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Pignoramento anche sui libretti postali della pensione

13 Novembre 2019
Pignoramento anche sui libretti postali della pensione

Si possono bloccare i libretti di risparmio e quelli ove viene accreditata la pensione nell’ambito di un pignoramento presso terzi del conto corrente bancario o postale?

Un nostro lettore, temendo un pignoramento presso terzi per debiti arretrati, ha chiesto di sapere se il creditore può arrivare ad eseguire un pignoramento anche sui libretti postali della pensione o su quelli di risparmio detenuti presso la banca ove ha il proprio conto corrente.

Le regole sul pignoramento presso terzi lasciano ben intendere quali poteri ha il creditore nell’ambito di una procedura esecutiva relativa ai crediti vantati nei confronti di terzi quali la banca, le poste o il datore di lavoro. 

Nel nostro caso, quindi, la spiegazione passa per alcuni preliminari precisazioni. Procediamo dunque con ordine e cerchiamo di capire se ed entro quali limiti è possibile il pignoramento anche su libretti postali della pensione e libretti di risparmio.

Pignoramento pensione

La pensione può essere pignorata sia in banca o alle poste che direttamente presso l’Inps. In entrambi i casi il pignoramento non può essere superiore a un quinto della singola mensilità (il 20%), anche quando il pensionato abbia già in corso una cessione del quinto della pensione fatta a titolo volontario.

Quando il pignoramento viene notificato all’Inps, l’istituto di previdenza eroga i ratei della pensione al netto della “trattenuta”. Il calcolo viene tuttavia eseguito non sull’integrale importo della pensione, ma al netto del cosiddetto “minimo vitale”. Il minimo vitale è pari a 1,5 volte l’assegno sociale.

L’assegno sociale per il 2019 ammonta ad euro 457,99 euro mensili. Il minimo vitale impignorabile per la pensione 2019 è quindi pari a euro 686,98.

Pertanto, su una pensione mensile di 500 euro non è possibile alcun pignoramento.

Invece, su una pensione mensile di 1.000 euro, il pignoramento è pari al 20% della differenza tra 1.000 e 686,98, ossia 313,02. Il creditore quindi potrà trattenere mensilmente non più di 62,60 euro.

Invece, quando il pignoramento viene notificato alla banca o alle Poste non vale più il limite del minimo vitale. Tuttavia, le somme già depositate sul conto alla data di notifica dell’atto, sono pignorabili solo per la parte che eccede il triplo dell’assegno sociale ossia 1.373,97 euro (457,99×3). Invece sulle mensilità di pensione che saranno successivamente accreditate dall’Inps, la banca trattiene di volta in volta un quinto per versarlo al creditore.

Dunque, un pensionato che ha, sul proprio conto corrente, 1.000 euro non rischia alcun pignoramento dei risparmi, fermo restando il pignoramento del quinto delle successive mensilità.

Un pensionato invece con un saldo di 2.000 euro subirà un primo pignoramento di 626,03 euro (pari alla differenza tra 2.000 e 1.373,97). Sulle successive mensilità subirà il pignoramento di un quinto, come la regola impone. 

Pignoramento libretti di risparmio

Quando viene notificato un pignoramento presso terzi in banca o alle poste, l’atto dell’ufficiale giudiziario non indica all’intermediario quale rapporto debba essere oggetto del pignoramento, ma si riferisce a tutti i rapporti in essere con il cliente. Dunque il pignoramento si estende a qualsiasi credito vantato dal debitore nei confronti dell’istituto di credito o delle Poste. Alla luce di ciò, come avevamo già chiarito in una precedente guida, il libretto di risparmio può essere pignorato e bloccato. In quella sede abbiamo infatti spiegato che il creditore non ha l’obbligo di specificare – nel proprio atto di pignoramento – quale tipo di credito intende sottoporre a pignoramento, potendo limitarsi a includere “qualsiasi rapporto di credito che il soggetto pignorato abbia nei confronti della banca”. In pratica, il libretto di risparmio viene pignorato automaticamente già con la notifica dell’atto di pignoramento alla banca, senza bisogno che il creditore sia a conoscenza della sua esistenza e ne specifichi gli estremi.

Pignoramento libretto postale della pensione

Le regole appena enunciate possono ben applicarsi anche ai libretti postali ove viene accreditata la pensione. Dunque, il creditore ben può pignorare il libretto postale della pensione semplicemente notificando un atto di pignoramento all’ufficio delle Poste ove il debitore detiene i risparmi, ma pur sempre entro i limiti anzidetti del pignoramento alla pensione. Dunque, ricapitolando, se nel libretto postale ci sono meno di 1,373,97 euro, i soldi già accantonati non possono essere pignorati; in caso contrario sarà pignorata solo l’eccedenza. Quanto invece alle successive mensilità che l’Inps erogherà sul libretto per disposizione del pensionato, queste potranno essere “trattenute” dalle poste, di volta in volta, nei limiti di massimo un quinto, fino a totale estinzione del debito.

Tuttavia, se il debito si riferisce a posizioni vantate da Agenzia Entrate Riscossione, quest’ultima può pignorare solo:

  • un decimo della singola mensilità della pensione se quest’ultima non supera 2.500 euro mensili;
  • un settimo della singola mensilità della pensione se quest’ultima supera 2.500 euro ma non va oltre 5.000 euro mensili;
  • un quinto della singola mensilità della pensione se quest’ultima supera 5.000 euro mensili.

Come sapere se il debitore ha un libretto postale della pensione

Il creditore può venire a sapere dell’esistenza di libretti di risparmio o di libretti postali della pensione, detenuti dal debitore, attraverso una verifica all’interno dell’Anagrafe dei conti correnti. A tal fine però necessita dell’autorizzazione del Presidente del Tribunale che la concede solo dopo l’avvenuta notifica dell’atto di precetto.

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4 Commenti

    1. Il pensiero di Oscar63 è perfettamente in linea con il mio. Occorre un cambiamento radicale della tipologia di politico che in sede di voto si deve scegliere. Un vero italiano e sopratutto uno che viene dal popolo. Basta politici avvocati, magistrati, banchieri ed economisti. Al parlamento solo persone normali provenienti dalle classi lavoratrici che capiscono cosa significa vivere con spiccioli nella tasca.
      Abolire gli stipendi dei parlamentari sostituendoli con rimborsi spese. Ristrutturare vecchie caserme dismesse ed utilizzarle per fa dormire i deputati nella capitale. Per mangiare possono andare nelle mense delle forze dell’ordine dove si può mangiare con poche lire! Nazionalizzare nuovamente acqua,energia, viabilità. E qui mi fermo perchè ancora tanto da fare ci sarebbe per ovviare ai gravi danni che sono stati apportati a questo Nostro disgraziato Stato

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