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Revisione mantenimento dopo vendita immobile

13 Novembre 2019
Revisione mantenimento dopo vendita immobile

No alla revisione dell’assegno divorzile per il realizzo di denaro legato alla vendita di un bene già inserito nel patrimonio.

Il tuo ex marito, con la separazione e il successivo divorzio, è stato condannato a versarti mensilmente un assegno di mantenimento. L’importo è insufficiente a soddisfare le tue esigenze, ma il giudice non ha potuto riconoscerti di più per via delle precarie condizioni economiche del soggetto obbligato. Questi, infatti, aveva un mutuo sulla casa ancora in corso e la banca operava una trattenuta sullo stipendio piuttosto elevata. Ora, però, hai saputo che il tuo ex ha venduto l’immobile: con il ricavato è riuscito non solo a estinguere il debito residuo con l’istituto di credito, ma ad acquistare anche un appartamento più piccolo dove andare a vivere. 

A questo punto, chiedi se sia possibile la revisione del mantenimento dopo la vendita di un immobile. In buona sostanza, la liquidità conseguita con la vendita di un bene è sufficiente a giustificare la revisione dell’assegno divorzile?

La questione è stata affrontata dalla Cassazione con una recente sentenza [1]. Ecco qual è stato l’orientamento espresso dai giudici supremi in tale occasione.

Quando si può chiedere la revisione dell’assegno di mantenimento?

Per legge, le decisioni del giudice sull’ammontare del mantenimento all’ex coniuge sono sempre suscettibili di revisione nel tempo allorché vi sia una modifica delle condizioni economiche di uno dei due coniugi. Tale possibilità incontra due limiti:

  • il mutamento deve riguardare aspetti non sussistenti alla data della precedente sentenza del tribunale;
  • l’assegno non deve già soddisfare completamente le esigenze del coniuge beneficiario. Posto, infatti, che l’assegno divorzile mira solo a garantire l’autosufficienza del beneficiario, se l’ammontare dello stesso riesce a realizzare tale finalità, il successivo arricchimento del coniuge obbligato non può comportare anche un aumento dell’assegno.

Camillo versa 400 euro alla moglie per il mantenimento. Dopo due anni, la donna chiede una revisione dell’assegno per via della rinuncia al lavoro a cui è stata costretta a causa di una malattia da cui è affetta da diverso tempo. Il giudice rigetta la domanda della donna: le sue condizioni di salute, infatti, erano già note in sede di divorzio e non possono considerarsi un elemento sopravvenuto alla precedente decisione. Di esse si era già tenuto conto quando il tribunale ha determinato l’assegno di mantenimento.

Luciano, imprenditore con un reddito di 4.000 euro al mese, versa alla moglie Rosanna un assegno di 800 euro mensili. La donna ha già un part time che le garantisce un reddito annuo di 10mila euro. Cinque anni dopo, l’attività di Luciano prende il volo e l’uomo vede aumentare considerevolmente il proprio fatturato. Rosanna chiede, di conseguenza, un aumento dell’assegno di mantenimento, ma il giudice glielo nega: difatti, l’importo di 800 euro era già stato calcolato in modo che la donna potesse mantenersi da sola. Tanto basta, a prescindere dall’arricchimento dell’ex coniuge. Le cose sarebbero andate diversamente se Luciano fosse stato condannato a versare alla donna solo 200 euro per via delle sue modeste condizioni economiche a cui poi è sopraggiunto l’arricchimento.

Vendita immobile: si può chiedere la revisione del mantenimento?

Alla luce di quanto sopra, possiamo comprendere le ragioni per cui la Cassazione ha ritenuto che non è possibile accordare un aumento dell’assegno divorzile in caso di maggiore liquidità, conseguita dal coniuge obbligato al mantenimento, a seguito della vendita di un immobile che questi già possedeva. Infatti, tale bene già faceva parte del suo patrimonio ed era stato valutato in precedenza dal giudice che ha quantificato l’importo mensile. Non c’è stato, quindi, alcun nuovo elemento da valutare se non la trasformazione di una ricchezza da immobiliare a mobiliare. Insomma, non si può parlare di arricchimento.

Diversa sarebbe stata la situazione se l’uomo avesse ricevuto un bene in eredità o una vincita al gioco: l’incremento patrimoniale, infatti, si sarebbe posto come elemento sopravvenuto rispetto alla sentenza di divorzio e avrebbe potuto costruire la base per una revisione dell’importo all’ex moglie. 

Leggi anche Mantenimento: non lo evita chi vende o dona i propri immobili.


note

[1] Cass. sent. n. 29317/2019.


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