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Rumori molesti: sanzioni

13 Novembre 2019
Rumori molesti: sanzioni

Schiamazzi notturni, chiasso, volume alto: cosa fare contro i vicini di casa maleducati? I rumori sono una fonte inesauribile di conflitto tra vicini di casa. Quando superano la normale tollerabilità possono comportare responsabilità civili, penali e, in taluni casi, amministrative. 

Chi disturba le occupazioni o il riposo delle persone con schiamazzi, rumori, strumenti sonori, segnalazioni acustiche (clacson), o svolge un mestiere rumoroso senza rispettare le leggi o i provvedimenti amministrativi in materia incorre sia in responsabilità penali, che amministrative e civili. Le sanzioni per i rumori molesti variano però sia in base al numero di persone raggiunte dalle onde sonore, sia in base ai danni concretamente prodotti alla vittima. 

Non è, quindi, possibile stabilire a priori quali sono le pene per i rumori molesti. Tuttavia, si può definire con precisione quando scatta l’illecito civile e quando invece quello penale. Al ricorrere dell’uno o dell’altro, per come evidente, cambieranno completamente le sanzioni. 

Dobbiamo, quindi, fare alcune premesse per comprendere cosa si rischia in caso di rumori molesti.

Quando il rumore diventa illegale?

Fare rumore è illegale solo se si dà fastidio alle persone. Sembra un concetto banale, ma questo principio è alla base dell’intero sistema sanzionatorio. Il punto allora è comprendere quando le lamentele del vicino sono giustificate da un’eccessivo inquinamento acustico e quando invece sono il frutto di una personale antipatia. 

Possiamo definire il confine tra il rumore lecito e quello illecito nel superamento della soglia della normale tollerabilità. L’articolo 844 del Codice civile, infatti, stabilisce che non tutti i rumori che vengono dalla proprietà del nostro vicino possono essere considerati molesti. Spetta al giudice, sulla base delle prove e delle testimonianze che gli vengono presentate, stabilire se i rumori prodotti siano o meno una fonte di disturbo.

Si considerano tali, di solito, quei rumori di varia natura e origine (radio, televisione, macchinari, animali) che superano la «normale tollerabilità» che può essere richiesta a chi deve subirli, tenuto conto anche del luogo (centro cittadino o aperta campagna) e dell’ora (notte o giorno). Lo stesso rumore è intollerabile alle due di notte e neanche percepibile a mezzogiorno. 

Per evitare che si possano aprire le porte ad abusi o a sentenze tra loro disomogenee, i giudici hanno creato un sistema di riferimento: è intollerabile il rumore che, rispetto al rumore di fondo (quello cioè proveniente dall’ambiente e dalla strada) è più forte di:

  • 3 decibel durante le ore notturne;
  • 5 decibel durante le ore diurne.

Il giudice comunque valuta una serie di ulteriori fattori come la persistenza del rumore nel tempo (una cosa è un piatto che scivola dalle mani e si infrange a terra, un’altra un’aspirapolvere nel cuore della notte).

Numerose sentenze hanno ritenuto intollerabile il rumore che giunge sin dentro l’appartamento del vicino anche a finestre e porte chiuse (si pensi agli schiamazzi provenienti dal locale sottostante).

Possiamo così sintetizzare il primo aspetto: il rumore è illegale solo quando supera la normale tollerabilità, concetto questo definito dal giudice di volta in volta sulla base delle condizioni di luogo, di tempo e del comportamento delle parti.

Fare rumore e schiamazzi è reato?

Una volta stabilito il confine tra il rumore legale e quello illegale cerchiamo di comprendere se questo può considerarsi reato o meno.

Non è l’intensità del rumore a determinare l’illecito penale, ma il numero di soggetti potenzialmente molestati: 

  • se le onde sonore sono tali da poter essere percepite da un gruppo indeterminato di persone (a prescindere dal fatto se a lamentarsi è una sola di queste o addirittura nessuno), il comportamento integra il reato di disturbo della quiete pubblica (meglio detto «Disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone»);
  • se le onde sonore si irradiano solo nell’appartamento vicino (quello del piano di sopra o di sotto e non già per tutto il palazzo), non c’è alcun reato, ma solo un illecito civile.

La differenza è tutt’altro che sottile. Nel primo caso, il rumore può essere percepito in lungo e in largo (si pensi a un’auto parcheggiata di notte con lo stereo al massimo volume o a una festa su un terrazzo a musica alta che disturba il vicinato; a un cane in un cortile che abbaia dando fastidio a chiunque viva nel circondario, ecc.); nel secondo caso, invece, il rumore può essere percepito solo da chi ha casa confinante con il molestatore.

