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Interruzione dell’usucapione: ultime sentenze

29 Novembre 2019
Interruzione dell’usucapione: ultime sentenze

Le ultime sentenze su: interruzione dell’usucapione; atti comportanti la perdita materiale del potere di fatto esercitato sulla cosa; atti giudiziali diretti ad ottenere la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapiente.

Interruzione dell’usucapione

Ai fini dell’interruzione dell’usucapione occorre fare riferimento ad atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa, oppure ad atti giudiziali diretti a ottenere “ope iudicis” la privazione del possesso nei confronti del possessore. Il rinvio dell’art. 1165 c.c. all’art. 2943 c.c. – infatti – determina la tassatività degli atti interruttivi del possesso, con la conseguenza che non è consentito attribuire efficacia interruttiva ad atti diversi da quelli suddetti, stabiliti dalla legge.

Cassazione civile sez. II, 11/04/2013, n.8907

Interruzione dell’usucapione: a quali atti può essere ascritta?

L’interruzione dell’usucapione, per il combinato tassativo disposto di cui agli artt. 1165 e 2943 c.c., può essere ascritta soltanto a quegli atti comportanti la perdita materiale, sua pur temporanea, del potere di fatto esercitato sulla cosa, o alle iniziative giudiziali dirette a provocarne ope iudicis la privazione nei confronti del possessore usucapente.

(Nella specie, relativa alla richiesta di rimozioni di tubature poste al confine tra due proprietà, la Corte ha ritenuto integrata l’usucapione della servitù atteso che una semplice missiva di lamentela non costituiva atto idoneo ad interrompere la possessio ad usucapionem e, comunque, nel ventennio successivo alla missiva e prima dell’instaurazione del giudizio, non era stato esercitato dall’avente diritto alcun potere di fatto sulla cosa. Nemmeno lo spostamento delle tubazioni a qualche centimetro dal muro divisorio e ad esso collegate da zanche metalliche – spostamento avvenuto all’interno della fascia di rispetto di 1 metro dal confine- non aveva comportato interruzione del possesso, accentuando invece, il connotato dell’apparenza della servitù).

Cassazione civile sez. II, 06/11/2012, n.19089

Immobile oggetto di occupazione illecita: interruzione dell’usucapione

L’interruzione dell’usucapione della proprietà di un immobile oggetto di occupazione illecita da parte della Pubblica Amministrazione può avvenire solo con la proposizione di un’apposita domanda giudiziale, essendo insufficienti a tal fine eventuali atti di contestazione, diffida e messa in mora.

T.A.R. Potenza, (Basilicata) sez. I, 02/01/2008, n.4

Servitù apparente acquistata per usucapione

Tenuto conto che, in virtù del principio tantum praescriptum “quantum” possessum, una servitù apparente viene acquistata per usucapione in esatta corrispondenza dell’utilizzazione delle opere visibili e permanenti destinate al suo esercizio protrattasi continuativamente per il tempo necessario previsto dalla legge, la realizzazione di opere che abbiano ridotto l’estensione di una veduta, non incidendo sulla sua identità, non determina l’interruzione dell’usucapione e la decorrenza di un nuovo termine.

Cassazione civile sez. II, 02/07/2003, n.10460

Efficacia interruttiva del possesso

Ai fini dell’interruzione dell’usucapione, non si può attribuire efficacia interruttiva del possesso se non ad atti che comportino, per il possessore, la perdita materiale del potere di fatto sulla cosa oppure ad atti giudiziali diretti ad ottenere “ope iudicis” la privazione del possesso nei confronti del possessore usucapiente.

Cassazione civile sez. II, 19/06/2003, n.9845

Interruzione dell’usucapione di beni immobili

Ai fini dell’interruzione dell’usucapione di beni immobili, ove sia stata proposta denuncia di nuova opera ed al giudizio non abbia preso parte il soggetto che vanta di aver usucapito il bene, rileva, a prescindere dall’epoca di proposizione della domanda, la situazione di fatto scaturita dalla pronuncia che abbia definito il giudizio sotto il profilo possessorio a favore del contenuto in usucapione, cosicché nel giudizio relativo all’usucapione si deve tener conto dell’acclarato concorrente possesso di parte convenuta.

Cassazione civile sez. II, 12/07/2000, n.9244

Riconoscimento del diritto altrui

Ai fini dell’interruzione dell’usucapione a norma dell’art. 2944 c.c. (richiamato dall’art. 1165 c.c.) il riconoscimento del diritto altrui da parte di colui contro il quale il diritto può essere fatto valere non deve necessariamente essere recettizio potendo risultare anche da una manifestazione tacita di volontà purché univoca, senza richiedere per la sua efficacia di essere indirizzato all’avente diritto, nè tantomeno di essere da lui accettato.

Cassazione civile sez. II, 13/08/1985, n.4428

Disponibilità del godimento della cosa

In tema di interruzione dell’usucapione – poiché il possesso non richiede, per il suo permanere, il costante, materiale rapporto con la cosa che ne costituisce l’oggetto, essendo sufficiente la disponibilità del godimento della cosa stessa da parte del possessore, non contrastata da terzi – la semplice assenza di manifestazioni del predetto rapporto materiale per un dato periodo, anche se provata, non è di per sè idonea a dimostrare la volontaria dismissione del possesso, la quale deve essere assolutamente univoca per produrre l’indicata interruzione.

Cassazione civile sez. II, 28/11/1981, n.6349

Interruzione dell’usucapione di una servitù

L’interruzione dell’usucapione di una servitù può avvenire, oltre che nell’ipotesi di interruzione naturale di cui all’art. 1167 c.c., solo mercè proposizione di una negatoria “servitutis” (art. 2943 comma 1, 2 e 3 c.c.) essendo inapplicabile alla usucapione l’ipotesi di cui all’ultimo comma dell’art. 2943 c.c., la quale prevede l’interruzione della prescrizione in base ad ogni atto che valga a costituire in mora il debitore.

Cassazione civile sez. II, 10/01/1980, n.228

Possesso ad usucapionem: caratteristiche

La buona fede non è requisito del possesso “ad usucapionem”, essendo sufficiente che questo abbia le caratteristiche della pacificità, pubblicità, continuità e non interruzione.

Tribunale Udine, 26/01/2000


1 Commento

  1. Chi opera in mala fede, deve essere punito con la galera, e se ci sono corruzioni ,avvocati giudici e testimoni, devono pagare anche loro, è facile approfittare di anziani che per pure educazione e rispetto fanno usare un passaggio, poi si ritrova nei guai,, Un buon Giudice deve valutare bene,, prima di emettere una sentenza,,. e condannare gli usurpatori e ladri della roba altrui,.

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