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Prescrizione Tari

13 Novembre 2019
Prescrizione Tari

Quando le richieste di pagamento e le cartelle esattoriali per l’imposta sui rifiuti si possono considerare fuori termine?

La Tari è l’imposta sui rifiuti, comunemente chiamata “tassa sulla spazzatura”. Viene riscossa dai Comuni; i proventi sono impiegati per la gestione dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti stessi. È il Comune, quindi, che provvede a liquidare gli importi dovuti dai contribuenti sulla base della dichiarazione Tari da questi presentata presso l’ufficio tributi all’atto del trasferimento della residenza. 

La prescrizione Tari indica il termine oltre il quale il debito del contribuente verso il Comune per arretrati non versati si estingue. Da questo momento in poi nulla è più dovuto. Esiste infatti un tempo massimo entro cui l’amministrazione può eseguire la notifica di avvisi di liquidazione dell’imposta e delle cartelle esattoriali. 

Conoscere quali sono i termini per la prescrizione Tari è utile anche per un’altra ragione: qualora dovessero andare smarrite le ricevute dei versamenti già effettuati, in assenza quindi della prova del corretto adempimento sarà possibile contestare un eventuale accertamento fiscale facendo rilevare l’intervenuta estinzione del debito. La prescrizione indica così indirettamente anche un altro importante dato: il tempo di conservazione dei documenti attestanti i pagamenti eseguiti negli anni passati. 

Detto ciò non resta che capire qual è la prescrizione della Tari, l’imposta sui rifiuti per sapere da quale momento si è liberi dagli arretrati (sia quelli non pagati che quelli pagati ma per i quali sono state smarrite le ricevute).

Termine di prescrizione dei tributi e delle cartelle esattoriali 

La legge stabilisce genericamente – salvo alcune eccezioni – che il termine di prescrizione dei tributi dovuti allo Stato è di 10 anni mentre quello dei tributi dovuti agli enti locali (Regioni, Province, Comuni) è di 5 anni. 

I crediti dell’Inps e Inail si prescrivono in 5 anni, al pari di tutte le sanzioni amministrative (multe stradali, protesti, ecc.).

Il bollo auto si prescrive in solo 3 anni. 

Questi termini vengono ritenuti applicabili non solo alle richieste di pagamento inoltrate dall’ente titolare del credito (ad es. l’Agenzia delle Entrate, il Comune, la Camera di Commercio, ecc.) ma anche alle successive cartelle esattoriali notificate dall’agente della riscossione. Sebbene secondo un recente orientamento le cartelle esattoriali si prescrivono sempre in cinque anni, a prescindere dal loro contenuto, resta ancora prevalente l’interpretazione secondo cui alla cartella si applica lo stesso termine di prescrizione relativo al tributo di cui la stessa pretende il versamento. Dunque, se una cartella contiene debiti Irpef e Imu, per la prima parte la prescrizione si compie in dieci anni mentre per la seconda in cinque. 

Termine prescrizione Tari

In quanto imposta locale, la Tari si prescrive in cinque anni. Il termine inizia a decorrere dall’anno successivo a quello del dovuto pagamento. Quindi, chi non paga la Tari del 2015 si libera dal debito al 31 dicembre 2020.

Se, tuttavia, prima della scadenza del termine dovesse sopraggiungere un sollecito di pagamento, una cartella o qualsiasi altro atto di diffida all’indirizzo del contribuente, spedito con raccomandata a.r. o con pec, la prescrizione si interrompe e inizia a decorrere da capo, a partire dal giorno dopo, per un ulteriore quinquennio. 

Marco non ha versato la Tari relativa al 2016. Nel 2018 riceve un avviso di accertamento da parte del Comune. La cartella esattoriale gli viene notificata solo nel 2020. La prescrizione non si è compiuta perché decorre dal 2018, data dell’ultimo avviso, e non dal 2017 (anno successivo al pagamento).

C’è un solo caso in cui la Tari si prescrive in 10 anni: ciò si verifica quando il contribuente, ricevendo l’avviso di accertamento, presenta ricorso e perde la causa. In tale ipotesi si applica non più la prescrizione prevista per le imposte locali ma quella per gli atti giudiziari (la sentenza di condanna) che appunto è sempre decennale. 

Termine prescrizione cartella di pagamento Tari

Come anticipato la cartella di pagamento Tari, sia essa inviata da Agenzia Entrate Riscossione che da qualsiasi altra società di riscossione dei tributi locali, si prescrive in cinque anni. 

La stessa peraltro va notificata prima di cinque anni dall’ultimo avviso spedito dal Comune; diversamente, anche in questo caso, si verifica la prescrizione.

La cartella esattoriale è solo l’atto iniziale del procedimento di riscossione forzata. Se però dopo la sua notifica l’esattore non compie alcun’altra attività, il debito si prescrive. 

Giovanni riceve una richiesta di pagamento Tari nel 2013; dopo tale momento il Comune non si fa più vivo. A Giovanni viene inviata una cartella solo nel 2019. Il debito è ormai prescritto. 

In alcuni Comuni la richiesta di pagamento viene inviata dallo stesso ente locale. In altri casi viene spedita direttamente la cartella esattoriale. 

Cosa fare se c’è la prescrizione Tari?

Qualsiasi atto il contribuente riceva, viziato dalla prescrizione, deve essere contestato e annullato. Diversamente, se non interviene un annullamento da parte della stessa amministrazione o del giudice, la richiesta di pagamento diventa definitiva e non è più impugnabile. Questo significa che:

  • chi riceve un avviso di pagamento per la Tari da parte del Comune, deve entro 60 giorni chiederne l’annullamento per prescrizione. Se non lo farà, la successiva cartella esattoriale sarà valida e non più contestabile;
  • chi riceve una cartella di pagamento Tari, deve impugnare la cartella stessa entro 60 giorni. Diversamente il successivo pignoramento non è più contestabile.

In entrambi i casi il ricorso va presentato alla Commissione tributaria provinciale.

Prima del ricorso si può tentare l’invio di una istanza in autotutela per chiedere lo sgravio dell’accertamento o della cartella prima che scadano i termini per fare ricorso. Il Comune non deve rispondere obbligatoriamente all’autotutela e questa non sospende il decorso del termine per presentare ricorso al giudice. 



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