito che la stessa rappresentava semmai una specificazione della domanda di reintegrazione del possesso).

Cassazione civile sez. II, 28/03/2007, n.7579

Azione di reintegrazione del possesso: tutela del compossesso

In tema di azione di reintegrazione del possesso deve riconoscersi a ciascuno dei compossessori la facoltà di agire a tutela del proprio compossesso, senza che insorga necessità di integrazione del contraddittorio nei confronti di tutti i compossessori, non ricorrendo un’ipotesi di litisconsorzio necessario, nè di indiscindibilità delle cause, essendo idonea la pronuncia a produrre effetti nei confronti dalla parte evocata in giudizio, onde la stessa non può dirsi inutiliter data.

Cassazione civile sez. II, 06/02/1998, n.1206

Azione di reintegrazione del possesso: l’evidenza dello spoglio

Ai fini dell’azione di reintegrazione del possesso è necessaria l’evidenza dello spoglio, intesa quale duratura privazione del possesso e non come mero impedimento provvisorio. Un provvedimento emanato in un ordinamento confessionale non potrà assumere rilevanza nell’ordinamento italiano.

Segnatamente, a nulla rileva il provvedimento di sospensione dal ministero adottato dal Consiglio generale delle Adi nei confronti di un pastore, essendo questi rapporti connessi a problemi di organizzazione interna.

Pertanto, pur in presenza di un atto di revoca del ministero, si presume che gli atti compiuti dal pastore nell’esercizio della sua funzione siano imputabili all’ufficio e non alla persona privata.

Pretura Foggia, 01/04/1996

Azione di reintegrazione del possesso: quando è preclusa?

L’azione di reintegrazione del possesso è preclusa quando l’autore dello spoglio abbia totalmente distrutto o disperso la cosa sottratta al possessore, difettando il presupposto per il ripristino della precedente situazione possessoria, salvo restando l’esperimento dell’azione di risarcimento per il perduto godimento del bene.

Cassazione civile sez. II, 04/11/1993, n.10939


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