Rumori molesti: come agire

La differenza tra il rumore-reato e il rumore-illecito civile è sostanziale anche in merito alle sanzioni e alla punibilità.

Nel caso di illecito civile, le autorità non possono intervenire e tutto deve essere regolato tra le parti. Neanche l’eventuale amministratore di condominio potrebbe intervenire a meno che il regolamento contenga una clausola in cui si indicano gli orari del rumore. In questo caso, dunque, la parte molestata dovrà ricorrere al proprio avvocato per diffidare il responsabile e, in caso di inottemperanza, trascinarlo in tribunale per ottenere un ordine di cessazione. Tutto il procedimento (spese e iniziativa processuale) è a carico dell’attore.

Nel caso di illecito penale, invece, è possibile una semplice segnalazione a polizia o carabinieri che hanno l’obbligo di intervenire. Difatti, il reato di disturbo alla quiete pubblica è procedibile d’ufficio perché a presidio di un interesse collettivo. In tale ipotesi, la vittima si limita a dare l’impulso alla procedura che poi sarà condotta dalla Procura della Repubblica che processerà il responsabile.

Rumori molesti: sanzioni

Chi disturba il vicinato con attività o comportamenti che sono fonte di rumori intollerabili, non solo incorre in sanzioni amministrative e penali, ma deve anche risarcire i danni causati al lavoro, alla vita di relazione e alla salute altrui (il cosiddetto “danno biologico”). Quando chi disturba commette anche reato risponde, inoltre, degli eventuali danni morali.

L’intimazione a desistere può essere, a volte, sufficiente a far cessare i rumori o comunque per indurre il vicino a diminuire il volume. Questo però non sempre accade, soprattuto quando il vicino ritiene di poter esercitare la propria attività liberamente. In questo caso, non resta che rivolgersi alle autorità competenti.

Nel caso di illecito civile, l’autorità è il tribunale civile che si può adire anche con un ricorso in via d’urgenza. 

Quanto alle sanzioni per il rumore che non rientra ancora nel reato, ma è comunque superiore alla normale tollerabilità, il Codice non indica alcuna pena se non il normale risarcimento da atto illecito. Il risarcimento richiede, però, la prova di un danno che non è implicito nel rumore stesso. Bisogna dimostrare un’effettiva compromissione della qualità della vita: l’impossibilità a dormire, eventuali problemi di salute, ecc.

A quel punto, il giudice quantificherà l’indennizzo sulla base delle prove e dell’entità del danno, anche tenendo conto delle condizioni di età e salute della vittima. 

Il danno è sia patrimoniale (eventuali perdite di guadagni o spese sostenute per curarsi) che non patrimoniale. Quest’ultimo è il danno biologico o alla salute compromessa.

Esposto alle autorità amministrative

Qualora l’attività professionale del vicino sia eccessivamente rumorosa, ci si può innanzitutto rivolgere alle autorità amministrative locali:

  • al sindaco, in quanto massima autorità chiamata a presiedere all’igiene pubblica: spetta, infatti, al sindaco regolamentare l’esercizio di professioni o mestieri rumorosi e verificare che le norme vengano rispettate;
  • all’ufficiale sanitario presso l’Asl che è l’organo tecnico competente per la tutela della salute pubblica.

Denuncia penale

Quando invece il rumore rientra nel penale scatta il reato di disturbo alle occupazioni e al riposo delle persone. 

Il Codice penale fornisce lo strumento più efficace per far cessare il baccano, sia che si tratti di schiamazzi notturni, sia nel caso di disturbo alla quiete pubblica durante il giorno. L’articolo 659 del Codice penale, infatti, punisce sia chi disturba con rumori molesti di vario genere il riposo o le occupazioni delle persone, inclusi spettacoli, ritrovi o intrattenimenti pubblici, sia chi esercita una professione o un mestiere rumoroso senza rispettare i limiti imposti dalle leggi o dalle autorità amministrative. La pena, nel primo caso, può essere l’arresto fino a 3 mesi o una ammenda fino a 309 euro. Nel secondo caso, invece, è prevista solo una pena pecuniaria da 103 a 516 euro.

Poiché si tratta di reati minori, puniti fino a massimo 5 anni, il Codice penale prevede l’archiviazione del processo per particolare tenuità del fatto: non si applicano le sanzioni penali, ma la fedina penale resta macchiata.

Anche nel caso di reato è sempre dovuto il risarcimento del danno che sarà quantificato in via provvisionale dal giudice penale e in via definitiva da quello civile.

Nota bene: l’uso di allarmi antifurto sonori non regolamentari nelle automobili può comportare l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria fino a 100 euro. 



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